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I nuovi volti della tubercolosi

Come spesso capita nelle dichiarazioni di sfida alle malattie infettive, l’entusiasmo iniziale con cui si lanciano lascia il posto a un amaro senso di sconfitta successiva.

23/03/2009

Quella della tubercolosi è la storia di un fallimento scientifico, ma soprattutto politico. Da quando è stato scoperto il primo farmaco contro la malattia, la streptomicina nel 1944, fino agli anni ottanta, si è pensato e sperato che la tubercolosi fosse una malattia che non avrebbe riguardato le generazioni future, da studiare sui libri di medicina con interesse storico più che scientifico, con un conseguente abbassamento dei livelli di guardia da parte di tutta la comunità internazionale. Invece, nel 1993, l’OMS ha dichiarato la Tubercolosi un’emergenza globale e nonostante ciò, la risposta iniziale a questo annuncio è stata lenta ed inadeguata.

Citiamo dei numeri: la tubercolosi colpisce circa 9 milioni di persone e ne uccide un milione e seicentomila ogni anno; circa due miliardi di individui, un terzo della popolazione mondiale, risultano infetti dal micobatterio tubercolare, e di questi uno su dieci si ammalerà di tubercolosi nel corso della propria vita. Il 95% dei casi ed il 98% dei decessi riguarda i paesi a risorse limitate, l’Africa al primo posto. La tubercolosi non solo si è ripresentata ma lo ha fatto lanciandoci sfide nuove. Come quella della coinfezione con HIV: l’infezione tubercolare e quella da HIV determinano epidemie parallele, in cui l’una favorisce il propagarsi dell’altra; un individuo HIV positivo ha un rischio 100 volte superiore di ammalarsi di tubercolosi ed, in più, la terapia antiretrovirale interagisce con quella antitubercolare rendendola meno efficace e con maggiori effetti collaterali.

Come quella della resistenza farmacologica: sempre più si stanno diffondendo, prevalentemente nei paesi dell’Europa dell’est e in alcune aree della Cina, ceppi di micobatteri resistenti ai farmaci anti tubercolari principali, come l’isoniazide e la rifampicina (MDR-TB) e sono 40 i paesi in cui sono state segnalate forme di tubercolosi cosiddetta XDR, cioè resistente anche a farmaci di seconda linea. Questa è la nuova faccia, in assoluto più temibile, della tubercolosi, contro la quale non esistono terapie efficaci e che risulta inevitabilmente letale.

A fronte di tutto ciò, ancora oggi il solo strumento diagnostico diffuso nei paesi a risorse limitate è rappresentato dalla ricerca microscopica diretta del micobatterio sull’espettorato, sviluppato più di un secolo fa, che pur economico e sufficientemente semplice, non riesce a diagnosticare le forme polmonari paucibacillifere, come quelle prevalenti nella coinfezione con HIV, e quelle extrapolmonari.

Medici Senza Frontiere si occupa da anni di pazienti affetti da tubercolosi in una grande varietà di contesti, quali aree di conflitto cronico, campi rifugiati e strutture carcerarie, e sta curando nei suoi progetti un numero sempre più crescente di pazienti con tubercolosi farmacoresistente.
Quest’anno MSF intende lanciare una campagna dedicata alla sensibilizzazione dei governi per il finanziamento della ricerca e sviluppo di nuovi mezzi diagnostici, che siano semplici, affidabili e adatti ai contesti a basse risorse tecnologiche, in grado di diagnosticare tutte le forme di tubercolosi, e di farmaci nuovi, efficaci contro la tubercolosi multifarmacoresistente, e che non interagiscano con i farmaci antiretrovirali.

Per riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2015, e poter curare quindi, entro questa data, 50 milioni di persone, dimezzare la prevalenza di malattia e la percentuale di mortalità, salvando 14 milioni di vite umane, è necessario un sostanziale potenziamento della ricerca, perché l’eradicazione della malattia dipende anche da nuove capacità di diagnosi, da farmaci innovativi oltre che da un vaccino efficace.
Per non rimanere ancora una volta con un amaro senso di sconfitta.

Dr.ssa Tiziana Iacovazzi
Medical Advisor
MSF Italy

 

COS’È LA TUBERCOLOSI

La tubercolosi è una malattia batterica che si trasmette per via aerea, come un comune raffreddore. Su dieci persone infettate solo una sviluppa la malattia, in quanto un sistema immunitario competente mantiene l’infezione in fase latente. Essa è causata da un microrganismo chiamato Mycobacterium tuberculosis che comunemente infetta i polmoni. Denominata tubercolosi polmonare, questa forma di malattia è caratterizzata da tosse persistente, calo ponderale, febbricola e sudorazione notturna; può essere associata, nelle forme gravi, a dispnea e dolore toracico. Il micobatterio può anche infettare altri organi, come i linfonodi, le ossa e le articolazioni, l’encefalo, i reni; la tubercolosi extrapolmonare che si viene così a generare non è solitamente contagiosa. Tutte le forme di tubercolosi necessitano di un trattamento che prevede l’utilizzo contemporaneo di più antibiotici differenti per un periodo di tempo non inferiore a sei mesi. Se non adeguatamente trattata, la tubercolosi può condurre a morte.

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