9 Settembre 2016

Mustafa Karaman è fisioterapista in uno degli otto ospedali ancora funzionanti rimasti nella zona est di Aleppo, dove 250.000 persone stanno vivendo sotto assedio e sotto continui bombardamenti. Lo staff medico, come Mustafa, sta combattendo una lotta quotidiana per prendersi cura di malati e feriti.

Vivere qui sta diventando impossibile. La sofferenza è inimmaginabile e le persone che vivono nella parte est di Aleppo sono intrappolate qui, senza accesso a nessun bene di prima necessità e alla mercé di attentati costanti che prendono di mira le infrastrutture della città. E per di più, non abbiamo acqua ed elettricità a sufficienza.

Siamo sotto attacco quasi ogni giorno. Tutte le strutture sanitarie della città sono state colpite. Facciamo quello che possiamo usando quello che abbiamo per fornire assistenza alle persone intrappolate. Alcuni ospedali hanno dovuto chiudere, ma la struttura in cui lavoro io non ha chiuso, nonostante i danni riportati. Abbiamo dovuto continuare le nostre attività, portando avanti i casi di riabilitazione, non potevamo permetterci di fermarci, nemmeno per un solo giorno.

Nel mio ospedale riceviamo fino a 100 malati e feriti ogni giorno, effettuando alle volte fino a 30 interventi chirurgici al giorno. Il concetto di “orario di lavoro” qui non esiste, dobbiamo essere a disposizione tutto il giorno. Inoltre, è impossibile spostare i pazienti in altre strutture perché sono sovraffollate e questa parte della città è completamente isolata dal resto di Aleppo.

Gli ospedali stanno subendo una grande pressione, con poco personale che riesce, a malapena, a fronteggiare le enormi esigenze. Pazienti e feriti stanno inondando i pochi ospedali rimasti, in cui sono disponibili solo uno, due medici.

Noi, come staff medico, non possiamo andarcene. Queste persone hanno sofferto, sono feriti, sono stati uccisi e non abbiamo il diritto di lasciarsi soli. Li conosciamo, sono parte della nostra famiglia, sono i  nostri vicini e dobbiamo prenderci cura di loro.

 

La parte est di Aleppo è sotto assedio dall’inizio di luglio. C’è stato un momento in cui l’assedio è stato temporaneamente interrotto, ma non siamo riusciti a ottenere abbastanza rifornimenti. Quando è successo, qualche settimana fa, speravamo che i rifornimenti medici cominciassero ad arrivare, ma purtroppo la parte orientale è stata di nuovo assediata poco dopo e abbiamo avuto poco tempo.

Ci auguriamo che chi ci supporta faccia pressione alla comunità internazionale per porre fine a questa sofferenza. Sono la nostra ancora di salvezza e avere un passaggio sicuro ad Aleppo Est ci potrà aiutare a continuare a svolgere il nostro lavoro e curare le persone.

L’ospedale dove lavora Mustafa è stato danneggiato il 14 agosto. Anche altri 13 ospedali sono stati danneggiati dagli attacchi a Aleppo Est dal 16 luglio al 24 agosto. Dal 15 luglio al 15 agosto, sono state danneggiate negli attacchi anche 8 ambulanze.

Questa intervista risale al 7 settembre 2016.

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