16 Luglio 2014
Questa è la prima epidemia di Ebola che mi trovo ad affrontare. Ho trascorso le ultime tre settimane in Guinea, e appena due giorni fa sono arrivato in Sierra Leone per lavorare nel Centro MSF per il Trattamento dell’Ebola da 65 posti letto. Sono responsabile della cura del paziente: vado con i medici a fare il giro dei reparti, somministro flebo se necessario e mi occupo della formazione del personale locale sulle procedure che bisogna conoscere per trattare questa malattia.
 
In Guinea abbiamo trattato una giovane donna risultata positiva all’ebola, incinta del suo primo figlio. La maggior parte delle volte, quando una donna incinta si ammala di ebola, lei e il suo bambino muoiono. Questa donna, invece, ha perso suo figlio ma è riuscita a sopravvivere. Era visibile come l’esperienza l’avesse cambiata quando, una volta guarita, è uscita dal Centro per il trattamento dell’ebola. Era straordinaria.
 
Il trattamento per l’ebola è molto semplice e l’assistenza infermieristica è forse uno degli aspetti più importanti di esso. Inizia con l’igiene: è necessario lavare i pazienti nel letto e tenerli puliti. Somministriamo loro cibo e liquidi, a volte sono così deboli che non riescono neanche a mangiare e bere da soli. È difficile: in Italia, le unità di cura intensiva sono di alta tecnologia, con monitor e attrezzature di tutti i tipi, mentre qui devi fare tutto da solo. 
 
Non lavoro più in Italia da quando, 11 anni fa, ho iniziato a lavorare con MSF. MSF è il mio lavoro a tempo pieno. Sono stato in Liberia, Angola, tre volte in Sud Sudan, Bangladesh e Myanmar. Quello che mi piace di questo lavoro è la vicinanza con le persone, il fatto che sto facendo del mio meglio per migliorare la loro salute, come se stessi davvero “facendo la differenza” in questo mondo. Anche qui in Sierra Leone contro l’Ebola. 
 
Massimo, infermiere MSF, in Sierra Leone

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