Nel 2016, Medici Senza Frontiere ha continuato a prestare assistenza ai rifugiati e agli abitanti delle baraccopoli e a rispondere alle difficoltà in materia di salute pubblica, come l'HIV e l'accesso ai servizi ospedalieri. 

La presenza di MSF nel Paese

  • Operiamo nel paese dal 1987
  • Nel 2016 abbiamo effettuato 298.000 consultazioni mediche.

Cosa facciamo

L'esistenza dei campi profughi di Dadaab, nel nord-est del Kenia, che ospitano rifugiati da oltre 25 anni, è stata minacciata nel maggio del 2016, quando il governo keniota ha annunciato di volerlo chiudere entro la fine dell'anno, citando problematiche economiche, di sicurezza e ambientali. La chiusura significherebbe un rimpatrio degli abitanti in Somalia, un paese lacerato dalla guerra. MSF si è opposta pubblicamente alla decisione e nel mese di agosto 2016 ha effettuato un'indagine a Dagahaley, uno dei cinque campi che compongono il complesso. L'indagine ha rivelato che l'86 per cento delle persone non era disposto a tornare in Somalia. Nel mese di novembre 2016, il governo ha annunciato che avrebbe prorogato il termine per la chiusura fino al mese di maggio 2017, ma nulla è stato finora attuato.

Durante tutto il 2016, MSF ha continuato la sua attività nell'ospedale da 100 posti letto a Dagahaley e nei due punti sanitari nel campo. Le équipe hanno effettuato 162.653 visite ambulatoriali e hanno ricoverato 9.137 pazienti in ospedale, di cui 917 bambini affetti da malnutrizione severa. Più di 3.000 bambini sono nati nel reparto di maternità dell'ospedale.

A gennaio 2016, MSF ha lanciato un progetto sulla salute sessuale e riproduttiva nella struttura sanitaria di Mrima, a Mombasa. In partnership con il Dipartimento della Salute della Contea di Mombasa, MSF mira a ridurre la mortalità materna e neonatale nell’area. Nel 2016 sono stati assistiti 1.473 parti e più di 2.000 donne hanno beneficiato di visite prenatali.

Le équipe hanno continuato a far fronte a un'epidemia di colera iniziata nel mese di dicembre del 2014. Entro la fine del 2016, sono stati segnalati complessivamente 16.511 casi a livello nazionale. MSF ha risposto in 16 contee, sostenendo le autorità locali nell'istituzione di centri di trattamento, formando il personale, donando farmaci e forniture, svolgendo attività di promozione della salute e migliorando le condizioni idriche e dei servizi sanitari. Sono stati trattati complessivamente 4.712 pazienti affetti da colera. A Mandera, l'epidemia di colera è coincisa con l'esplosione simultanea della chikungunya, una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare infette, mettendo ulteriormente alla prova i servizi sanitari. Le équipe di MSF hanno curato circa 1.150 pazienti e distribuito 2.800 zanzariere.

Dove lavoriamo 

Nakuru

A Nakuru, MSF è intervenuta per rispondere a un'epidemia di virus influenzale dichiarata dalle autorità sanitarie, che ha provocato il 12,3 per cento di decessi tra i pazienti. MSF ha confermato l'esistenza di un picco di casi di sindrome da infezioni respiratorie acute (SARI), causati da diversi agenti patogeni e non solo dall'influenza. L'elevata mortalità è dovuta a problemi di gestione dei casi. MSF è intervenuta alla fine di aprile 2016 per sostenere il trattamento di 240 pazienti e un mese dopo, il tasso di mortalità dei pazienti è sceso allo 0 per cento.

Nairobi
 
Più di 200.000 persone che vivono a Kibera, la più grande baraccopoli di Nairobi, hanno accesso all'assistenza medica completa in una clinica gestita da MSF. Nel 2016, 176.415 persone hanno ricevuto trattamenti medici da MSF. Oltre a fornire assistenza sanitaria di base e materna, la clinica ha trattato 728 pazienti per l’HIV, 386 per la tubercolosi (TB) e 997 per malattie croniche, come ipertensione, asma ed epilessia. Inoltre, 11 pazienti hanno iniziato un nuovo regime anti-epatite C e 114 hanno ricevuto assistenza per violenza sessuale e di genere. 
Nel corso del 2017, dopo più di 20 anni a Kibera, MSF ha consegnato la clinica al governo keniano e a un'altra ONG.
 
Eastlands di Nairobi
 
Dal 2008, la clinica di MSF nel quartiere Eastlands di Nairobi fornisce assistenza psicologica, medica, legale e sociale alle vittime di violenza sessuale e di genere. Dalla fine del 2015, MSF ha inoltre collaborato con le autorità per sviluppare un modello integrato di assistenza in due strutture sanitarie di base nel quartiere. 
Nel 2016 sono stati trattati oltre 2.700 nuovi pazienti, la metà dei quali erano minorenni. 
MSF continua a collaborare con le autorità locali per aumentare l'accesso alle cure di emergenza per le persone che vivono nella baraccopoli di Mathare e nel quartiere Eastleigh. Il progetto comprende un call center, un servizio di ambulanze e il supporto al dipartimento di emergenza dell'ospedale Mama Lucy Kibaki, che comprende personale, triage, formazione e donazioni di apparecchiature e farmaci tampone in caso di carenze dal magazzino.  Le ambulanze di MSF sono intervenute più di 5.200 volte durante l'anno e sono state visitate oltre 24.000 persone presso il dipartimento di emergenza dell'ospedale.
Un'équipe nel quartiere Eastlands sostiene la rilevazione e il trattamento della TB multiresistente ai farmaci (MDR-TB). Nel 2016, sono stati diagnosticati diciotto pazienti affetti da MDR-TB e quattro hanno potuto iniziare regimi di trattamento contenenti bedaquiline o delamanid, i primi nuovi farmaci contro la TB sviluppati in 50 anni.
 
Assistenza per l’HIV a Homa Bay 
 
 
L'HIV nella regione di Nyanza rimane un grave problema sanitario. Ad esempio, a Ndhiwa, Homa Bay, un adulto su quattro convive con il virus, mentre ogni anno viene infettato il 2 per cento della popolazione
Il virus continua anche ad uccidere. Uno studio condotto da Epicentre e MSF tra dicembre 2014 e marzo 2015 nel reparto per adulti dell'ospedale di riferimento di Homa Bay ha rilevato che l'AIDS rappresentava più di un terzo dei ricoveri e il 55 per cento dei decessi. Sfortunatamente, il 50 per cento dei casi di AIDS era rappresentato da pazienti la cui terapia era fallita e che evidenziavano nuove infezioni opportunistiche, sebbene avessero iniziato il trattamento con antiretrovirali (ARV).
Dal 2014, MSF conduce un programma nella sub-contea di Ndhiwa, volto a controllare la diffusione dell'HIV e ridurre il numero di morti a causa della malattia. MSF lavora congiuntamente con il Ministero della Salute e le comunità locali per rafforzare tutte le misure di prevenzione e cura dell'HIV nella contea, come la circoncisione maschile volontaria, la prevenzione della trasmissione da madre a figlio, test diagnostici, terapia antiretrovirale e supporto all'adesione terapeutica e all'assistenza secondaria, compreso il trattamento delle malattie opportunistiche. 
MSF è inoltre coinvolta nel reparto medico per adulti degli ospedali di Homa Bay e Ndhiwa, allo scopo di migliorare la qualità dell'assistenza fornita ai pazienti affetti da HIV e non. MSF lavora sull'organizzazione generale, l'assunzione del personale, la formazione, la revisione dei protocolli e la qualità delle cure cliniche e infermieristiche.
Nel 2016, sono stati diagnosticati e ricoverati oltre 3.000 pazienti e più di 14.300 hanno ricevuto terapia antiretrovirale a Ndhiwa. Circa 5.000 persone sono state ricoverate nei reparti per adulti degli ospedali sostenuti da MSF di Ndhiwa e Homa Bay.
 

Le storie dei pazienti 

Storie dal campo profughi di Dadaab

Mohamed Farah Abdi, con il figlio disabile di sette anni. Mohamed è arrivato a Dadaab nel 1992
 
 
"Quando siamo fuggiti, ero ancora un ragazzino. Non capisco dove potrei tornare. Sono scappato dal conflitto e ora ho un figlio disabile che non può nemmeno sedersi da solo. Se me ne vado da qui, chi si prenderà cura di lui? In Somalia, non si trovano i servizi che abbiamo qui. Non saremmo in grado di trovare centri sanitari adeguati. Se sei povero, hai bisogno di un sacco di soldi per ricevere assistenza sanitaria. Non ci sono ospedali governativi sui cui contare per ottenere farmaci gratuiti".
 
Brownkey Abdullahi Abdi, 22 anni, è nata a Dadaab
 
 
"Vivere a Dadaab è sia positivo sia negativo. Non puoi andare da nessuna parte: è una prigione aperta. Eppure, questo è l'unico posto che conosco e l'unico che posso chiamare casa. È dove sono cresciuto e dove ho ricevuto un'istruzione. Voglio rimanere qui perché è tranquillo. Non so cosa sia la Somalia".
 

La mappa dei nostri interventi 

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