10 Novembre 2017

La sanguinosa guerra civile che ha sconvolto la Repubblica Centrafricana tra il 2013 e il 2015 fa sentire ancora pesantemente i suoi strascichi. Nonostante la firma di un nuovo accordo di pace il 19 giugno scorso fra il governo e diversi gruppi politico-militari, il paese sta scivolando in una situazione di grave emergenza umanitaria, con un intenso conflitto soprattutto nella parte centrale e orientale del paese che sta provocando spostamenti massicci di persone a un livello mai visto dalla crisi del 2014, con oltre 600.000 sfollati e oltre mezzo milione di rifugiati nei paesi limitrofi.

Gabriella Bianchi, operatrice MSF, è stata in missione in Repubblica Centrafricana e ci riporta la sua testimonianza.

 

"In Centrafrica, un paese che molti non saprebbero trovare sull’atlante, la fame è una costante, conseguenza della violenza ricorrente e devastante che sempre più spesso colpisce la popolazione civile.

Sono una consulente per gli affari umanitari, il mio lavoro consiste nel dare voce ai nostri beneficiari, persone come Gaien che hanno bisogni enormi e che vivono in condizioni molto difficili, senza diritti né modo di chiedere aiuto.

Ho incontrato Gaien nel marzo del 2017, un ragazzo di 15 anni che con la sua figura esile ne dimostrava 11, scalzo ma con la maglia del Bayern. Aveva appena finito di giocare a calcio con gli amici nella polvere del campo sfollati di Batangafo. “Ho sempre fame”, aveva confessato.

“Mangio una volta al giorno, quando riusciamo a trovare qualcosa da mettere sotto i denti, ma non basta mai. Se non c’è nulla da mangiare esco a giocare a calcio con gli amici e non ci penso più” mi disse, spavaldo.

Gaien viveva con la sua famiglia in una delle tante capanne di paglia intrecciata . “Ci siamo rifugiati qui tre anni fa, abbandonando la nostra casa nel quartiere di Borno per fuggire alla violenza dopo l’arrivo delle milizie armate. Ho avuto una paura terribile appena ho sentito i primi spari” .

Quello che colpisce qui rispetto a campi in altri paesi del mondo è la qualità dell’assistenza umanitaria, le condizioni di pericolo e di indigenza, la povertà di mezzi e la mancanza di servizi nel campo.

A Batangafo, dove MSF gestisce un ospedale con 165 letti e offre assistenza ambulatoriale, sono presenti solo una manciata di organizzazioni non governative. I residenti del campo, privati dei loro tradizionali mezzi di sussistenza e completamente dipendenti dagli aiuti umanitari, vivono in condizioni disperate, con problemi ricorrenti di accesso all’acqua e a viveri.

Nel gennaio del 2017 MSF, un’organizzazione umanitaria medica, è dovuta intervenire eccezionalmente con una distribuzione di viveri per rispondere all’emergenza alimentare.

Sei mesi fa Gaien si confidava : «Quello che desidero di più è che ritorni la pace e la sicurezza così i miei genitori potranno riprendere le loro attività e avremo di che mangiare. Vorrei poter frequentare una buona scuola che funzioni normalmente così un giorno anche io potrò trovare lavoro e diventare presidente!»

Le speranze di un ritorno alla normalità dopo le elezioni presidenziali del novembre 2016 sono ora affondate dopo che un nuovo picco di violenza ha investito gran parte del paese. Il campo sfollati di Batangafo è stato distrutto in agosto e 10.000 persone si sono rifugiate nel cortile dell’ospedale nella speranza di essere risparmiati. Gaein sicuramente non va più a scuola e probabilmente la fame continua ad attanagliarlo. Spero solo che abbia salvato il pallone".

 

MSF lavora in Repubblica Centrafricana dal 1997 e impiega attualmente più di 2.400 persone di staff locale e 230 operatori internazionali in circa 20 progetti, attraverso i quali le équipe mediche forniscono cure pediatriche, vaccinazioni, assistenza sanitaria materna, chirurgia. Nel primo semestre del 2017 ha fornito quasi 400.000 consultazioni mediche, ha trattato oltre 200.000 persone per malaria e ha assistito quasi 10.000 nascite. 

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