La decisione di aprire un progetto in Italia, così come in altri Paesi d’Europa, è maturata alla fine degli anni '90 quando MSF si è resa conto che le stesse persone che curiamo e assistiamo a migliaia di chilometri di distanza si trovano anche qui, in Italia o in Europa, spesso in condizioni di precarietà e bisogno. Per questo dal 1999 Medici Senza Frontiere - Missione Italia fornisce assistenza sanitaria agli stranieri regolari e irregolari che si trovano nel nostro paese con l’obiettivo di garantire l’accesso alle cure a queste persone e di assistere coloro che sbarcano sulle nostre coste.
La cosiddetta legge "Bossi-Fini", l'attuale normativa sull'immigrazione, garantisce il diritto alle cure sia per gli stranieri regolarmente presenti sul territorio che per gli irregolari. Gli stranieri che si trovano in Italia senza permesso di soggiorno e necessitano di cure mediche urgenti e necessarie possono infatti accedere al Sistema Sanitario Nazionale (SSN) richiedendo un tesserino chiamato codice STP (Straniero Temporaneamente Presente). Il codice STP è un libretto sanitario anonimo che permette allo straniero di rivolgersi alle strutture sanitarie senza alcun timore di essere denunciato alle autorità. Nonostante la legge italiana sull'immigrazione garantisca l'accesso alle cure per tutti gli stranieri, MSF ha riscontrato negli anni diversi casi in cui la legge non viene applicata o viene applicata in modo erroneo.
Dal 2003 Medici Senza Frontiere - Missione Italia ha avviato numerosi progetti su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo è quello di aprire ambulatori dedicati agli stranieri irregolari all'interno del SSN attraverso la firma di un protocollo d'intesa con l'ASL locale di riferimento. MSF punta dunque a favorire l'applicazione delle normativa italiana che riconosce il diritto alla salute come un diritto umano fondamentale indipendentemente dallo status giuridico sul territorio (articolo 32 della Costituzione Italiana). Al termine della durata del protocollo di intesa MSF restituisce all'ASL l'ambulatorio e tutti i servizi collegati (servizio di mediazione culturale, operatori sociali, etc...).
Il primo ambulatorio MSF è stato aperto nel gennaio 2003 a Siracusa. Progetti simili sono stati poi realizzati nelle province di Ragusa, Roma e Brescia. Tutti questi progetti sono già stati riconsegnati al SSN.
Dal 2003 ad oggi Medici Senza Frontiere ha attivato e gestito sull'intero territorio nazionale 35 ambulatori STP per stranieri privi di permesso di soggiorno visitando circa 40mila pazienti, grazie a protocolli d'intesa con l'ASL locale di riferimento, per favorire l'applicazione delle normativa italiana che riconosce il diritto alla salute come un diritto umano fondamentale.
Dal 2002 al 2009, un team di MSF composto da medico, infermiere e mediatore culturale, è stato attivo 24h su 24 in caso di sbarchi nell'isola di Lampedusa. Durante i periodi estivi, in cui si verificano il maggior numero di arrivi, vengono aggiunti all'equipe altri operatori sanitari. Gli operatori MSF vengono allertati prima dello sbarco e si recano al porto con una clinica mobile attrezzata per il primo soccorso, per effettuare un primo triage medico nelle fasi immediatamente successive allo sbarco, e per fornire una prima assistenza umanitaria. Nel caso in cui i migranti presentino patologie o complicazioni, viene compilata una scheda clinica da inviare al medico di riferimento del centro d'accoglienza o al poliambulatorio dell'isola.
Nel novembre 2009 MSF ha terminato le sue attività sull'isola.
MSF fornisce assistenza sanitaria alle migliaia di stranieri che ogni anno vengono impiegati come lavoratori stagionali per la raccolta di primizie nelle regioni del Sud Italia. Nell'estate 2003 gli operatori di MSF sono entrati per la prima volta in contatto con la drammatica realtà della provincia di Foggia, dove circa 1.400 richiedenti asilo vivevano in un edificio semi distrutto e fatiscente, privi dei più elementari servizi (acqua, energia, toilette, etc.) e in condizioni di sovraffollamento. Tutti gli stranieri lavoravano alla raccolta del pomodoro come lavoratori stagionali. MSF ha deciso di indagare più a fondo la realtà degli stranieri impiegati in agricoltura e di offrire loro assistenza sanitaria. Una clinica mobile per tutto il 2004 ha visitato le regioni del sud Italia in coincidenza con i periodi di raccolta visitando e intervistando centinaia di stranieri.
Dall'analisi dei dati raccolti è nato un rapporto dettagliato sulle condizioni di vita e di salute dei lavoratori stranieri visitati e intervistati dagli operatori MSF. Il rapporto è stato pubblicato a fine marzo 2005 (I frutti dell'ipocrisia, Sinnos Editore).
Per dare continuità al progetto sui lavoratori stagionali nell'estate 2005 MSF ha avviato un'attività di clinica mobile per fornire assistenza sanitaria diretta alle migliaia di stranieri che si riversano nell'area di Foggia per la raccolta di primizie. Nel corso del 2006/2007 MSF ha continuato a rispondere ai bisogni nelle aree in cui si concentrano gli stranieri per lavorare come stagionali ovvero in Puglia, in Sicilia e in Calabria. Nel 2008 MSF ha pubblicato il rapporto "Una stagione all'inferno" con i dati raccolti nel corso del 2007. In esso MSF denunciava le pessime condizioni in cui versavano migliaia di stranieri impiegati in agricoltura nelle regioni del sud Italia: una situazione drammatica, che richiama contesti di crisi umanitarie inaccettabili per un paese dell'Unione Europea e del G8.
MSF nel suo rapporto ha chiesto alle autorità regionali, laddove siano presenti migranti stagionali, di garantire condizioni minime di accoglienza (fornitura di acqua e servizi sanitari) a tutti gli immigrati, a prescindere dal loro status giuridico, e di facilitarne l'accesso alle cure mediche, come prescritto dalla normativa italiana.
Nell'aprile del 2008, MSF ha siglato un protocollo d'intesa con la Presidenza della Regione Puglia per favorire le condizioni minime di accoglienza.
Nel giugno del 2008 ha sottoscritto inoltre un protocollo d'intesa con l'Azienda sanitaria provinciale di Foggia, con l'obiettivo di facilitare l'accesso dei lavoratori ai presidi sanitari loro dedicati.
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