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Le attività di MSF in Somalia.

Con l'ascesa e il declino dell'Unione delle Corti Islamiche, l'istituzione di un debole Governo Federale di Transizione, l'invasione da parte delle truppe etiopiche e l'alternarsi di inondazioni e periodi di siccità, in Somalia l'anno 2006/2007 è stato turbolento.

16/10/2007

Sin dal 1991, la popolazione somala ha dovuto fare a meno sia di un governo centrale funzionante che di un sistema sanitario pubblico. Durante la stagione 2006/2007, MSF ha diffuso numerosi comunicati stampa per richiamare l'attenzione sul deteriorarsi della situazione umanitaria in Somalia.

 

L'effetto combinato dell'assenza di servizi di sanità pubblica e di carestie, siccità, inondazioni e ripetuti conflitti fra fazioni armate ed eserciti stranieri ha fatto sì che le esigenze mediche più elementari della grande maggioranza della popolazione, stimata in oltre 11,5 milioni di abitanti, rimanessero insoddisfatte. Particolarmente vulnerabili appaiono le donne e i bambini al di sotto dei cinque anni: una donna su dieci muore di parto e più di un bambino su cinque muore prima di festeggiare il quinto compleanno.

 

Gli scarsi servizi di assistenza medica disponibili sono gestiti privatamente e assai costosi, al di fuori della portata della maggior parte dei somali. Molti soffrono di patologie, come diarrea e infezioni del tratto respiratorio, facilmente curabili ma che possono dimostrarsi letali in assenza di assistenza adeguata. La Somalia è inoltre caratterizzata da uno dei tassi più elevati del mondo di diffusione della tubercolosi (TB). Il kala-azar, patologia tropicale trascurata quanto fatale, miete migliaia di vittime, mentre si susseguono regolari epidemie di morbillo, colera e altre malattie.

 

MSF opera in Somalia dal 1991, offrendo assistenza medica primaria e secondaria, terapie per patologie trascurate e interventi chirurgici di emergenza. L'anno 2006/2007 ha visto un potenziamento e ampliamento delle attività, con l'apertura di nuovi progetti a Jamaame, Galgadud e Belet Weyne. Durante i primi due mesi di attività nell'ospedale di Belet Weyne, aperto all'inizio del 2007, il personale MSF ha effettuato 95 interventi di chirurgia generale e 33 interventi di chirurgia elettiva. Anche i progetti preesistenti hanno visto un sostanziale incremento delle attività: ad esempio a Huddur, un grande centro sanitario nella regione di Bakool, le visite a pazienti affetti da kala-azar hanno subito un incremento del 53% fra il 2004 e il 2006, mentre le quelle ambulatoriali sono aumentate del 58%. 

 

Fuga di civili da Mogadiscio

In Somalia l'attività di MSF è costantemente minata dalla situazione generale di instabilità. All'inizio del 2007 i combattimenti hanno causato la fuga di oltre 300.000 persone: mentre molte sono state ospitate da parenti o amici nelle cittadine nei pressi di Mogadiscio, MSF ha scoperto migliaia di sfollati costretti all'aperto, privi di cibo, acqua o assistenza medica.

 

MSF ha aperto un programma di emergenza ad Afgoi e Balad, due cittadine rispettivamente a circa 30 chilometri a ovest di Mogadiscio e a circa due ore da Jowhar, sulla strada per Mogadiscio. Ad Afgoi, un team di operatori MSF ha fornito medicine alle strutture sanitarie esistenti e articoli come teli in plastica a oltre 3.500 famiglie. Con il profilarsi della minaccia di un'epidemia di colera, la disponibilità di acqua pulita rappresentava una priorità: servendosi di furgoni, MSF ha provveduto a distribuire agli sfollati 72.000 litri di acqua al giorno. A Balad, MSF ha distribuito articoli alimentari e vaccinato contro il morbillo 1.300 bambini. Si è provveduto ad allestire un ambulatorio, per un totale di circa 80 visite al giorno. MSF ha inoltre condotto una campagna di vaccinazione ad Al Ma'an, un piccolo centro portuale a nord di Mogadiscio.

 

Benché alcuni fra gli sfollati ad Afgoi abbiano fatto ritorno a Mogadiscio, la mancanza di risorse e la distruzione delle abitazioni hanno reso il ritorno impossibile a molti altri.

 

Durante il conflitto, gli operatori somali di MSF hanno continuato a gestire, spesso a grave rischio personale, una clinica nel quartiere di Mogadiscio noto come Yaqshid. A causa dei combattimenti sono andati distrutti numerosi edifici pubblici e sono stati chiusi i pochi ospedali pubblici ancora funzionanti. Nella capitale il colera ha colpito con particolare virulenza: in marzo MSF ha aperto a Forlanini, nel sud del quartiere di Yaqshid, un centro contro il colera dove sono stati trattati oltre 1.300 pazienti.

 

All'inizio di maggio, MSF è riuscita ad aprire, sempre a Mogadiscio, un altro CTC di minori dimensioni: visto la diminuzione di pazienti affetti dalla malattia, il centro è stato ora trasformato in una clinica ambulatoriale per i bambini al di sotto dei cinque anni: il numero di pazienti trattati al giorno è di 90. A causa della persistente instabilità, per gli abitanti di Mogadiscio raggiungere le cliniche continua a essere assai arduo.

 

Continuano gli interventi in un clima di insicurezza

Il clima di insicurezza che caratterizza la capitale non è un'eccezione: sfortunatamente, MSF è talvolta costretta a sospendere le proprie attività a causa di violenze effettive o minacciate nei confronti di personale e pazienti. Di quando in quando il personale internazionale viene evacuato e i progetti proseguono l'attività grazie alla gestione degli operatori somali, a cui si deve in gran parte l'operato di MSF in Somalia.

 

In seguito agli scontri della fine del 2006 i feriti in cura presso varie struttura sanitarie a Dinsor erano almeno 250: il 27 dicembre rappresentanti di forze militari sono penetrate in un centro sanitario MSF, intimidendo e minacciando il personale sanitario somalo impiegato da MSF e confiscando tutte le cartelle cliniche riservate relative ai pazienti ricoverati. Dopo questo grave incidente MSF ha pubblicamente espresso la propria preoccupazione per la sicurezza di personale e pazienti.

 


Personale in loco: 654

MSF lavora in Somalia dal 1991.

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