Oggi un team di Medici Senza Frontiere (MSF) ha ripreso le attività nell’ospedale di Kanya nel distretto di Lubero, dove gli scontri armati delle ultime settimane hanno messo in pericolo l’incolumità della popolazione. I recenti combattimenti hanno costretto alla fuga centinaia di persone e ostacolato gli sforzi umanitari. La maggior parte della popolazione di Kanyabayonga, nel sud della regione, ha abbandonato la città. MSF è estremamente preoccupata per la sorte delle migliaia di persone che attualmente vivono nelle foreste. La priorità del team di MSF è rintracciarle e prestare loro soccorso.
Nella regione del Nord Kivu, molti dei profughi e degli abitanti continuano ad avere urgente bisogno di cibo, acqua potabile, cure mediche e beni di prima necessità come coperte, kit sanitari e materiali di protezione.
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MSF lavora in Kivu dal 1992 e nelle altre aree della Repubblica Democratica del Congo dal 1981. A novembre 2008, MSF ha 87 operatori internazionali e 1126 operatori locali in Nord e Sud Kivu.
Nel Nord Kivu, MSF fornisce assistenza sanitaria primaria e secondaria distretti sanitari di Rutshuru, Masisi e Lubero. Team di MSF sono operativi negli ospedali di Rutshuru, Mweso, Masisi e Kitchanga e nei centri sanitari che si trovano nelle zone circostanti, gestendo anche una rete di cliniche mobili. Le équipe di MSF forniscono inoltre cure sanitarie alle vittime di traumi violenti e di violenza sessuale e curano i bambini malnutriti. In alcune aree MSF ha aperto nuove postazioni sanitarie per fornire assistenza alle sempre più numerose persone in fuga dagli scontri. Le équipe delle cliniche mobili effettuano valutazioni della situazione sanitaria e forniscono assistenza medica in nuove aree tra cui Ngungu nel Nord Kivu e Minova, nel Sud Kivu. Per prevenire le epidemie, le équipe di MSF effettuano inoltre un monitoraggio delle condizioni sanitarie nei campi sfollati.
Sono mesi che Medici Senza Frontiere si trova a fronteggiare una drammatica situazione umanitaria: in particolare dalla fine di agosto, quando è scoppiata nuovamente una vera e propria guerra. E sono mesi che denunciamo l'aggravarsi della situazione, e il fallimento della comunità internazionale nel soccorrere e proteggere la popolazione.
I progetti di MSF nella regione

La vita in Nord Kivu, non è solo dura, ma è davvero critica. Le case e le terre sono diventate campi di battaglia. I bambini nati durante la crisi non conoscono che la guerra. Rifugi, cibo e acqua ormai scarseggiano.
MSF dà voce ai testimoni diretti della guerra attraverso il nuovo sito internet condizione-critica.it. Nel video, voci, sguardi, paure e speranze della popolazione avvicinano questo conflitto lontano alla vita di tutti noi.
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Goma – Gli operatori di Medici Senza Frontiere continuano a lavorare all’ospedale e nei centri di salute di Rutshuru e Kiwanja. La settimana scorsa all’ospedale di Rutshuru MSF ha realizzato 96 interventi chirurgici e ha seguito 235 casi di emergenza. Sono state curate sei persone per ferite d’arma da fuoco. Al centro di salute di Rutshuru la settimana scorsa sono state effettuate 863 visite: un quarto di esse per malaria e almeno un terzo per infezioni respiratorie. Nel Centro per il trattamento del colera sono stati curati 76 pazienti e altri 28 nel reparto di Rubare. Gli igienisti di MSF hanno disinfettato le case a Kiwanja e Rutshuru per evitare il diffondersi della malattia...
Goma – A Kibati, a nord di Goma, oggi sono stati registrati solo 8 nuovi casi di colera rispetto ai 48 trattati fra venerdì e domenica. Si sono registrati altri 11 casi nel Centro per il trattamento di Goma e un altro caso nell’ospedale generale della città.
Gli operatori di MSF stanno lavorando nei centri di salute di Kiwanja e nella città di Rutshuru e nell’ospedale di Rutshuru. MSF ha donato kits per il trattamento del colera nei centri di salute locali.
“Non siamo di fronte ad un’epidemia – racconta al telefono la dottoressa italiana Raffaella Gentilini, del team di MSF in Nord Kivu – ma si ripetono casi in tutto il territorio. Il movimento massiccio della popolazione facilita il propagarsi delle malattia. Il nostro obiettivo è tenere la situazione sotto controllo attraverso un monitoraggio quotidiano. A Goma e Kibati c’è un buon approvvigionamento di acqua”.
“Il Centro per il trattamento di Kibati – continua Raffaella Gentilini – è aperto solo durante il giorno, di notte chiude per motivi di sicurezza. Oggi la situazione a Goma è tranquilla, ma c’è sempre il coprifuoco che inizia con il buio. Stiamo registrando anche un flusso di persone che verso sera vengono a Goma e di giorno tornano a Kibati, distante una quindicina di chilometri”.
Ieri i team MSF hanno realizzato visite a Kirumba e Kanyabayonga. A Kalembe, Nordovest di Goma, MSF ha visto che la maggior parte della popolazione ha lasciato la città. Le cliniche mobili oggi cercano le persone per individuare chi ha urgente bisogno di assistenza sanitaria.
Ad ovest di Goma, gli operatori di MSF hanno portato le cliniche mobili nel villaggio di Karuba: sono state effettuate 41 visite, il maggior problema presentato è stato quello delle infezioni trasmesse per via sessuale. MSF garantisce anche assistenza psicologica e fornisce materiali di prima necessità agli sfollati nel campo di Shasha. A Kirotshe, a nord di Shasha, MSF sta lavorando per rendere operativo l’ospedale locale.
Goma/Roma – Nel fine settimana la situazione a Rutshuru è stata più tranquilla. All’ospedale di Rutshuru sono stati curati 13 feriti di guerra, oltre a 50 pazienti, feriti durante un incidente stradale. Per assistere le persone, sfollate a causa degli ultimi scontri vicino a Kiwanja, i team di MSF lavorano in tre centri sanitari: a Kiwanja, nella città di Rutshuru e all’ospedale di Rutshuru. MSF attualmente è l’unica organizzazione che opera a Rutshuru, con 6 operatori internazionali e 210 operatori di origine congolese.
Al Centro per il trattamento del colera di Kibati, a nord di Goma, tra venerdì e domenica sono stati trattati 48 nuovi casi di colera. Altri 22 pazienti sono stati trasferiti al Centro di Goma, come misura precauzionale. Non si è registrato alcun decesso. Questo fine settimana a Kibati le cliniche mobili di MSF hanno effettuato 50 visite e hanno fornito acqua potabile agli sfollati.
In Nord Kivu continua a preoccupare il colera, la malattia è endemica in alcune aree della regione. Tra gennaio e settembre di quest’anno MSF ha trattato 1480 casi di colera nell’area compresa fra Goma e Saké, a sudovest di Kibati. Nella zona di Rutshuru, teatro dei recenti scontri, si sono registrati 1469 casi nello stesso periodo e 851 fra Mweso e Kitchanga.
I recenti combattimenti fanno crescere il rischio colera. Scarsa assistenza sanitaria, mancanza di acqua potabile, costante movimento di persone e sovraffollamento nei campi, sono tutti fattori di rischio per il diffondersi della malattia. MSF continua a trattare il colera in Nord Kivu: all’incirca tra 60-70 casi la settimana a Minova, a Rutshuru 70 la settimana e 13 nuovi casi a Kanya la scorsa settimana. Dal 5 novembre MSF ha seguito 63 pazienti nel Centro per il colera di Goma, dove non si sono verificate morti. L’organizzazione ha trasferito i pazienti dal Centro per il trattamento di Kiwanja al reparto dell’ospedale di Rutshuru, dopo i combattimenti nell’area. L’unità per il trattamento del colera vicino a Rubare ha seguito fra 3 e 10 casi al giorno dall’inizio di novembre.
Si registrano grandi movimenti di sfollati da Kibirizi e Nyanzale verso Kanyabayonga e Kirumba. MSF stima che la popolazione di Kirumba sia triplicata la scorsa settimana. A Kanyabayonga, i team mobili hanno realizzato 1351 visite la scorsa settimana nei tre centri di salute. Oggi i team mobili hanno lavorato a Kirumba e Kanyabayonga. All’ospedale di Kayna, MSF dal 27 ottobre ha curato 125 pazienti con ferite di guerra.
A Nord di Goma, a Kitchanga e a Mweso la situazione è stata abbastanza calma nel fine settimana. MSF sta fornendo assistenza sanitaria di primo e secondo livello e sta inoltre lavorando con le cliniche mobili. A Masisi, 80km a nordovest di Goma, MSF si occupa dell’assistenza sanitaria con un team formato da 6 operatori internazionali e 80 congolesi.
Più ad ovest, al confine con l’Uganda, il team di MSF sta monitorando le condizioni di migliaia di sfollati e rifugiati congolesi.
Anche oggi sono continuati pesanti combattimenti a Rutshuru e nella vicina Kiwanja, dove la situazione rimane estremamente tesa. Migliaia di persone sono dovute fuggire per l'ennesima volta di fronte ai combattimenti. Un'equipe di MSF ha cercato di raggiungere Kiwanja ma ha dovuto fare marcia indietro a causa dei combattimenti.
"L'ospedale di MSF a Rutshuru è pieno di sfollati, e MSF ha messo in piedi delle tende per ospitarli", dichiara la dottoressa italiana Claudia Lodesani, coordinatore medico di MSF nel Nord Kivu. "Negli ultimi due giorni le equipe mediche di MSF hanno curato 43 feriti di guerra, e altri stanno ancora giungendo".
"A Rutshuru MSF è la sola organizzazione umanitaria presente", continua la dottoressa Lodesani. "Tutte le organizzazioni continuano a concentrarsi solo su Goma, così Medici Senza Frontiere è spesso l'unica organizzazione a prestare assistenza alle centinaia di migliaia di sfollati e residenti nelle zone colpite dal conflitto nel resto del Nord Kivu"
Oggi sono anche ripresi i combattimenti a Kibati, dove le equipe di MSF avevano avviato attività di cliniche mobili e fornivano acqua potabile e cure contro il colera. Molti abitanti di Kibati stanno fuggendo verso Goma.
Le equipe di MSF continuano a prendere in cura nuovi casi di colera in tutto il Nord Kivu. "A Goma, negli ultimi 3 giorni, le nostre equipe hanno preso in cura 43 nuovi casi di colera presso il centro Don Bosco", dichiara la dottoressa Lodesani.
Nonostante il perdurare dell'insicurezza, MSF continua a lavorare nelle città e nei villaggi colpiti dai conflitti, come Rutshuru, Kayna, Masisi, Kitchanga e Mweso, oltre che a Goma e nei dintorni, con 52 operatori internazionali e oltre 700 operatori congolesi. In tutta la regione del Nord Kivu, MSF cura i feriti di guerra, le persone colpite dal colera e fornisce altre cure mediche, acqua potabile e generi di prima necessità alle persone sfollate e alla popolazione residente.
I tanto pubblicizzati convogli umanitari scortati dai militari che hanno portato assistenza a Goma e Rutshuru costituiscono una risposta inadeguata alla crisi umanitaria in corso nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, secondo l'organizzazione internazionale di soccorso medico Medici Senza Frontiere (MSF).
"I convogli umanitari scortati dai militari possono anche avere come obiettivo quello di facilitare l'accesso da parte delle organizzazioni umanitarie, ma di fatto rischiano di ridurre l'accesso alle popolazioni in pericolo", dichiara Anne Taylor, capo missione di MSF a Goma. "C'è il rischio che l'aiuto umanitario sia manipolato da attori politici o militari e che gli operatori umanitari siano percepiti come una parte in conflitto"
O. ha sei anni. Ha i piedi tumefatti. Mumuza Muhindo, un'infermiera di MSF che lavora con la clinica mobile a Kibati, fa una diagnosi di kwashiorkor, una grave forma di malnutrizione.
"Le abbiamo dato del cibo terapeutico pronto all'uso per farle guadagnare rapidamente peso" spiega Mumuza. "La bambina dovrà mangiare tre bustine di cibo pronto all'uso al giorno, oltre al pasto che si consuma in famiglia. Adesso si sta alimentando bene e quindi sono fiduciosa che presto starà meglio. Il problema principale è che la maggioranza delle persone che si trova a Kibati non ha i mezzi per comprare da mangiare perché sono fuggite dai combattimenti". O. ha percorso 20 km a piedi, da Rugari a Kibati, con la madre, S., e il fratello di 13 anni.
Da lunedì M., 35 anni, è a Kibati con il marito e cinque figli. Vive all'aperto, sull'erba, perché non ha trovato un posto in cui stare. A S. sono state date delle medicine per la tosse ma, dormendo all'aperto, non può ristabilirsi velocemente. "Qui di notte fa abbastanza freddo e piove quasi tutti i giorni" spiega Mumuza Muhindo. "La bambina dorme all'aperto, non ha coperte né un riparo. Questo può rendere più complicata la sua guarigione. Comunque tornerà tra qualche giorno, perché noi siamo qui tutti i giorni, e valuteremo nuovamente le sue condizioni".
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