21 Aprile 2017

" Ci vogliono quattro giorni di viaggio per arrivare a Samba, partendo da Kinshasa: milleottocento chilometri, due voli interni e due giorni di strada in jeep, scongiurando ad ogni chilometro il rischio di impantanarsi nei sentieri di terra e fango. Tutto sommato, un tragitto normale in un paese come la Repubblica Democratica del Congo, grande quasi quanto l’Europa e perlopiù sprovvisto di strade asfaltate.

Samba é un villaggio nella regione del Maniema, nel centro sud del Paese che gli stessi congolesi chiamano “le profond Congo”.

Effettivamente ogni cosa qui sembra assumere una sconfinata profondità: il cielo terso, i sentieri infiniti tra la fitta vegetazione della foresta tropicale che circonda tutto, il caldo intenso e perenne, il buio dopo il tramonto, gli sguardi curiosi degli abitanti per nulla avvezzi a incontrare dei “mzungu” (bianchi in swahili) da queste parti.

La sveglia suona presto a Samba per le équipe di MSF, quando il villaggio é ancora immerso nella notte: alle 5:30 le moto sono pronte a partire. Sono l’unico mezzo che permette di raggiungere i villaggi intorno a Samba, tra sentieri sterrati, sabbia e vegetazione. E sono anche il mezzo più veloce. Perché il tempo é contato. Le équipe hanno una settimana per vaccinare oltre 58.000 bambini contro il morbillo.

Perché qui, nel “profondo Congo”, si muore ancora di morbillo e la regione del Maniema è l’epicentro di questa nuova epidemia scoppiata a inizio anno. Per questo le équipe di MSF sono a Samba per curare i bambini che hanno contratto la malattia e vaccinare tutti quelli compresi tra i 6 mesi e i 14 anni di età.

Non c’é un trattamento preventivo per il morbillo, l’unico modo per evitare il contagio è la vaccinazione, e perché sia davvero effiace é necessario vaccinare almeno il 95% dei bambini a rischio: questo significa che per evitare future epidemie e debellare il morbillo ogni bambino deve essere vaccinato.

E in una regione come il Maniema, arrivare a ogni bambino non é impresa facile. Non ci sono strade asfaltate, ma sentieri di terra che diventano impraticabili quando piove; molti villaggi sono isolati e raggiungibili solo a piedi o attraverso il fiume, a bordo delle piroghe.

Così abbiamo vaccinato i sei bambini della famiglia Bushiri, tre maschi e tre femmine tra i due e i quattordici anni: vivono di pesca in un piccolo accampamento lungo il fiume, lontani dal centro abitato. Per raggiungerli, siamo andati prima a Molongoi, a circa 15 km di moto da Samba; lì abbiamo caricato il porta vaccini sulla piroga e per altri 5 km siamo risaliti lungo il fiume per vaccinarli.

Tutto questo è necessario per evitare che l’epidemia si espanda ancora. Il morbillo è tremendamente contagioso: si trasmette per via aerea diretta, basta uno starnuto o un colpo di tosse. Si accanisce sui bambini, soprattutto al di sotto dei 5 anni: se non curato, può degenerare in polmonite, otite, encefalite, causare la malnutrizione, la cecità, fino ad arrivare alla morte del bambino.

Per rispondere all’epidemia di morbillo in Repubblica Democratica del Congo, le équipe di MSF sono impegnate in campagne di vaccinazione di massa in cinque province del Paese. Attraverso le cliniche mobili, MSF effettua visite mediche e fornisce cure gratuite ai bambini che hanno contratto il morbillo e presentano patologie correlate garantendo assistenza medica ai casi con complicazioni negli ospedali supportati da MSF."

Candida Lobes, responsabile della comunicazione in RDC

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