22 Agosto 2014

Non potremo contenere l’epidemia senza maggiori centri per il trattamento, azioni coordinate, strumenti logistici e operatori sanitari.

Intere famiglie sono state spazzate via. Decine di operatori sanitari stanno morendo. L’epidemia di Ebola che sta interessando la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone ha già ucciso più persone di ogni altro caso di Ebola nella storia, e continua a diffondersi senza sosta.

E il numero delle vittime è esacerbato da un’emergenza che si sta sviluppando all’interno dell’emergenza. Le persone stanno morendo anche a causa di malattie facilmente prevenibili e curabili come la malaria e la diarrea, poiché la paura del contagio ha portato alla chiusura di strutture mediche e al collasso dei sistemi sanitari locali. Durante la mia permanenza in Liberia, la scorsa settimana, sei donne incinte hanno perso i loro bambini in un solo giorno, non riuscendo a trovare un ospedale che le ricoverasse e che potesse gestire le loro complicazioni. 

Nel corso delle ultime due settimane ci sono stati dei segnali incoraggianti ma manca ancora un’azione forte: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia una “emergenza di salute pubblica di interesse internazionale” e ha annunciato lo stanziamento di ulteriori fondi per combattere la malattia; la Banca Mondiale ha stanziato un fondo di  emergenza di 200 milioni di dollari; e il Segretario Generale dell’ONU ha nominato un inviato speciale per l’Ebola. 

Tuttavia, 1.350 vite sono già state perse. Per prevenire ulteriori morti, risorse economiche e iniziative politiche devono essere tradotte in azione immediata e concreta sul campo. Abbiamo bisogno di medici e di specialisti delle emergenze per tracciare tutti coloro che potrebbero essere stati infettati, per sensibilizzare le persone riguardo le misure protettive e per lavorare nei centri di trattamento. C’è bisogno di molte più persone sul campo, ora. 

Le équipe mediche di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno fornito assistenza sanitaria a più di 900 pazienti in Guinea, Sierra Leone e Liberia. 1.086 persone operano in questi paesi ed è appena stato aperto un centro di trattamento per l’Ebola da 120 posti letto nella capitale delle Liberia, Monrovia. Questo è sicuramente il più grande centro per la cura dell’Ebola che si sia mai visto. Eppure è già sovraffollato e MSF non può mettere in campo una risposta maggiore all’emergenza. Altri attori devono unirsi a noi.

A Kailahun, in Sierra Leone, 2.000 persone che hanno avuto contatti con pazienti affetti da Ebola devono essere urgentemente seguiti ma abbiamo potuto tracciarne solamente 200.  Le campagne di sensibilizzazione e la raccolta dei corpi sono entrambe bloccate a causa della mancanza di veicoli e carburante. Gli epidemiologi non possono lavorare per mancanza di supporto logistico. E la paura diffusa nelle comunità senza alcuna esperienza della malattia ha generato attacchi contro gli operatori sanitari. 

L’epidemia non sarà contenuta senza una massiccia presenza di attori sul campo. L’OMS in particolare deve dimostrarsi all’altezza della situazione. E i governi che hanno le necessarie risorse mediche e logistiche devono andare oltre le promesse di finanziamenti e inviare immediatamente nella regione esperti di malattie infettive e strumenti di risposta all’emergenza.

Sono necessarie maggiori risorse per mappare accuratamente l’epidemia, attuare misure igieniche in tutti gli spazi medici e pubblici, gestire centri di trattamento sicuri, tracciare casi sospetti e, soprattutto, diffondere informazioni accurate su come proteggersi dall’infezione. 

Combattere la paura è ugualmente importante. Quarantene e coprifuochi contribuiscono solamente a generarne ancora. Le persone hanno bisogno di avere maggiore accesso all’informazione, altrimenti la sfiducia nei confronti degli operatori sanitari continuerà ad aumentare e genererà ulteriore violenza. Le comunità e i governi devono lavorare congiuntamente per controllare l’epidemia e prendersi cura dei malati. 

Bisogna anche reintrodurre un senso di umanità nella lotta contro l’Ebola. Come dottori, noi siamo stati costretti a fornire poco più di cure palliative a causa del numero enorme di persone infette e la mancanza di cure disponibili. Le misure estreme necessarie per proteggersi dal virus, incluso l’indossare soffocanti tute protettive, isolano gli operatori sanitari e le famiglie dai pazienti e non permettono di stargli accanto per alleviare la loro sofferenza. Molte persone stanno morendo in assoluta solitudine.  

Stiamo ideando soluzioni creative per permettere alle famiglie di comunicare con i loro parenti malati; come minimo dovrebbero essere supportate nel partecipare ai funerali dei loro cari in maniera sicura. Ciò permetterebbe anche di rinstaurare fiducia tra le comunità e coloro che cercano di contenere l’epidemia. 

Allo stesso tempo, sono necessari maggiori aiuti per evitare che i sistemi sanitari della Liberia e della Sierra Leone collassino ulteriormente. Dopo anni di guerra civile, questi paesi stanno già lottando per riuscire a coprire i bisogni sanitari delle loro popolazioni. Affrontare un’emergenza sanitaria di tale magnitudine è una sfida troppo grande per loro. La Sierra Leone e la Libera, per esempio, hanno rispettivamente 0,2 e 0,1 dottori ogni 10.000 persone (un tasso 240 volte più basso degli Stati Uniti).

La settimana scorsa, tutti gli ospedali di Monrovia erano chiusi. Al momento, non c’è alcuna assistenza chirurgica disponibile in tutto il paese. Donne incinte non possono essere ricoverate per cesarei d’urgenza. Le strutture sanitarie devono riaprire o se ne devono creare di nuove per poter curare malattie comuni, altrimenti ci troveremo ad affrontare una seconda ondata di questa catastrofe sanitaria. 

Fermare questa epidemia richiede molto più di denaro e dichiarazioni pubbliche. L’unico modo per contenere l’epidemia è aumentare la capacità di risposta nelle aree colpite, non chiudendo le frontiere o sospendendo i trasporti aerei. Un’azione significativa e coordinata è oggi necessaria sul terreno, se non vogliamo essere ridotti a contare i morti per molte settimane a venire, sia a causa dell’Ebola che per molte altre malattie molto meno spaventose. 

Joanne Liu, Presidente internazionale di MSF
 
 

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