Sebbene Medici Senza Frontiere (MSF) abbia una vasta esperienza nel campo dell’assistenza, non solo sanitaria, nelle zone di conflitto, l'Iraq è attualmente un ambiente di lavoro estremamente difficile ed impegnativo per l’organizzazione.
A causa delle precarie condizioni di sicurezza e dei continui atti di violenza, per le organizzazioni umanitarie internazionali e indipendenti l’accesso diretto alle vittime del conflitto nelle principali aree abitate dalla popolazione civile resta molto limitato.
Finora MSF non ha potuto mettere in atto attività di soccorso né gestire progetti medici diretti con una presenza stabile del proprio personale nelle aree colpite dalle violenze. I rischi collegati alle attività umanitarie sono a carico quasi esclusivo dei cittadini iracheni.
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Chirurgia per i feriti iracheniIn Iraq il problema operativo dell’accesso alle vittime dirette delle violenze è ben noto. Il sistema sanitario nazionale non è in grado di far fronte all’altissimo numero di vittime causate dalle continue violenze. Ciò è dovuto a una serie di ragioni: la mancanza di risorse, la fuga del personale professionale, preso di mira sia dai gruppi armati che dalle forze armate, la mancanza di rispetto per le strutture mediche da parte delle parti in conflitto, il numero esorbitante di vittime.
Per riuscire a salvare vite umane e fornire alle vittime cure mediche e chirurgiche essenziali è necessario raggiungerle in tempi brevi e arrivare il più vicino possibile al luogo in cui si verificano le violenze. Ma sono proprio le aree interessate dalle violenze ad essere le più insicure sia per i pazienti che per il personale medico.
Per affrontare questa sfida, MSF ha messo in atto diversi approcci operativi:
Le attività di MSF in Iraq >>
Per garantire la propria indipendenza, imparzialità e la sua natura strettamente umanitaria, Medici Senza Frontiere non accetta nessun finanziamento istituzionale per tutte le sue attività di soccorso legate all'Iraq.
Sebbene le due strategie ci consentano di fornire assistenza diretta e indiretta alle vittime di guerra, queste presentano anche dei limiti. Per questa ragione MSF continua a esplorare tutte le alternative e le opportunità in grado di assicurare una risposta più adeguata ai bisogni, tra le quali anche individuare il modo migliore per accedere alle vittime delle violenze.
Per fronteggiare la crisi umanitaria, dopo il ritiro del proprio staff internazionale dall’Iraq nell’ottobre 2004, Medici Senza Frontiere (MSF) ha cercato di sviluppare delle azioni umanitarie a favore della popolazione irachena.
Per sostenere gli sforzi fatti per potenziare le azioni umanitarie in Iraq e nei paesi confinanti, MSF desidera rafforzare il dialogo con tutte gli attori interessati e con le parti in conflitto con i seguenti obiettivi:
Queste sono le principali richieste di Medici Senza Frontiere:
Per garantire la propria indipendenza, imparzialità e il proprio carattere strettamente umanitario, Medici Senza Frontiere non riceve alcun finanziamento istituzionale per le sue attività di soccorso in Iraq.
In ogni momento, e particolarmente dopo un combattimento, le Parti in conflitto dovranno, senza indugio, prendere tutte le misure possibili per ricercare e raccogliere i feriti e i malati, proteggerli dal saccheggio e dai maltrattamenti, garantire loro cure adeguate e ricercare i deceduti ed evitare che vengano depredati.
Ogniqualvolta le circostanze lo permettano, sarà stabilito un armistizio o una sospensione delle ostilità o saranno presi accordi a livello locale per permettere la rimozione, lo scambio e il trasporto dei feriti rimasti sul campo di battaglia.
Parimenti, potranno essere conclusi accordi a livello locale tra le Parti in conflitto per la rimozione o lo scambio di feriti e malati da una zona di assedio o di accerchiamento e per il transito di personale ed equipaggiamento sanitario e religioso diretto verso quella zona.
Nel caso in cui un conflitto armato che non presenti carattere internazionale scoppiasse sul territorio di una delle Alte Parti contraenti, ciascuna delle Parti in conflitto sarà tenuta ad applicare almeno le disposizioni seguenti:
(1) Le persone che non partecipano direttamente alle ostilità, compresi i membri di Forze armate che abbiano deposto le armi e le persone messe fuori combattimento da malattia, ferita, detenzione o qualsiasi altra causa, saranno trattate, in ogni circostanza, con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole basata sulla razza, il colore, la religione o la credenza, il sesso, la nascita o il censo, o altro criterio analogo.
A questo scopo, sono e rimangono vietate, in ogni tempo e luogo, nei confronti delle persone sopra indicate:
(a) le violenze contro la vita e l'integrità corporale, specialmente l'assassinio in tutte le sue forme, le mutilazioni, i trattamenti crudeli, le torture e i supplizi;
(b) la cattura di ostaggi;
(c) gli oltraggi alla dignità personale, specialmente i trattamenti umilianti e degradanti;
(d) le condanne pronunciate e le esecuzioni compiute senza previo giudizio di un tribunale regolarmente costituito che offra le garanzie giudiziarie riconosciute indispensabili dai popoli civili.
(2) I feriti e i malati saranno raccolti e curati.
Un ente umanitario imparziale, come il Comitato Internazionale della Croce Rossa, potrà offrire i suoi servigi alle Parti in conflitto.
1.Tutti i feriti, malati e naufraghi, a qualsiasi Parte appartengano, saranno rispettati e protetti.
2. Saranno trattati, in ogni circostanza, con umanità e riceveranno, nella maggiore misura possibile e nei termini più brevi, le cure mediche richieste dalle loro condizioni. Fra essi, non sarà fatta alcuna distinzione fondata su criteri diversi da quelli sanitari.
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