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Vi scrivo da...Kismayo.

Mirco, infermiere, racconta la sua esperienza nell'ospedale di Kismayo, in Somalia.

28/12/2007

Sono arrivato a Kismayo con un’emozione speciale! la Somalia, infatti, era stata la mia prima missione con MSF nel 2000. Ed ero stato proprio nell’ospedale di Kismayo. Per motivi di sicurezza, la missione era stata chiusa e finalmente dopo 7 anni si sta cercando di tornare. La Somalia non è un paese facile. Anni di guerra civile e una frammentazione tra tantissimi clan e sub clan rendono tutto molto più difficile e complicato.
È stata la prima volta che mi è capitato di tornare nello stesso posto, e devo ammettere che è stato emozionante: già sorvolando l’aeroporto di Kismayo mi venivano in mente tantissimi ricordi, tantissime persone che avevo consciuto e tanti amici con cui avevo lavorato.
MSF ha iniziato un programma chirurgico di emergenza nell’ospedale. Per il momento ci si concentra sui feriti di guerra, i parti cesarei e gli interventi chirurgici di emergenza.
È stato piacevole incontrare tanti infermieri con cui avevo lavorato 7 anni prima e che mi hanno riconosciuto.
Il team è composto da un chirurgo inglese, un’infermiera americana, il coordinatore e un logista.
Io mi occupo dell’organizzazione, della gestione del pronto soccorso e della sala operatoria. Abbiamo organizzato un sistema per reagire a un afflusso improvviso di feriti, cosa che purtroppo accade molto spesso in quella zona.
Il nostro maggior sforzo sta nel formare lo staff locale ad affrontare i casi chirurgici di emergenza. Anche se il materiale a nostra disposizione è molto di base si usano comunque protocolli avanzati e le ultime linee guida, adattate ovviamente al contesto. Penso che sia molto importante far vedere allo staff quali siano le ultime novità in campo medico; è importante poter far avanzare da un punto di vista teorico la pratica della medicina e chirurgia. E loro rispondono sempre positivamente, l’interesse a sapere cose nuove li affascina veramente.
Anche se la situazione è "tranquilla" riceviamo almeno due feriti di arma da fuoco al giorno, e pian pianino il team inizia a lavorare bene insieme. È veramente bello vedere quanto ciò che si insegna viene applicato autonomamente dallo staff locale: in paesi come la Somalia non si sa ma quando ci sarà la prossima evacuazione ed è importantissimo che lo staff nazionale diventi autonomo il prima possibile.
La giornata inizia al mattino con la solita omelette!, poi ospedale, il pranzo, si torna in ospedale e la sera bisogna esser di ritorno prima che faccia buio.
Al rientro dall’ospedale, il team si riunisce a guardare il tramonto dal tetto della casa, mentre l’imam chiama per la preghiera delle sei. Poi la cena e quasi sempre un dvd sul computer...sperando in una notte tranquilla!
un abbraccio a tutti e a presto
Mirco
 

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