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In Myanmar (Birmania) interi villaggi scomparsi

Intervista a Souheil Reaiche, capo missione di Medici Senza Frontiere, da Yangoon

08/05/2008

Quali aiuti siete già stati in grado di distribuire?

Lunedì abbiamo distribuito generi di prima necessità, tra cui teli di plastica per fornire un riparo a diverse migliaia di persone. Ieri e oggi siamo riusciti a distribuire generi alimentari sufficienti per una settimana a 2mila persone nella regione di Twantey, a due ore da Yangoon. Abbiamo distribuito carburante alle scuole e ai monasteri per fare funzionare le loro pompe per l’acqua. Abbiamo inoltre distribuito generi alimentari a 350 persone che hanno cercato riparo in un monastero. I bisogni sono così importanti che cerchiamo di combinare le azioni di valutazione dei bisogni e quelle di assistenza per guadagnare tempo. Quando le equipe di MSF si sono recate a Twantey per valutare la situazione, hanno portato con loro generi di prima necessità e una tonnellata di cibo. Questa è un’azione salva-vita.

Oggi invieremo un’equipe composta da un medico, due logisti e un traduttore nel sud, nella regione di Bagaley, a sette ore di auto. Questa zona costiera è stata colpita molto duramente. In base alla loro valutazione della situazione, camion carichi di generi di prima necessità e cibo sono pronti a partire.

 

Cosa vedono gli operatori di MSF sul terreno?

Le persone sono traumatizzate. Un uomo, un marinaio, ci ha raccontato che il suo villaggio è stato completamente distrutto. Ha detto che non aveva notizie sulla sorte dei 4mila abitanti del villaggio vicino, che si trova ancora sotto un metro d’acqua. La gente racconta di avere trascorso la notte del ciclone arrampicata sugli alberi, guardando i propri villaggi che venivano distrutti.

La gente dice che la Birmania non ha mai visto una simile catastrofe; hanno perso tutto e nutrono poche speranze di ricevere assistenza. Nelle regioni di Twantey e Dalla, l’80% dei villaggi sono distrutti. Alcuni villaggi sono ancora sotto un metro d’acqua e non possono essere raggiunti. Tutte le costruzioni di bambù sono state spazzate via. Queste costruzioni rappresentano la maggioranza delle case in questi villaggi. Un terzo della città di Twantey è stato distrutto.

Si è dimostrato impossibile raggiungere le zone che sono ancora inondate. Possono essere raggiunte solamente in barca, e tutte le imbarcazioni locali sono state distrutte. Stiamo cercando di comprare barche a Yangoon e anche di portarle nel paese da fuori.

Nella stessa Yangoon, le nostre equipe hanno valutato la situazione in diverse zone, inclusa la zona di Okalapa, dove abitano 4mila persone in cinque chilometri quadrati. Non hanno accesso all’acqua potabile, poiché tutti i pozzi sono inondati o coperti di terra, o manca il carburante per pompare l’acqua. Sono quindi costretti a bere l’acqua del fiume. Per questo stiamo avviando un programma di distribuzione di acqua potabile.

 

Quali sono le priorità in questo momento?

Cibo, alloggi e accesso all'acqua potabile sono le priorità di queste ore. La popolazione birmana era già estremamente vulnerabile prima di questa catastrofe. Al momento le persone vivono in condizioni estremamente precarie, senza cibo, acqua potabile e dormendo all’aperto. Inoltre la malaria e la dengue sono prevalenti in queste zone. Stiamo organizzando una distribuzione di zanzariere per i prossimi giorni.

 

 

Quali sono le difficoltà che dovete affrontare nella distribuzione degli aiuti?

Non abbiamo incontrato nessun problema particolare o restrizioni nel fare la nostra prima valutazione della situazione e nella distribuzioni degli aiuti. Stiamo continuando a portare assistenza alle popolazioni colpite e stiamo valutando la situazione in altre zone per poter allargare il campo di azione degli aiuti. Tuttavia è chiaro che oggi, con le limitazioni che abbiamo, sia in termini di risorse umane che di materiali, non siamo in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione. In seguito all'appello del governo per ricevere assistenza internazionale, è essenziale che i visti di emergenza siano rilasciati quanto prima, e che le spedizioni di soccorso siano autorizzate ad arrivare. Altre squadre di MSF sono in attesa dei visti da 48 ore, per potersi unire a quelle già presenti nel paese.
 

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