1 Febbraio 2018

"Le statistiche non descrivono tutto. Al di là dei numeri, dietro le 119 mila persone arrivate in Italia dal Sud del Mediterraneo nel 2017 ci sono storie individuali: il calo degli sbarchi nel vostro Paese significa, in Libia, aumenti delle torture, degli stupri, di vite in condizioni di fame. Non voglio immaginare che cosa succede. Dopo ciò che ho visto è troppo duro", dice Joanne Liu, la presidente internazionale di MSF, in un'intervista al Corriere della Sera.

Che cosa ha visto nei centri libici per la detenzione di migranti e rifugiati?

"Ne ho visitati due vicino Tripoli nel settembre scorso. Non li chiamerei campi. Sono depositi di persone. Nei miei 22 anni in Medici senza frontiere non avevo mai incontrato un’incarnazione così estrema della crudeltà umana".

Quali immagini le sono rimaste impresse?

"Ricorderò sempre un uomo robusto con un bastone in mano: “Vuol vedere dove è la gente?”. Io: ‘Sì’. L’uomo ha aperto la porta che aveva alle sue spalle e ha agitato il bastone: dentro un locale delle dimensioni di una palestra, centinaia di persone sono indietreggiate impaurite. Mi sono trovata davanti tanti occhi che mi guardavano da visi emaciati. Le persone hanno cominciato a protendere le mani verso di me e a sussurrare: “Aiutatemi”, “Portatemi via di qui”.

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