15 Novembre 2017

Sara, farmacista, ci racconta la sua esperienza come operatrice MSF, le sfide che ha dovuto affrontare e perché ha deciso di partire.

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"Mi chiamo Sara e ora mi trovo in Afghanistan per una missione di 6 mesi. Non è la prima volta che parto con MSF: ho già prestato servizio come farmacista in Repubblica Centrafricana e ad Haiti.

Lavorare con MSF mi riempie di orgoglio e soddisfazioni: aiutare gli altri, dare loro la possibilità di continuare a vivere o vivere meglio, in contesti che molto spesso non glielo permettono, mi da un'emozione e una carica di energia che non riesco a trovare lavorando in un contesto “normale”.

Lavorare con MSF significa avere dedizione, impegnarsi certe volte fino allo stremo, senza però sentire il peso della fatica; significa, nel mio caso, anche essere artefice della formazione professionale delle persone, aspetto fondamentale quando si opera in paesi sottosviluppati perché significa dare capacità e indipendenza.

Durante le mie missioni con MSF ho sempre cambiato profilo professionale, pur rimanendo nel mio campo lavorativo. I campi di azione sono stati diversi e variegati: dalla gestione di farmacie già presenti sul terreno alla completa messa in piedi del servizio farmaceutico durante una missione di urgenza, dal controllo delle buone pratiche di gestione del farmaco, a quelle di gestione di stock medicale, fino alla formazione del personale locale.

Essere versatili aiuta molto in questo lavoro. Bisogna sempre ricordare che quando si parte in missione si ha a che fare con contesti sempre diversi, sia professionali che culturali, ai quali bisogna adattarsi e portare rispetto per poter lavorare serenamente.

Un sogno da quando ero piccola

Mi ricordo che avevo circa 13 anni quando vidi un documentario su MSF in TV. Guardai con ammirazione gli operatori sul terreno che raccontavano le loro esperienze, li ammirai talmente tanto che decisi di lì a poco che quella sarebbe stata la mia strada: partire con MSF per aiutare le persone, girare il mondo nei posti più remoti, dove altri non arrivano...e oggi eccomi qui!

Devo dire che le aspettative che avevo sono state enormemente superate perché non avevo considerato la ricchezza personale che mi avrebbe portato fare questo lavoro, l'esperienza che si può apprendere, tutte le persone che si incontrano, conoscere le mille realtà diverse che esistono nel mondo e molto molto altro!

Ovviamente ci sono anche aspetti negativi. Uno su tutti è il sentirsi impotenti di fronte a certe situazioni, non poter fare quello che vorremmo per aiutare tutti, per migliorare la loro condizione di vita.

Ci sono poi tanti aspetti di vita quotidiana che bisogna imparare a gestire, come vivere in ambienti completamente diversi da quello da cui si proviene, adattarsi alle nuove abitudini, vivere in comunità con i colleghi e tutto quello che comporta vivere a migliaia di chilometri da casa.

Il consiglio che avrei voluto avere prima di partire è senza dubbio quello di non avere paura, di lanciarsi, con giudizio e responsabilità, in questa avventura fantastica che è lavorare per MSF.

Avrei voluto che qualcuno mi dicesse che sarebbe stata molto dura, che avrei dovuto lavorare più di quanto avessi mai fatto, ma che tutto quello sforzo e quella fatica mi sarebbero tornati indietro sotto forma di energia positiva e gratificazione enormi.

Ho solo due parole per i futuri, e spero numerosi, operatori umanitari: umiltà e coraggio.

Ci vediamo sul terreno!"

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