11 Novembre 2014

È stato dimesso oggi dal Bellevue Hospital Center di New York l’operatore di MSF Craig Spencer, che aveva contratto l’Ebola durante una recente missione in Guinea. 

Dopo la conferma degli ultimi test da parte del CDC (Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie), l’equipe medica che lo aveva in cura ha dichiarato che il dottor Spencer è guarito dall’Ebola e non è più contagioso. Era stato ricoverato il 23 ottobre 2014, dopo aver notificato al personale medico di MSF di avere la febbre. Le autorità sanitarie locali erano state immediatamente informate e Spencer era stato tempestivamente ricoverato al Bellevue Hospital Center, dove test di laboratorio avevano confermato l’infezione da Ebola. 

“Siamo immensamente felici che Craig sia guarito dall’Ebola e siamo molto riconoscenti per il lavoro eccezionale del team medico del Bellevue Hospital Center che lo ha curato” ha detto Sophie Delaunay, direttore generale di MSF USA. “L’epidemia di Ebola imperversa ancora in Africa occidentale e richiede un impegno costante per combatterla. Per affrontare questa crisi serve un doppio impegno, degli operatori umanitari e del pubblico. Al loro rientro a casa, gli operatori devono monitorare accuratamente le proprie condizioni di salute, proprio come ha fatto Craig, mentre il pubblico non deve stigmatizzare o minacciare gli operatori.”

Al momento delle dimissioni Craig Spencer ha dichiarato: “Il mio caso ha guadagnato l’attenzione del mondo intero, ma è importante ricordare che il mio contagio rappresenta solo una piccola percentuale degli oltre 13.000 casi registrati a oggi in Africa occidentale – il fulcro dell’epidemia, dove intere famiglie e comunità vengono distrutte. Per oltre cinque settimane ho lavorato in un centro di trattamento Ebola a Guéckédou, l’epicentro dell’epidemia. In questo periodo, ho pianto mentre tenevo in braccio bambini troppo deboli per sopravvivere al virus. Ma ho anche provato una gioia immensa quando i pazienti che ho curato sono guariti e mi hanno invitato presso le loro famiglie come un fratello. Vi chiedo di unirvi a me nel riportare l’attenzione all’Africa occidentale e nel garantire che gli operatori umanitari non subiscano stigma e minacce al loro rientro a casa.” (dichiarazione completa di Craig Spencer)

Da quando è stata ufficialmente dichiarata, il 22 marzo in Guinea, l’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha provocato 4.959 decessi e contagiato 13.263 persone nell’area. L’epidemia è la più grave di sempre e oggi interessa tre paesi in Africa occidentale: Guinea, Liberia e Sierra Leone.

MSF gestisce sei centri di trattamento Ebola, per un totale di circa 600 posti letto in isolamento, e due centri di transito. Dall’inizio dell’epidemia, MSF ha inviato più di 700 operatori internazionali nell’area e ha ammesso nei propri centri oltre 5.600 pazienti tra cui circa 3.500 sono risultati positivi al virus. Più di 1.400 sono guariti. Oltre a fornire cure mediche, le equipe di MSF formano il personale sanitario, supportano le misure di controllo del contagio, tracciano i contatti dei malati, praticano attività di sorveglianza epidemiologica, distribuiscono kit di protezione alle famiglie e garantiscono sepolture sicure. 

MSF ha anche avviato la distribuzione di massa di trattamenti antimalarici a circa 300.000 persone in Liberia, per ridurre i malati e i decessi nelle aree più povere e più densamente abitate di Monrovia – dove l’accesso all’assistenza sanitaria era già estremamente ridotto – e per ridurre il rischio che le persone possano contrarre l’Ebola nelle strutture sanitarie.

Ogni volta che un operatore di MSF contrae il virus viene avviata un’indagine di accertamento. Se necessario, i protocolli di sicurezza di MSF vengono modificati. La grande maggioranza dei contagi dello staff è avvenuta nell’ambito delle comunità. Gli accertamenti sul contagio di Craig Spencer sono in corso. 

La dichiarazione di Craig Spencer 

Buongiorno, mi chiamo Craig Spencer. Sono un medico e un operatore umanitario di Medici Senza Frontiere (MSF). Sono fiero di essere uno degli oltre 3.300 medici senza frontiere che stanno combattendo l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Per prima cosa vorrei ringraziare l’equipe medica del Bellevue Hospital Center per il formidabile trattamento e supporto che mi hanno fornito per sopravvivere a questo virus. Da quando sono stato ricoverato, il 23 ottobre, ho ricevuto un livello eccezionale di cure mediche, supporto e incoraggiamento da tutto il team medico e amministrativo. Vorrei ringraziare in modo particolare la dottoressa Laura Evans che per prima ha preso in carico il mio caso quando sono arrivato qui ed è stata con me ogni giorno. 

Oggi sono guarito e non sono più contagioso. La mia guarigione dall’Ebola conferma l’efficacia dei protocolli in essere per gli operatori sanitari che rientrano dall’Africa occidentale. Sono un esempio vivente dell’efficacia di quei protocolli e di come l’identificazione e l’isolamento tempestivi siano cruciali, sia per sopravvivere all’Ebola sia per garantire che non venga trasmesso ad altri. 

Il mio caso ha guadagnato l’attenzione del mondo intero, ma è importante ricordare che il mio contagio rappresenta solo una piccola percentuale degli oltre 13.000 casi registrati a oggi in Africa occidentale – il fulcro dell’epidemia, dove intere famiglie e comunità vengono distrutte.

È per questa ragione che ho deciso di lavorare in Guinea con Medici Senza Frontiere. Per oltre cinque settimane ho lavorato in un centro di trattamento Ebola a Guéckédou, l’epicentro dell’epidemia. 

In questo periodo, ho pianto mentre tenevo in braccio bambini troppo deboli per sopravvivere al virus. Ma ho anche provato una gioia immensa quando i pazienti che ho curato sono guariti e mi hanno invitato nelle loro famiglie come un fratello, dopo essere stati dimessi. Entro una settimana dalla mia diagnosi, molti di quegli stessi pazienti mi hanno chiamato al telefono per augurarmi la guarigione e chiedere se potevano fare qualcosa per me. Ancora più incredibile, ho visto i miei colleghi guineani, che sono in prima linea dal primo giorno e hanno visto amici e parenti morire, continuare a lottare per salvare le loro comunità con incredibile compassione e dignità. Loro sono gli eroi di cui non stiamo parlando. 

Vi chiedo di unirvi a me nel riportare l’attenzione all’Africa occidentale e nel garantire che gli operatori umanitari non subiscano stigma e minacce al loro rientro a casa. Chi decide volontariamente di partire deve essere supportato per aiutare a combattere questa epidemia nei luoghi dove ha avuto origine. 

Sono immensamente grato per tutto l’incoraggiamento e il supporto che ho ricevuto dalla mia famiglia, da così tanti amici e da persone del tutto sconosciute nelle ultime settimane. Inoltre, vorrei ringraziare il centro di cui faccio parte, il Columbia University Medical Center, e in particolare il capo della Medicina d’Urgenza, il dottor Joseph Underwood, per il grandissimo supporto che ho ricevuto dal momento in cui ho deciso di partire fino a dopo il contagio. 

Vorrei riconoscere pubblicamente il mio profondo apprezzamento per Medici Senza Frontiere. Non riuscirei ad esprimere quanto grande sia stato il loro aiuto nel gestire al meglio questo periodo così difficile sia per me che per la mia famiglia. 

Infine, vorrei ringraziare in anticipo i media perché rispettino il mio diritto alla privacy, come quello della mia famiglia. Non rilascerò ulteriori dichiarazioni pubbliche e vi esorto a concentrare la vostra attenzione dove è veramente necessaria, laddove l’epidemia di Ebola ha avuto origine, in Africa occidentale.