Il progetto “Crisi Dimenticate”
Il 2011 è per MSF un anno significativo perché ricorre il 40° anniversario della fondazione di Medici Senza Frontiere (MSF). In questi 40 anni abbiamo fornito assistenza medica indipendente alle popolazioni in pericolo, vittime di quei drammi che hanno colpito le popolazioni più vulnerabili dei nostri tempi. 40 anni di storia al fianco delle vittime di guerre, catastrofi naturali, epidemie, crisi nutrizionali.
Dal 2005, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, abbiamo dato vita al progetto “Crisi dimenticate”, una campagna annuale di MSF per accendere un riflettore su quelle crisi umanitarie che purtroppo vengono ignorate. Ogni anno abbiamo stilato una Top10 di quelle che a nostro avviso erano le situazioni e le tematiche più gravi e su cui chiedevamo un impegno ai mezzi d’informazione affinché se ne parlasse. La nostra esperienza ci ha mostrato come il primo passo per affrontare un problema è riconoscerlo, renderlo visibile, spiegarlo. Molti mezzi d’informazioni si sono schierati al nostro fianco partecipando all’azione “Adotta una crisi dimenticata”, ma anche le scuole di giornalismo, le università, gli istituti superiori. Abbiamo riscontrato una volontà di mobilitazione da parte del pubblico che si è addirittura concretizzata con azioni di piazza come i flash-mob organizzati a Roma, Milano, Torino, Firenze, Napoli, Bologna, Genova, Verona, Bergamo, Padova e Brescia. Lo scorso anno, inoltre, per la prima volta abbiamo pubblicato un libro sulle crisi dimenticate: uno strumento di approfondimento presentato in varie città italiane.
Quest’anno abbiamo deciso di non produrre più una Top10, ma di focalizzarci sul rapporto tra emergenze mediatizzate ed emergenze dimenticate. Nel 2010, il terremoto che ha colpito Haiti e le alluvioni che hanno devastato intere regioni del Pakistan hanno rappresentato due emergenze umanitarie enormi per le popolazioni colpite e per la risposta fornita da MSF. Abbiamo visto come l’enorme copertura data al terremoto di Haiti e l’enorme mobilitazione di fondi e organizzazioni umanitarie non si sia tramutata in una risposta immediata nella gestione dell’epidemia di colera esplosa sull’isola a ottobre: nel primo mese dell’epidemia MSF aveva curato il 91% dei casi di colera. In Pakistan, una catastrofe che ha colpito 20 milioni di persone, definita dalle Nazioni Unite come “peggiore dello tsunami del 2004”, è passata quasi sottosilenzio. Il dramma di milioni di pakistani non ha suscitato nei mezzi d’informazione lo stesso impatto emotivo del terremoto di Haiti al punto che nessun giornalista italiano è stato inviato in Pakistan. Questo rapporto è la dimostrazione che non è l’entità della catastrofe a fare notizia, a suscitare l’interesse dell’opinione pubblica, ma altri fattori che poco hanno a che vedere con i bisogni umanitari delle popolazioni.
Il rapporto tra emergenze dimenticate ed emergenze umanitarie, ci impone di richiamare l’attenzione su quello che sta accadendo in questi giorni in Costa d’Avorio, dove la popolazione è intrappolata nel conflitto e dove i civili sono spesso il bersaglio di attacchi e in Barhein, dove la polizia e l’esercito usano le strutture sanitarie per reprimere i dissidenti.
Crediamo che i media possano e debbano continuare ad “accendere i riflettori” su queste zone, ma anche su tutte quelle altre aree calde del pianeta più trascurate. Perché l’oblio dei mezzi di informazione rende invisibile la sofferenza di milioni di persone e, di conseguenza, ostacola ulteriormente l’avvio di possibili soluzioni a questi drammi.
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