8 Luglio 2016

Spesso i miei amici in Italia mi chiedono come sia la vita di una persona in Congo, come sia la vita da rifugiato centro-africano a Bili. Non lo so, credo che nessuno di noi espatriati possa saperlo. Come immaginarsi cosa voglia dire vivere in un paese come il Congo che ha conosciuto anni di guerra e d’instabilità politica? O cosa voglia dire scappare dalla Repubblica Centrafricana lasciando tutto per andare a vivere sotto una tenda di plastica a centinaia di chilometri da casa tua? Io posso solo raccontare cosa fanno queste persone per poter arrivare all’ospedale di MSF: donne con minaccia di aborto che riescono a fare 3 giorni a piedi per arrivare a Bili perché in tutta la provincia il nostro è l’unico ospedale che assicura cure gratuite, mamme e papà che fanno 100 chilometri in bicicletta sotto il sole per portare il figlio in ospedale o aspettano fiduciosi e pazienti l’arrivo delle nostre cliniche mobili da dove partono le moto MSF. 

Avrei mille storie da raccontare dei mesi qui, ma come sempre ce ne sono alcune che diventano un po’ più tue, che colpiscono e arrivano forti dentro di te. Sono le storie di chi è arrivato in condizioni disperate in ospedale ed è rimasto ricoverato per mesi e mesi. La storia di chi ha subito 5 interventi chirurgici per perforazioni intestinali dovute alla febbre tifoide; arrivato a un passo dal non farcela, è riuscito a sorprendere tutti e tornare a casa. Sono le storie di tre bambini: Irene, Johnas, Prisqua. Tutti e tre sono arrivati in ospedale per la febbre tifoide. Il momento in cui noi dell’équipe medica abbiamo capito che ce la stavano facendo è quando, dopo mesi, ci hanno fatto un sorriso. La stessa cosa vale anche per i bambini malnutriti, sempre troppi, che assistiamo nel nostro Centro Malnutrizione: quando iniziano a sorridere di nuovo e a giocare, è il segnale che ce l’hanno fatta.

Nei momenti di difficoltà e di fatica quei sorrisi ci fanno capire il perché siamo qui: per curare uomini, donne e bambini vulnerabili che altrimenti non avrebbero nessun accesso alle cure. Dopo una giornata di lavoro non c’è cosa più bella che tornare alla base, fare due tiri a pallone con i bambini di Bili e vedere i loro sorrisi. 

Elena, infermiera MSF, Repubblica Democratica del Congo

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