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Somalia: 15 anni di oblio.

Josep Prior è capo missione di MSF in Somalia e a Mogadiscio è stato testimone della presa del potere da parte delle Corti islamiche, dopo 15 anni in cui il paese era stato nelle mani dei signori della guerra. In questa intervista descrive le ripercussi

03/07/2006

 

Si aspettava questo improvviso cambiamento? Come ha reagito la popolazione somala a questa nuova situazione?

È stato un cambiamento del tutto inaspettato. Per 15 anni la Somalia è stata sotto il controllo dei signori della guerra e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che la situazione potesse cambiare da un momento all'altro. Siamo stati presi del tutto alla sprovvista quindi è troppo presto per avere certezze in merito ma una cosa è sicura: la gente era stanca di anni di caos e di anarchia e di essere sottomessa ai signori della guerra. In Somalia non funziona niente: mancano acqua, elettricità e scuole. Accesso alle cure sanitarie, raccolta dei rifiuti, tribunali e forze di polizia sono inesistenti. Non c'è lavoro e la gente non ha prospettive per il futuro. La popolazione vuole disperatamente un cambiamento. La maggior parte della popolazione sembra sostenere i Tribunali perché offrono un'alternativa ai signori della guerra.

 

Come giudica la situazione dopo quattro mesi di combattimenti?

Fortunatamente le parti in conflitto hanno in gran parte rispettato la popolazione civile. Non si è assistito a grandi fenomenti di sfollamento della popolazione o a saccheggi, stupri e aggressioni sui civili. L'incidente più grave si è verificato quando la milizia ha preso il controllo dell'ospedale di Kisani che viene supportato dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC). Alcuni civili sono rimasti feriti nel fuoco incrociato.

 

In che modo questo clima di instabilità ha inciso sui progetti di MSF?

Solo due dei nostri otto progetti hanno subito ripercussioni. Nel distretto di Yaqshid, a Mogadiscio, stavamo per lanciare una campagna di vaccinazione contro il morbillo che avrebbe coinvolto 150.000 bambini. Erano dieci anni che non si facevano campagne di vaccinazione a Mogadiscio. A causa dei combattimenti siamo stati costretti a rimandare la campagna a tempo indefinito. Eppure, malgrado le ostilità, la clinica è stata quasi sempre operativa. Abbiamo inoltre dovuto evacuare lo staff internazionale da Jowhar (Somalia centrale) dove diamo il nostro supporto a sei cliniche e abbiamo dovuto rimandare una campagna di vaccinazione contro il morbillo. All'inizio il nostro staff nazionale è riuscito a mandare avanti il progetto ma qualche giorno fa abbiamo dovuto sospendere le attività per l'aumento delle tensioni.

 

Per MSF quali sono le maggiori preoccupazioni a livello umanitario in Somalia?

La nostra maggiore preoccupazione è l'abbandono. La Somalia 15 anni fa è uscita dal raggio di interesse della comunità internazionale e da allora è stata abbandonata a se stessa. Oggi sentiamo parlare del paese perché gli islamici hanno preso il potere ma nessuno parla delle sofferenze patite dalla popolazione somala. La Somalia è distrutta e nel paese non funziona niente. La mancanza di condizioni di sicurezza ha impedito l'arrivo di molti aiuti esterni. Attualmente sono pochissime le ONG operative in Somalia.

La gente muore a causa di malattie curabili semplicemente perché non c'è alcun accesso all'assistenza sanitaria. La mortalità infantile è estremamente elevata: un bambino su dieci muore alla nascita e tra quelli che riescono a sopravvivere uno su quattro muore prima di aver compiuto cinque anni. Le epidemie di morbillo, malaria e colera sono comuni e hanno effetti devastanti così come le carestie e la siccità. La Somalia è il paese con la più alta diffusione di tubercolosi al mondo. La polio, che è stata quasi del tutto eliminata in ogni parte del mondo, in Somalia è ancora molto diffusa. L'aspettativa di vita è di 47 anni. Ecco perché la nostra priorità è quella di tornare il prima possibile per riprendere le attività.

 

 

Tag: Somalia

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