15/06/2010
Fin dalle prime luci dell’alba, la strada stretta e ripida che porta alla clinica di Medici Senza Frontiere, presso il Petionville Golf Club, è piena di sfollati.
Hanno bisogno di parlare con un medico perché accusano problemi respiratori, febbre e infezioni dovuti alle forti piogge delle scorse notti. Intorno alla struttura sanitaria, le famiglie hanno trovato riparo in tende improvvisate e le donne lavano i vestiti già bagnati. I materassi vengono distesi al sole. Questo scenario mostra chiaramente quanto siano complicate le condizioni di vita all’interno dei campi sfollati di Haiti.
Nella clinica il team di psicologi di MSF ha appena completato la sessione di sostegno psicologico della mattina, durante la quale forniscono informazioni su come reagire allo stress quotidiano e affrontare i traumi. Essi inoltre forniscono ai pazienti degli strumenti per affrontare e comprendere le conseguenze psicologiche derivanti da un evento traumatico, in modo che siano in grado di superarle.
“La maggior parte dei pazienti lamenta sintomi come inappetenza, problemi di memoria, insonnia, palpitazioni cardiache, flashback dell’evento”, racconta la psicologa Djénane Marlhen Jean Charles, membro dello staff medico locale sin dal 2006. MSF fornisce tecniche di rilassamento e sessioni di consulenza per gestire lo stress e ridurre l’ansia. “Questa strategia funziona nell’80 per cento dei casi. Tuttavia, se un paziente presenta sintomi gravi o di natura psichiatrica che richiedono un controllo medico, noi lo mandiamo da uno psichiatra e continuiamo a offrire supporto psicologico”, conclude.
Il paziente può essere riferito all’ospedale St. Louis, dove MSF cura i casi psichiatrici. Il sostegno offerto aiuta le persone che soffrono di paura, tristezza, ansia nonché di preoccupazioni per il futuro.
Per molte persone avere delle prospettive è molto difficile: la terra continua a tremare sotto i loro piedi, la casa è in un campo da golf che è diventato un acquitrino per la mancanza di drenaggio delle acque reflue e di un sistema strutturato di latrine.
Tutto questo spinge gli sfollati a chiedere aiuto agli psicologi. Data la mancanza di soluzioni concrete alla loro condizione, essi sperano che questo aiuto psicologico li aiuti ad andare avanti.
Aggiornamento del 12 aprile
Staff: 3.228
Sale operatorie: 16
Posti letto: 1.237
Pazienti curati: 92.486
Interventi chirurgici: 4.961
Pazienti curati per traumi post-operatori: 10.829
Pazienti trattati per traumi psicologici: 40.246
Kit di beni di prima necessità distribuiti: 33.281
Tende distribuite: 21.937
Strutture sanitarie allestite: 19
Ambulanze: 3
Litri di acqua potabile distribuiti ogni giorno: 870.000
Latrine costruite: 450
Docce costruite: 101

Haiti, 12 marzo: due mesi dopo il terremoto
A due mesi dal terremoto che ha colpito Haiti, MSF lavora in più di 20 siti nell'area di Port-au-Prince e dintorni. MSF lavora anche nelle città di Leogane e Jacmel. Superata la prima fase di emergenza, in cui si lavorava per effettuare cure mediche salvavita, oggi la situazione rimane critica poiché migliaia di persone hanno bisogno di cure post-operatorie, di assistenza riabilitativa e di fisioterapia, oltre che di consulenza psicologica. Inoltre la stagione delle piogge incipiente accresce le già difficili condizioni di vita dei molti che ancora non hanno un adeguato accesso ai servizi igienico-sanitari.
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15/06/2010
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Gianfranco De Maio, Responsabile medico di MSF Italia, spiega le condizioni sanitarie che sta affrontando la popolazione haitiana dopo questa terribile catastrofe naturale
MSF insieme ad altre associazioni mediche e farmaceutiche lancia un appello pubblico contro l’invio a Haiti di medicinali non utilizzati: In situazioni di emergenza, non tutti i medicinali vanno bene!
Haiti, 12 febbraio: un mese dopo il terremoto
A un mese dal devastante terremoto che ha colpito Haiti, MSF lavora in più di 20 siti nell’area di Port au Prince e nei dintorni, nelle città di Leogane e Jacmel, e ha allestito 10 sale operatorie per interventi chirurgici più complessi e altre 5 sale operatorie per interventi di minore entità. Dal 12 gennaio MSF ha curato più di 18mila pazienti e ha realizzato più di 2000 interventi chirurgici. MSF attualmente lavora con oltre 1800 operatori in totale, di cui 1450 locali. Circa 1400 tonnellate di attrezzature mediche e altro materiale sono state inviate nel paese, anche attraverso il territorio della Repubblica Dominicana e altre 350 tonnellate di aiuti arriveranno nelle prossime settimane. In questo momento il lavoro è su due fronti: le cure post-operatorie e il miglioramento delle condizioni di vita dei civili.
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Come molti loro concittadini, anche i nostri colleghi haitiani sono stati duramente colpiti dal terremoto: molti hanno perso dei parenti o subito perdite materiali. Il presidente internazionale di MSF, attualmente a Haiti, ha elogiato il loro lavoro. È con grande tristezza che MSF comunica la scomparsa di quattro colleghi haitiani e di altri quattro persone che avevano lavorato nel recente passato per l'organizzazione. Altri sei nostri colleghi haitiani risultano tuttora dispersi.
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Le equipe di MSF al lavoro - video del 21 gennaio 2010
L'aeroporto di Port-au-Prince è ancora congestionato, e sei aerei cargo di MSF sono stati dirottati in Repubblica Dominicana: occorrono oltre 24 ore per trasportare via terra il carico a Haiti. A causa di questi ritardi, i team di MSF non hanno potuto effettuare alcuni interventi per mancanza di materiale.
Françoise Guennal, farmacista di MSF, ricorda che la mancanza di antibiotici comporta un sempre più alto rischio di infezioni, e che la mancanza di analgesici causa molte sofferenze per i feriti.
Marie-Luce è una ragazza di 22 anni. Si trovava a casa, al terzo piano, quando il terremoto ha colpito Haiti, radendo al suolo la sua abitazione. Adesso si trova all’ospedale Trinité: le sue ferite sono infette, e i medici di MSF stanno facendo di tutto per evitare un'amputazione.
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La storia di Manuchka Marie-Luce – video del 20 gennaio 2010
Manuchka Marie-Luce è una ragazza di 22 anni. Si trovava a casa, al terzo piano, quando il terremoto ha colpito Haiti, radendo al suolo la sua abitazione. Adesso Manuchka si trova all’ospedale Trinité di Medici Senza Frontiere (MSF). Ha un braccio rotto. “Non so chi mi abbia salvato, non ricordo quanto sia durato. Sono rimasta tutta la notte lì”, racconta Manuchka. I medici di MSF le hanno curato le ferite e ridotto la frattura al braccio.
“Con i problemi che stiamo avendo per far atterrare i nostri cargo, le forniture mediche non stanno arrivando come dovrebbero – afferma Françoise Guennal, farmacista di MSF – Siamo molto preoccupati. I nostri aerei devono atterrare il prima possibile. La mancanza di antibiotici significa che il rischio di infezioni diventa sempre più alto. Non possiamo controllare le infezioni senza medicinali adatti. Mancano anche gli analgesici...vediamo persone soffrire e se non possiamo sedarle soffriranno ancora di più. Ed è difficile per noi vederle soffrire. I pazienti stanno prendendo sempre più infezioni e noi siamo costretti ad amputare. Stiamo raggiungendo un punto in cui possiamo solo amputare. Io fornisco sacchi mortuari ma non ne abbiamo abbastanza.”
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Le equipe di Medici Senza Frontiere continuano a curare le vittime del terremoto sotto strutture-tenda poste davanti a ciò che resta dell'ospedale traumatologico La Trinité e del centro di riabilitazione Pacot.
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