Ebola è un'infezione virale ad altissima letalità ed altamente contagiosa. Può uccidere fino al 90% delle persone che la contraggono, causando panico tra le comunità colpite.

I pazienti affetti da Ebola devono essere curati in isolamento da staff competente e munito di indumenti protettivi.

Emergenza Ebola:

Un anno senza precedenti 

Scarica il report per saperne di più sulla nostra risposta  alla più grande epidemia di Ebola di sempre. 

Aggiornamenti MSF sulla crisi - Febbraio 2015 

Da quando è scoppiata l'epidemia in Guinea il 22 marzo 2014, stiamo lottando contro Ebola. L'epidemia, che è stata la più tragica di sempre, sta interessando ora solo tre Paesi dell'Africa Occidentale: Guinea, Liberia e Sierra Leone, mentre è stata dichiarata conclusa l'emergenza in Mali, Nigeria e Senegal.

I numeri di MSF dallo scoppio dell'Epidemia

  • 4.475 operatori
  • 8.100 pazienti
  • 2.300 guarigioni
  • 60% dei pazienti curato da MSF

Le ultime notizie dal campo 

Leggi tutti gli aggiornamenti sulle nostre attività per fermare l'epidemia di Ebola in Africa Occidentale, raccontate nei comunicati stampa e nei blog dei nostri operatori.

I nostri centri per il trattamento Ebola

Che cos’è l’Ebola?

Perché l’Ebola fa così paura?

L’Ebola è un’infezione virale ad altissima letalità ed estremamente contagiosa. Può uccidere fino al 90% delle persone che lo contraggono, causando panico tra le comunità colpite. Non esiste alcuna terapia specifica per curare questa malattia, ma nei nostri Centri per il Trattamento dell’Ebola possiamo curare i sintomi e garantire ai pazienti la necessaria idratazione, la somministrazione di antibiotici e antimalarici per prevenire le complicanze e rimedi contro il dolore. Il trattamento sintomatico aumenta la probabilità di sopravvivenza del paziente e supporta il sistema immunitario nella sua risposta alla malattia.

Il serbatoio naturale del virus Ebola sembra essere un tipo di pipistrello o altri animali che vivono nella foresta. Non accade spesso che le persone contraggano il virus dal contatto con animali infetti. Ma una volta contagiate, si ammalano gravemente e possono trasmettere l’infezione ad altri esseri umani.

Ci sono cinque ceppi diversi del virus Ebola: Bundibugyo, Ivory Coast, Reston, Sudan e Zaire, così chiamati a seconda del rispettivo luogo di origine. Quattro di questi cinque ceppi hanno causato la malattia negli esseri umani. Il sottotipo Reston, invece, non è patogeno per l’uomo.

Quando è stato scoperto il virus?

Il virus Ebola è stato identificato per la prima volta nel 1976 simultaneamente a Nzara, in Sud Sudan, e a Yambuku, nella Repubblica Democratica del Congo. L’ultimo caso di quell’anno venne registrato in un villaggio vicino al fiume Ebola, da cui la malattia ha preso il nome.

Come viene trasmesso il virus?

L’Ebola non è come l’influenza. Non ci si può ammalare sedendo accanto a una persona malata sull’autobus. Le persone si ammalano perché hanno accudito un familiare o un paziente malato e sono venute a contatto con sangue, secrezioni e altri fluidi biologici infetti. L’epidemia può diffondersi anche nelle strutture sanitarie, quando manca un adeguato controllo delle infezioni e le condizioni igienico-sanitarie sono insufficienti. Inoltre, la pratica tradizionale del lavaggio dei defunti prima della sepoltura costituisce una delle principali forme di contagio e ha avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione di questa epidemia.

Quali sono i sintomi?

Inizialmente, i sintomi sono aspecifici, rendendo molto difficile la diagnosi clinica. La malattia è spesso caratterizzata da un improvviso accesso di febbre, astenia, dolore muscolare, cefalea e mal di gola. Questi sintomi possono essere seguiti da vomito, diarrea, eritemi, funzione renale ed epatica compromesse e, in alcuni casi, fenomeni emorragici che includono sanguinamenti dal naso, vomito ematico, diarrea mista a sangue, emorragie interne e congiuntiviti emorragiche. Tuttavia, le emorragie si riscontrano in meno del 50% dei casi. I sintomi possono manifestarsi da 2 a 21 giorni dopo il contatto, con un picco tra il settimo e il quattordicesimo giorno dal contatto.

Come viene curata la malattia da virus Ebola?

Non c’è trattamento specifico o vaccino disponibile che abbia un’efficacia testata sugli esseri umani e sia stato registrato per l’utilizzo sui pazienti. Il trattamento standard per l’Ebola è limitato a una terapia di supporto sintomatico che consiste nell’idratare il paziente, nel mantenerlo ossigenato e con un livello di pressione arteriosa adeguata, nel fornire un’alimentazione altamente nutritiva e nel trattarlo con antibiotici e antimalarici per prevenire ulteriori infezioni. Il trattamento di supporto può aiutare il paziente a vivere più a lungo, e questo tempo supplementare potrebbe essere esattamente ciò di cui il sistema immunitario del paziente ha bisogno per cominciare a combattere il virus.

Qual è il rischio che il virus si diffonda in Europa o in altri paesi sviluppati?

Viviamo in un mondo dove gli spostamenti internazionali sono sempre più facili. Ma la possibilità che l’Ebola possa diffondersi nei Paesi europei è estremamente remota. La malattia si manifesta con gravi sintomi che obbligano il malato a letto e ne impediscono gli spostamenti. L’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone coinvolte nell’epidemia, abbiano attraversato il Nord Africa in un viaggio che generalmente dura mesi, è priva di fondamento. I sistemi di controllo italiani ed europei sono ottimi, nell’ipotesi remota che un caso arrivasse fino a noi, sarebbe immediatamente isolato e curato in ospedali di buon livello con adeguati sistemi di controllo delle infezioni e il rischio di diffusione sarebbe scongiurato.

Come si proteggono gli operatori sanitari dal contagio?

I pazienti affetti da Ebola devono essere curati in isolamento da staff competente e munito di indumenti protettivi. Una delle priorità di MSF durante un’epidemia di Ebola è formare il personale sanitario locale per ridurre il rischio di trasmissione. MSF applica delle procedure estremamente rigorose per far sì che nessun operatore sanitario sia esposto al virus senza protezioni.

I centri di trattamento di MSF sono pensati per garantire un ambiente di lavoro sicuro per il nostro staff. C’è luce e spazio sufficiente tra i pazienti, una netta separazione tra aree ad alto rischio e aree a basso rischio, una gestione sicura dei rifiuti, pulizia e disinfezione regolare dei reparti. Personale all’esterno dei centri di isolamento impedisce l’entrata nelle zone ad alto rischio ai non addetti ai lavori. Solo gli operatori che lavorano sui pazienti possono entrare ben protetti e per un tempo limitato.

I nostri operatori internazionali lavorano per un periodo massimo di 4-6 settimane per far sì che non si stanchino troppo, cosa che aiuta a ridurre il rischio. Nella zona ad alto rischio lo staff entra sempre in coppia. Ci si controlla a vicenda e ci si assicura che l’altro non commetta errori o sia troppo stanco. Facciamo il possibile per fornire terapia orale piuttosto che iniezioni, in modo da ridurre il rischio di infezione da punture con aghi infetti, e per lo stesso motivo limitiamo il numero di prelievi di sangue allo stretto necessario.

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Centro per l'Ebola - Infografica interattiva 

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La Campagna #StopEbola

Visita il sito web ebola.medicisenzafrontiere.it con il racconto dei nostri operatori umanitari e condividi il messaggio su Twitter.

Conferenza stampa

Registrazione delle conferenza stampa MSF del 22 settembre 2014. 

Ringraziamo di cuore tutti coloro che ci hanno sostenuto con l'sms solidale per la campagna #StopEbola dal 22/9 al 4/10 con la quale abbiamo raccolto circa 600.000 euro. Continuate a sostenerci!

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