In pochi minuti, eventi naturali come terremoti, tsunami e uragani riescono a seminare morte e distruzione tra intere popolazioni. Migliaia di persone possono rimanere ferite o traumatizzate dalla perdita di familiari, amici e delle proprie case. Spesso viene a scarseggiare anche l’acqua potabile e i trasporti sono limitati o inesistenti. Rispondere rapidamente segna per molti la differenza tra la vita e la morte.

In qualunque momento e in diverse parti del mondo abbiamo operatori umanitari esperti pronti a partire. Nelle zone colpite dalle catastrofi inviamo personale medico qualificato, logisti ed esperti per la potabilizzazione dell’acqua. Nel corso degli anni abbiamo rinforzato e migliorato le nostre capacità logistiche.

Parte delle donazioni che riceviamo ogni anno, vengono accantonate in un “Fondo per le Emergenze”. Quando si presenta la necessità di intervenire velocemente, possiamo attingere a queste risorse e ridurre ancora di più i tempi di intervento. Facciamo appelli a donazioni straordinarie solamente quando la catastrofe è particolarmente grave e se abbiamo realmente bisogno di un sostegno ulteriore.

Risposta immediata

l terremoto del 2010 ad Haiti è ad oggi la più grande risposta a un’emergenza mai realizzata da MSF. La catastrofe ha ucciso 220.000 persone, lasciandone un milione e mezzo senza casa e distruggendo il 60% delle strutture sanitarie, inclusi due dei nostri ospedali.

Abbiamo risposto reclutando migliaia di persone, per la maggior parte haitiani, e lavorando in 26 centri sanitari – incluso un ospedale gonfiabile, allestito da MSF in quello che era un campo da calcio. In 10 mesi abbiamo curato 350.000 pazienti, eseguito 16.000 operazioni chirurgiche, e nei primi 3 mesi dell’epidemia di colera abbiamo curato il 60% dei casi diagnosticati in tutto il Paese.

L’emergenza a Haiti ci ha dimostrato che la risposta a una catastrofe naturale spesso va ben al di là della crisi immediata. La fase dell’emergenza, in cui abbiamo risposto con operazioni chirurgiche, cure mediche, supporto psicologico, distribuzione di cibo e acqua potabile, offerta di un riparo, è stata relativamente breve. Nel lungo periodo abbiamo dovuto contenere e limitare la diffusione di malattie infettive, ristabilire il sistema sanitario e sostenere le persone che avevano perso le loro case e stavano vivendo in rifugi di fortuna. 

Un altro esempio di come MSF interviene per portare soccorso nelle catastofi naturali è il tifone Haiyan che ha devastato le Filippine l'8 novembre 2013. Il 9 novembre le nostre équipe d’emergenza erano già sul posto. Nel giro della prima settimana abbiamo inviato a Cebu 200 tonnellate di materiale medico-logistico con due aerei cargo. Dato che l'accesso alle zone colpite era estremamente difficile, le nostre équipe hanno organizzato cliniche mobili sulle imbarcazioni e hanno distribuito aiuti medici e umanitari nelle aree più remote.

Preparazione alle emergenze

Con progetti in oltre 65 Paesi nel mondo, spesso le catastrofi avvengono in zone dove già siamo presenti e dove i nostri operatori hanno già in essere dei piani di risposta rapida. Quando la catastrofe raggiunge grandi dimensioni, intervengono in appoggio i colleghi delle équipe d'emergenza che provengono da vari Paesi e sono sempre pronti a partire.

Nel corso degli anni abbiamo sviluppato dei kit di pronto intervento che contengono il materiale necessario a intervenire a seconda dello scenario. Questi kit sono preposizionati sia nei Paesi in cui già lavoriamo, sia in diversi magazzini a Bruxelles, Bordeaux, Dubai.

Il fondo per le emergenze

Parte delle donazioni che riceviamo ogni anno, vengono accantonate in un “Fondo per le Emergenze”. L’accesso immediato a queste risorse finanziarie ci permette, infatti, di cominciare le nostre attività sin dalle prime ore.

Quando lanciamo una raccolta fondi apposita, lo facciamo perché le necessità finanziarie sono importanti e sappiamo che i bisogni a cui dobbiamo rispondere richiedono grandi risorse. Queste raccolte fondi sono legate alle attività che portiamo avanti e vogliamo essere totalmente trasparenti sull’utilizzo che ne facciamo.

A seguito delle tsunami verificatosi nell’Oceano Indiano nel 2004, ricevemmo in poche settimane una quantità di denaro superiore a quello che ci era necessaria. Le attività che avremmo potuto realizzare erano limitate, mettemmo quindi fine alla raccolta fondi e chiedemmo ai nostri donatori l’autorizzazione a destinare le loro donazioni ad altri programmi. 

Queste decisioni si basano su valutazioni e presentano pertanto dei rischi. Anche dopo il terremoto ad Haiti nel 2010 sospendemmo la raccolta fondi pensando di aver ricevuto risorse sufficienti a finanziare i nostri programmi per i successivi 3 anni. In quel caso, però, la quantità di bisogni nei mesi successivi, il progressivo ritiro di varie organizzazioni e l’esplodere dell’epidemia di colera, resero necessario l’utilizzo di tutte le risorse raccolte nello spazio di poco più di un anno.