28 Gennaio 2014

Durante le ultime sette settimane, le nostre équipe hanno organizzato cliniche mobili sulle imbarcazioni per distribuire aiuti medici e umanitari in cinque isole a sud di Guiuan, colpite dal tifone Haiyan.

L’équipe include un medico, due infermiere, uno psicologo, un traduttore e due operatori sanitari filippini. Possono curare fino a 200 pazienti al giorno, eseguendo interventi minori sulle isole e trasferendo i casi più complicati all’ospedale di MSF a Guiuan.

Queste sono le testimonianze di quattro operatori che hanno lavorato su queste cliniche mobili.



Florence Denneulin, infermiera francese, è arrivata a Guiuan una settimana dopo il tifone. Ha effettuato una prima valutazione dello stato delle isole da un elicottero, prima di installare e organizzare le cliniche mobili.

“La nostra priorità era quella di arrivare nelle aree più isolate, dove sapevamo che i bisogni sarebbero stati enormi. Una volta arrivati, abbiamo visto che era tutto distrutto – case, strade, alberi sradicati. Gli alberi rimasti in piedi non avevano foglie. C’erano detriti dappertutto – pezzi di vetro, legno, lamiere di ferro. Anche le cliniche e gli ospedali erano distrutti.

Le persone erano felici di vederci arrivare con medicine e personale sanitario. Non erano stati in grado di comunicare con nessuno e visto che tutte le imbarcazioni erano distrutte non c’erano mezzi di trasporto disponibili per lasciare le isole. Abbiamo curato molti pazienti – uno dei medici ha visitato 250 pazienti in un giorno solo. Dovevamo medicare molte persone che si erano ferite in seguito al crollo delle loro case o alla caduta degli alberi. C’erano vetro e lattine ovunque, alcune persone avevano perso le scarpe, altre si erano ferite gravemente alle gambe.

A volte usiamo i furgoni per spostarci lungo le isole. Le strade non sono di cemento, quindi se piove diventano incredibilmente fangose e i furgoni non possono più proseguire. A quel punto dobbiamo camminare lungo i sentieri fangosi, a volte in salita, e trasportare medicine e attrezzature".

 

Geisler, medico danese, è arrivato nelle Filippine un mese dopo il tifone.

“Ci siamo installati ovunque fosse rimasta una parte di tetto, ovunque fosse possibile effettuare visite. All’inizio curavo più di 100 persone al giorno, adesso stiamo curando pochi pazienti, ma è sempre più di quanto si farebbe a casa.

Nelle isole la popolazione non aveva bulldozer per pulire le strade, quindi le persone calpestavano di continuo detriti, ferendosi. Il clima caldo e umido è causa di un alto rischio di infezione, vediamo molti casi di infezioni alla pelle e alcuni casi di tetano, che è molto pericoloso. Questo clima, sommato all’abbondanza di detriti e ferite, è ideale per la sua diffusione. Una grande parte del nostro lavoro consiste quindi in disinfezione delle ferite, fasciature, richiami di vaccino contro il tetano e iniezioni.

In generale, le persone sono molto ottimiste – anche in zone rase al suolo, dove tutti vivono nelle tende. Il fatto che tutti abbiano vissuto lo stesso disastro sembra aver avuto un effetto positivo sulla capacità di sopravvivenza della popolazione. Ad ogni modo, vedo pazienti che soffrono di stress e disturbi psicosomatici – sofferenza fisica, depressione, intorpidimento di mani e piedi, mal di testa, palpitazioni e insonnia.

Sembra davvero che abbiamo fatto una grande differenza, ma c’è ancora molto lavoro da fare a livello di infrastrutture. Le isole sono ancora completamente distrutte – nulla è intatto – ci vorrà molto tempo.”

Kristine Langelund, infermiera danese, è arrivata nelle Filippine i primi di dicembre.

“Da infermiera, faccio una pre-visita prima che i pazienti vedano il medico, in modo da poter decidere quali sono i casi prioritari. Ricordo un uomo sulla quarantina che aveva perso la sua famiglia – la moglie e quattro figli. Era incredibilmente educato. Diceva di sapere di non essere la persona più malata, ma voleva dei farmaci per il mal di schiena così da poter ricostruire la sua casa e la sua vita.

Una delle isole più piccole che abbiamo visitato si chiama Victory. Ci vogliono solo 15 minuti per attraversarla. Sessanta persone vivono lì e tutte le case erano distrutte. C’erano ancora 15 dispersi, più della metà erano bambini.

Alcune isole sono molto isolate. Mi ricordo di una paziente, una ragazza che era scivolata e aveva battuto la testa. Si sentiva stordita e aveva un vuoto di memoria. In Danimarca le avremmo detto di tornare a casa e riposare, ma la sua famiglia era molto spaventata. Sapevamo che dopo che ce ne fossimo andati noi, non ci sarebbe stata disponibilità di cure per due settimane. Così abbiamo riportato lei e la sua famiglia all’ospedale di Guiuan.”

Ana Cecilia Weintraub, psicologa brasiliana, è arrivata nelle Filippine i primi di dicembre.

“Molte persone hanno affrontato il tifone nel modo più positivo possibile viste le circostanze. Ci sono alcuni casi acuti di disturbi mentali, ma solo la metà sono legati al tifone, gli altri sono pazienti cronici che già ne soffrivano. Stiamo anche vedendo casi di bambini che piangono, sono spaventati e non sopportano la lontananza dai genitori. Ho cercato di spiegare alle famiglie che la reazione dei loro bambini è pienamente comprensibile.

Come parte delle mie sessioni di terapia sulle isole ho chiesto ai bambini di fare due disegni: la loro comunità prima e dopo il tifone, e in un altro disegno la loro comunità ricostruita. Facciamo tutti i disegni sullo stesso foglio di carta e poi mettiamo il foglio in una barca e lo mandiamo a navigare esprimendo un desiderio. Ho spiegato ai bambini che nel posto da cui vengo, in Brasile, questo è quello che facciamo durante questo periodo dell’anno, sperando che il nuovo anno porti cose buone per tutti.

Il recupero psicologico delle persone dipende anche dagli sforzi per la ricostruzione. Se l’ambiente esterno non migliora, se ci vorrà molto tempo affinchè le persone ricostruiscano le proprie vite, saranno ancora a lungo stressate – il che non è una malattia ma un problema sociale.”

Nei due mesi in cui MSF ha lavorato nelle Filippine, le équipe d’emergenza hanno effettuato 66.795 visite, ricoverato 1552 pazienti in ospedale, eseguito 365 operazioni chirurgiche, e assistito 395 parti. MSF ha anche distribuito 62.925 articoli di aiuti umanitari inclusi kit per la ricostruzione, rifugi, kit igiene e strumenti da cucina.

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