20 Gennaio 2017
Alfred Davies è un coordinatore di progetto di MSF in Nigeria. Era a Rann quando è avvenuto l'attacco aereo, e nelle ore subito successive. Ecco la sua testimonianza: 
 
"La prima bomba è caduta alle 12.30 ed è atterrata a pochi metri di distanza dalla sede della Croce Rossa. L'aereo ha fatto un giro intorno ed è tornato  indietro lanciando una seconda bomba cinque minuti più tardi.
 
Ho subito chiamato il resto del team alla radio e mi hanno rassicurato che per fortuna nessuno di loro era stato ferito. Ci siamo incontrati presso la clinica che avevamo installato pochi giorni prima.
 
Decine di feriti cominciavano ad arrivare e il flusso di persone è continuato per ore.
 
Non ci sono parole per descrivere il caos. Alcune persone avevano  le ossa rotte e la carne lacerata; i loro intestini pendevano sul pavimento. Ho visto dei corpi di bambini tagliati in due.
Le tende erano piene di feriti, c'era a malapena spazio per muoversi. Molte persone erano fuori, sdraiate sui materassini sotto gli alberi. 
 
C'era solo un medico e un infermiere nel nostro, ma ognuno di noi ha fatto il possibile. Anche gli autisti ci hanno dato una mano.  Ci ha aiutato anche il personale della Croce Rossa e gli infermieri dell’esercito.
 
Non ho visto l'aereo e non so esattamente che tipo di bomba fosse. Abbiamo trovato piccole schegge di metallo sui corpi.
 
Quello che ho visto è indescrivibile. In una sola ora abbiamo contato 52 morti.
 
Credo che le nostre distribuzioni di beni di prima necessità, come materassini e coperte abbiano salvato moltissima gente: al momento dell’attacco in molti erano in fila ad aspettare la nostra distribuzione, quindi non erano nel centro della città e sono scampati alle bombe.
 
La cosa più difficile per il nostro team è la frustrazione per non aver avuto risorse o attrezzature mediche sufficienti per salvare più persone. Una decina di persone sono morte di fronte ai nostri occhi senza poter ricevere le cure mediche urgenti di cui avevano bisogno. C’era un ospedale a Rann ma è stato danneggiato da un incendio l’anno scorso e non è più in funzione. La città è stata lasciata senza strutture mediche. 
 
Dopo mesi di tentativi di accesso a quest'area estremamente insicura, MSF è finalmente arrivata il 14 gennaio. A Rann abbiamo trovato persone che vivono senza nulla. La settimana prima del nostro arrivo ci è stato riferito che 21 persone erano morte per malnutrizione. A Ranno il nostro obiettivo era valutare lo stato nutrizionale delle persone e le loro esigenze, incluso l’accesso della popolazione all'acqua potabile. Abbiamo anche vaccinato bambini di età compresa tra i sei mesi ei 15 anni e distribuito beni di prima necessità.
 
Dovevamo lasciare le tende alle 18.00 per motivi di sicurezza. È stato molto difficile per noi lasciare i nostri pazienti, ma il team della Croce Rossa è riuscito a sostituirci. 
Quando ho avuto un momento per me, sono andato al cimitero dove le sepolture sono già cominciate. C’erano 30 nuove tombe - a volte le madri e i loro figli sono stati sepolti nella stessa buca. È una tragedia.
 
Ho visitato anche l'area in cui le bombe sono cadute. Sono cadute sulle case. È incomprensibile. Ho riconosciuto il corpo di una madre che era stata alla distribuzione di MSF quella mattina. Ai suoi gemelli avevamo dato confezioni di cibo terapeutico poiché soffrivano di malnutrizione. Ora li vedo piangere, stringendosi contro il corpo inerte della madre.
 
Non riesco a trovare le parole.
 
Ciò che ci permette di andare avanti dopo questa terribile e traumatizzante esperienza è sapere che abbiamo fatto tutto il possibile con le poche risorse che avevamo a disposizione. 
 
Tre persone di una ditta privata noleggiata da MSF per la fornitura di acqua e servizi igienico-sanitari nel campo sono morte nel bombardamento, e un’altra è rimasta ferita. Questo è molto difficile per noi, perché abbiamo lavorato a stretto contatto con loro. Tutto quello che possiamo fare è mandare i loro corpi alle famiglie.
 
Quello che i sopravvissuti del bombardamento hanno vissuto è così difficile, così violento. Rann era il loro rifugio sicuro. L'esercito che doveva proteggerli li ha bombardati. Dobbiamo rimanere al loro fianco.

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