La malnutrizione può essere mortale. Ogni anno causa la morte di cinque milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di età. Ma aumentare la quantità degli aiuti alimentari, così come vengono attualmente erogati ai paesi impoveriti, non servirà a far calare i decessi. Dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulla qualità degli alimenti e non solo sulla quantità.
Recentemente ho gestito per un anno un progetto nutrizionale in Niger, il paese con il più alto numero di casi di malnutrizione infantile, e in altre zone dell’Africa e dell’Asia meridionale. Mentre ero là, mi sono convinta che è possibile prevenire moltissimi decessi tra i bambini con malnutrizione acuta utilizzando un alimento innovativo ad alto valore nutritivo pronto all’uso che sta rivoluzionando il trattamento e la prevenzione della malnutrizione acuta. Se dobbiamo combattere la malnutrizione, dobbiamo incrementare l’utilizzo di questo alimento e ampliare la gamma dei prodotti.
Come è noto a qualsiasi genitore, nei primi tre anni di vita i bambini crescono e si sviluppano a ritmi rapidissimi e una valida alimentazione è fondamentale per una vita sana. Noi alimentiamo la crescita dei nostri figli fornendo loro una dieta variata che prevede latte (sia materno che artificiale), latticini e integratori nutritivi: basti pensare alla quantità di alimenti per l’infanzia disponibili in qualsiasi supermercato americano.
Per anni è stato difficile portare il valore nutritivo del latte nelle comunità dell’Africa e dell’Asia che non producono o non hanno le risorse per acquistare il latte. Senza refrigerazione e acqua potabile, il latte in polvere e gli alimenti in polvere (baby formula) subiscono delle contaminazioni batteriche e fanno quindi più male che bene.
Dieci anni fa, uno scienziato francese, André Briend, ha ideato una pasta alimentare fatta di latte in polvere, arachidi tritate, olio, zucchero, vitamine e minerali che risolve il problema della preparazione, dello stoccaggio e della contaminazione perché è priva di acqua.
La pasta, nota come alimento pronto all’uso, può essere prodotta localmente e i bambini possono mangiarla direttamente dai pacchetti monoporzione e, cosa più importante, la maggior parte dei bambini può essere curata a casa anziché essere ospedalizzata. In questo modo aumenta considerevolmente il numero di bambini coperti dal trattamento. In Niger, ho potuto constatare come gli alimenti pronti all’uso abbiano consentito la guarigione di migliaia di bambini malnutriti.
Nel 2006, i miei colleghi di Medici Senza Frontiere ed io abbiamo curato oltre 150.000 bambini malnutriti in tutto il mondo: in Niger più di 9 bambini su 10 sono guariti. Ma queste cifre rappresentano solo una minima parte dei bambini malnutriti che necessitano di cure adeguate. Seguendo le linee guida dell’ONU e degli Stati Uniti, ha accesso a questo alimento pronto all’uso solo il 3% su 20 milioni di bambini malnutriti, cioè solo quelli affetti dalle forme più gravi di malnutrizione e più a rischio di decesso.
Queste condizioni sono troppo restrittive. I bambini non dovrebbero deperire fino ad arrivare a uno stadio di malnutrizione grave per poter “avere i requisiti” per accedere agli alimenti pronti all’uso, molto più nutritivi delle miscele di farine arricchite che vengono prescritte e fornite ai bambini con malnutrizione moderata dagli Stati Uniti e da altri donatori internazionali. È vero che gli alimenti pronti all’uso possono essere più costosi ma forniscono il latte, cosa che le farine arricchite non contengono.
Gli Stati Uniti sono il maggiore donatore individuale di aiuti alimentari al mondo ma non forniscono ciò che serve veramente ai bambini più piccoli. Mentre il Farm Bill è al vaglio del Congresso, si è molto dibattuto in merito all’incremento degli aiuti alimentari. Ma il Congresso deve anche affrontare il problema della qualità degli aiuti alimentari.
Se questo alimento pronto all’uso sarà distribuito in modo più capillare e sostituirà le miscele di farine, un numero inferiore di bambini morirà di malnutrizione. Di questo hanno bisogno e questo meritano i bambini che ci guardano da quelle immagini strazianti.
Susan Shepherd è pediatra e medico consulente di Medici Senza Frontiere.
L’articolo è apparso sul New York Times del 30 gennaio 2008.
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