13 Marzo 2017

Nel sesto anniversario della guerra in Siria, chiediamo di avviare programmi di vaccinazione preventiva e di rafforzare le campagne di vaccinazione d’emergenza nei casi di infezione, azioni rimaste trascurate dagli attori medici e umanitari in Siria.

Sara Ferrer (Barcellona, ​​1954) è un’infermiera professionista che lavora per MSF da quasi 10 anni. Ha iniziato la sua carriera in Repubblica Democratica del Congo, “un vero campo di addestramento”, dove le improvvise esplosioni di malattie come morbillo, colera o meningite richiedevano una rapida mobilitazione d’emergenza.  Al momento coordina i progetti medici di MSF nelle aree del governatorato di Aleppo, nel nord della Siria.

Perché è così importante concentrarsi sulla vaccinazione di bambini in Siria?

"La guerra in Siria è terribile per la sua violenza, ma anche per gravi effetti collaterali che passano inosservati. Dall’intensificarsi del conflitto nel 2012, la maggior parte dei bambini nati in molte zone del paese non sono stati vaccinati e questo è seriamente preoccupante. A causa degli sfollamenti di massa le autorità mediche e le organizzazioni non governative non sono in grado di concentrarsi su questo tipo di attività o non hanno risorse per farlo. Nel migliore dei casi, alcuni bambini hanno ricevuto una o due dosi di vaccino durante campagne di vaccinazione isolate. In questo modo i bambini siriani non sono preparati per una serie di malattie prevenibili come il morbillo, la rosolia, il tetano o la polmonite.

Prima della guerra, i bambini in Siria venivano vaccinati regolarmente. Ma adesso abbiamo di fronte un problema piuttosto diffuso, specialmente nelle aree controllate dall’opposizione dove noi lavoriamo. Dopo aver monitorato le condizioni mediche dei bambini sfollati dalle aree sotto il controllo dello Stato Islamico (IS) è emerso che non sono stati vaccinati, ma non sappiamo se si tratti di un problema generalizzato. Nonostante le nostre ripetute richieste di autorizzazione, non abbiamo accesso alle aree controllate dal governo siriano. Stando ai dati delle autorità mediche che vi operano, sembra esserci qualche attività di vaccinazione."  

Sono stati documentati molti casi di infezione? Quanto sono preoccupanti?

"Alcuni casi sono stati documentati e trattati in tempo, anche se mancano dati consolidati. Il sistema EWARN (Early Warning System, che riferisce alle autorità sanitarie) riporta casi di infezioni in tutto il paese (nelle province di Raqqa, Idlib, Aleppo e nelle aree rurali di Damasco). Al momento si tratta di casi limitati, ma ci sono. Il rischio è dato dalla somma di fattori come la mancanza generalizzata di vaccinazione e lo spostamento di massa della popolazione. Alcune di queste infezioni sono trasmesse per via aerea, per questo potrebbero diffondersi come un’epidemia che non possiamo controllare. In inverno, le persone scelgono di non spostarsi a causa del freddo. Con l’arrivo del bel tempo, invece, ci aspettiamo che le persone tentino di tornare nei loro luoghi di origine, dove il conflitto è cessato, per esempio nella città di Aleppo o in aree come Al Bab che sta passando sotto il controllo di un'altra parte del conflitto."

Cosa sta facendo MSF?

"Da un lato, nel nostro ospedale di Al Salamah nel distretto di Azaz (governatorato di Aleppo) abbiamo portato avanti da diversi anni un programma di vaccinazione regolare, una volta a settimana. Inoltre, nel luglio dello scorso anno abbiamo iniziato a inviare équipe nei campi profughi delle zone settentrionali per ridurre il rischio di focolai di infezioni. Ci concentriamo su un’area che ha una popolazione stimata di circa 200.000 persone, di cui il 17% sotto i cinque anni (circa 34.000). È un processo complesso, svolto in collaborazione con altri attori umanitari responsabili dell’implementazione delle vaccinazioni, mentre MSF fornisce vaccini, assicura il mantenimento della catena del freddo monitorando il processo e formando le équipe che vaccineranno.

Nell’ultimo anno abbiamo anche lanciato due campagne specifiche di vaccinazione contro il morbillo, l’ultima a gennaio dopo la conferma di sette casi nel campo sfollati di Shamareek. La vaccinazione è stata condotta da MSF con la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) insieme ad altre organizzazioni mediche locali. In 12 giorni sono stati vaccinati 6.540 bambini sotto i 15 anni, il 93% del target. Al momento stiamo studiando la possibilità di espandere le nostre azioni in altre zone. Nei tre distretti settentrionali del governatorato di Aleppo stimiamo che ci siano almeno 143.000 bambini sotto i cinque anni."

Che problemi incontrano le équipe di MSF quando si tratta di vaccinazioni?

"Alcune volte incontriamo resistenze tra la popolazione. Il lavoro delle équipe di promozione della salute, che parlano alle madri per spiegare i benefici di queste misure preventive, è di rilevanza cruciale. Di solito acconsentono e le famiglie con diversi bambini che hanno già vissuto questa esperienza accettano velocemente e ne comprendono la necessità."

Perché non ci sono molte altre organizzazioni impegnate in vaccinazioni in Siria?

"Questi programmi costano molto in termini di risorse umane e sono molto cari. Non è semplice ottenere i vaccini o mantenere la catena del freddo per evitare che si rovinino. Come è successo ad Aleppo, per esempio. Era stato impossibile far entrare i vaccini a causa dell’assedio. E non avevamo un responsabile specializzato che garantisse la catena del freddo e quindi la qualità dei vaccini."

Cosa deve essere fatto?

"Crediamo che l’OMS, altre agenzie delle Nazioni Unite e altri attori medici dovrebbero fare pressione per una maggiore copertura vaccinale della popolazione. Sono in corso dei piccoli passi avanti, è stato lanciato un programma di vaccinazione per bambini con meno di un anno nelle province di Hama e Idlib per esempio. Ma non basta. I bambini siriani meritano maggiore protezione da un futuro incerto."

INTERVISTA A SARA FERRER, INFERMIERA DI MSF 

Dal luglio 2016 al febbraio 2017, MSF ha vaccinato un totale di 35.907 bambini sotto i 5 anni in quattro distretti nel governatorato settentrionale di Aleppo, nell’ambito di un programma di vaccinazione regolare, mentre 5.733 donne in età fertile (tra i 15 e i 45 anni) sono state vaccinate contro il tetano. MSF svolge attività di vaccinazione anche in diversi altri governatorati siriani. 

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