5 Gennaio 2017

Hauwa Abba ha 55 anni. È fuggita con le sue tre figlie: Fatima di 10 anni, Aisha di 20 (con un figlio di dieci mesi, Baba ali), e Kaltuma di 25 (con la figlia Aisha di 3 anni). La famiglia di Abba è fuggita da Abadan, vicino al confine con il Niger, due anni fa, in seguito a un attacco. Da allora hanno vissuto in un campo alla periferia di Maiduguri. Sono una delle 500 famiglie che ha ricevuto cibo nella distribuzione dello scorso 14 dicembre.

“Abbiamo lasciato la nostra casa ad Abadan due anni fa con solo i vestiti che avevamo addosso. Verso le cinque di sera, i ribelli sono venuti nella nostra città e hanno iniziato a sparare. Tutti erano in preda al panico. Eravamo così spaventati che non abbiamo avuto il tempo di portare via niente. Abbiamo lasciato tutto, anche i prodotti che avevamo coltivato.

Abbiamo vissuto vicino al confine con il Niger, poi abbiamo passato il confine e siamo rimasti lì per una settimana. In seguito, abbiamo speso il poco denaro che avevamo per arrivare a Maiduguri. La gente ci ha aiutato dandoci del cibo. Non potevamo permetterci di pagare il viaggio anche per mio marito, perciò lui è rimasto in Niger. Non riesco a parlare con lui molto spesso, ma almeno so che sta bene.

Riusciamo ad avere cibo una volta ogni tanto, ma non regolarmente. Se siamo fortunati, riusciamo a mangiare una volta al giorno, ma spesso capita di non avere altra scelta che andare a dormire affamati. L'unico lavoro che riusciamo a trovare è nelle fattorie del posto, ma non è sempre possibile lavorare lì. A volte dobbiamo elemosinare il cibo in città. Per fortuna, nessuno dei bambini si è ammalato da quando siamo arrivati. Il nostro problema più grande è che non abbiamo abbastanza cibo.Il proprietario di questa capanna ci permette di vivere qui gratuitamente.

Complessivamente nove persone dormono qui ogni notte - cinque dei miei figli e tre dei miei nipoti. Non abbiamo un materasso così dormiamo su una stuoia sul pavimento. Non è molto comodo. Non è paragonabile alla casa che avevamo. Vivevamo in una fattoria, dove potevamo prenderci cura di noi stessi. È molto difficile per noi vivere in queste condizioni. 

Vorrei tornare a casa, ma solo se c’è la pace. Sapremo che è sicuro quando altre persone inizieranno a tornare indietro. Abbiamo saputo da alcuni che vivono nelle vicinanze che Abadan è ancora deserta. Ho sentito dire che parte della mia casa è crollata, non so cosa ne sia rimasto. Molte case vicine alla nostra sono state ridotte in cenere. 

Vorremmo che i bambini andassero a scuola, ma non possiamo permetterci di pagare le divise o le tasse scolastiche. Forse l'anno prossimo saremo in grado di risparmiare qualche soldo per mandarli a scuola. Ora la mia più grande speranza è solo di riuscire ad avere cibo regolarmente. Abbiamo fame per la maggior parte del tempo”.

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