Tsepang Robis ha 13 anni, è HIV-positiva ma ha terminato con successo la terapia contro la Tubercolosi
La diagnosi di TBC nei bambini
Intervista a Marianne Gale, medico di MSF
Tubercolosi: omissione di soccorso
L'impegno per gli investimenti italiani nella ricerca e lo sviluppo di nuove terapie contro una malattia globale. Aggiornamento dei dati a febbraio 2010
Per i prossimi mesi MSF ha già in programma delle giornate tematiche di approfondimento e condivisione di esperienze e punti di vista, promosse da Ordini dei Medici di Province italiane, e in questa fase di organizzazione riconosciamo una esigenza di studio e di impegno concreto che non trova purtroppo riscontro nei nostri contatti rivolti a livello governativo ed economico.
Basta considerare quanto poco e quanto male si investe da noi in ricerca e sviluppo su specifici farmaci e mezzi diagnostici.
E l’abituale scusa dell’”ombrello” europeo, di come cioè l’investimento italiano non sia agevolmente quantificabile perché compreso nei finanziamenti comunitari, non regge del tutto alla luce del confronto con altri Paesi europei, Germania, Francia, Regno Unito e Svezia il cui impegno sul fronte della lotta alla Tubercolosi e alle malattie trascurate è stato analizzato in studi paralleli promossi da MSF nel 2009.
L’Italia si distingue drammaticamente come il fanalino di coda, e l’aggiornamento delle rilevazioni - prodotto sempre in collaborazione col Cergas dell’Università “Luigi Bocconi” a distanza di nove mesi dalla presentazione in Senato del rapporto “Tubercolosi: omissione di soccorso” - non riesce che a confermare l’assenza di policy condivise che garantiscano trasparenza nell’utilizzo dei fondi e la mancanza di coordinamento tra i diversi finanziatori della ricerca. Il che si traduce, tristemente, nella conferma della lucida diagnosi attribuita in prima battuta: di omissione di soccorso si tratta.
Ancora problematica resta d’altro canto la definizione di messaggi preventivi da fornire all’opinione pubblica senza correre il rischio di cadere nella trappola dell’allarmismo ingiustificato e nella degenerazione della ricerca degli untori. Infatti, a differenza che per la prevenzione della trasmissione dell’HIV/AIDS, la modifica dei comportamenti individuali non pare giocare un ruolo determinante nella storia del contagio della Tubercolosi.
Ecco perché, secondo MSF, le energie vanno concentrate nella doppia direzione della pretesa di assunzione di consapevolezza e responsabilità da parte della classe politica e, al contempo, della riappropriazione da parte della categoria medica di competenze cliniche che nel passato sono state disattese o trascurate, riappropriazione che va supportata da mezzi di terapia e di diagnosi adeguati alla nuove sfide sul campo, quali la co-infezione HIV/AIDS e le forme resistenti agli antibiotici.
Gianfranco De Maio
Responsabile medico MSF Italia
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