Nel 1998, terminati gli studi in infermieristica, ero impaziente di mettere in pratica quanto appreso, in particolare sognavo "Medici Senza Frontiere"(MSF). Fu allora che mi resi conto di quanto siano importanti la formazione e l’aggiornamento per lavorare in qualunque contesto si vogliano offrire cure di qualità.
Scoprii infatti che, per partecipare ad una missione all’estero, non era sufficiente il mio titolo di studio, ma erano richieste un’esperienza lavorativa consolidata ed una preparazione specifica in malattie tropicali e/o sanità pubblica. Più si è giovani meno pazienza si ha: con fatica sono riuscito a mantenere intatte le mie motivazioni e a maturare così le caratteristiche richieste.
Finalmente nel 2001 sono partito come infermiere MSF, in Guinea Conakry.
Gli obiettivi della missione erano assistere i cittadini della Sierra Leone rifugiatisi oltre confine e iniziare la ricostruzione della rete di consultori distrutti dalla guerra.
Inserito in un équipe di medici, logisti e infermieri, il mio lavoro consisteva nel prendermi carico della popolazione di un campo rifugiati, mettendo in pratica le nozioni acquisite, sia cliniche sia di sanità pubblica.
Allo stesso tempo, aiutato da professionisti selezionati tra gli abitanti della regione, con l’ausilio di fuoristrada guidati da autisti esperti, mi recavo nelle zone più remote della foresta per supervisionare e collaborare alla ricostruzione di circa venti consultori, tasselli fondamentali per un corretto sistema di accesso alle cure.
Inutile dire che il carico di lavoro era notevole, ma grazie ad un organizzazione rodata e alle giuste risorse, umane e materiali, le soddisfazioni sono state molte.
L’evidenza del bisogno di salute con cui mi sono confrontato e (perché no?!) il contesto esotico, hanno contribuito a tenere alta la mia motivazione e a sostenermi nei sei mesi di permanenza in missione. Con l’esperienza ho però imparato che non è solo all’estero, nei paesi più poveri o vittime di calamità naturali, che i bisogni di salute non sono soddisfatti. Anche nei paesi considerati fortunati le cure possono non essere accessibili a tutti, nonostante la legge lo preveda e le risorse siano potenzialmente disponibili.
È per questa ragione che MSF ha aperto, anche in Italia, un progetto rivolto alla popolazione di richiedenti asilo e migranti. Personalmente ho partecipato a due iniziative: nel 2003 a Lampedusa in soccorso ai sopravvissuti che vi sbarcano e nel 2004 a Roma per favorire l’accesso alle cure di circa 500 persone rifugiate, in condizioni di vita precarie, presso un edificio fatiscente.
Vedere infrangersi i sogni di chi sperava di trovare una vita migliore mi ha fatto riflettere sulle aspettative e sulle speranze degli amici che ho conosciuto in Africa e su quanto sia importante aiutare ma anche essere testimone attivo in un mondo che ho scoperto più piccolo di quello che pensavo.
La collaborazione con Medici Senza Frontiere mi ha visto quindi impegnato in attività molto differenti, da circa due anni lavoro a Roma, presso la sede italiana dell’organizzazione, mi occupo della selezione di infermieri ed ostetriche.
Si tratta di un impegno importante visto che sono molti i professionisti richiesti per i progetti attivi nei 60 paesi in cui MSF opera.
Credo e spero che la mia esperienza non si esaurisca qui, ma che mi porti ad avere nuove e stimolanti occasioni di crescita professionale per poter offrire un contributo sempre migliore e qualificato in termini di aiuto umanitario.
Andrea, infermiere
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