9 Settembre 2016

L’ospedale di Al Zahrass è l’ultimo di questa settimana a esser stato danneggiato da un attacco aereo nella zona est di Aleppo sotto assedio, dove 250.000 persone sono intrappolate in una situazione sempre più insostenibile. La struttura medica è stata colpita durante un bombardamento martedì pomeriggio e ha dovuto interrompere le attività dopo la distruzione di porte, finestre e del generatore elettrico. Fortunatamente non ci sono state vittime.

“Siamo sotto attacco quasi ogni giorno. Tutte le strutture sanitarie in città sono state colpite. Facciamo quello che possiamo e usiamo quello che abbiamo per fornire cure alle persone intrappolate in città”, racconta Mustafa Karaan, fisioterapista e volontario nell’ospedale supportato da MSF che era stato colpito ad agosto. “Vivere in città è diventato quasi impossibile” aggiunge Karaman. “Noi come staff medico non possiamo andarcene e abbandonare la nostra gente”.

Da metà luglio tutti gli otto ospedali ancora funzionanti nell’est di Aleppo sono stati danneggiati almeno una volta – la metà di essi colpiti ripetutamente – da bombardamenti aerei e di terra. Con l’ultimo incidente di martedì ammontano a 13 gli attacchi complessivi. Tutti questi ospedali ricevono il supporto di MSF. Subire un danno spesso significa dover sospendere le attività in una città assediata dove persone malate e ferite non possono semplicemente cercare aiuto altrove. Alcuni di questi ospedali hanno dovuto addirittura cambiare sede dopo esser diventati completamente inutilizzabili. Da quando sono ripresi i combattimenti ad Aleppo, lo scorso luglio, la parte orientale e non controllata dal governo della città è circondata da forze ostili e non riceve approvvigionamenti, lasciando così circa 250.000 persone intrappolate e in lotta per la sopravvivenza.

Nonostante l’assedio, negli ultimi giorni MSF ha potuto inviare un carico di forniture agli otto ospedali ancora funzionanti. Dal 2014, MSF ha fornito alle strutture nella zona est di Aleppo farmaci e attrezzature, compresi kit chirurgici salvavita e dotazioni mediche.

Nei dintorni della parte orientale di Aleppo solo qualche dozzina di medici e chirurgi è rimasta per curare centinaia di migliaia di persone in disperato bisogno. Il personale medico si trova davanti a un futuro incerto, con forniture limitate, spazi limitati, e nessun modo di visitare i pazienti che si trovano al di là delle linee dell’assedio.

“Tutte le parti in conflitto devono capire il loro dovere di rispettare le regole della guerra. Devono smettere di bombardare ospedali e infrastrutture civili, permettere ai malati gravi e ai feriti di essere evacuati e non tagliare le forniture di cibo, medicine, e beni vitali nella città”, dichiara Pablo Marco, direttore delle operazioni di MSF in Medio Oriente.

Attualmente MSF gestisce sei strutture mediche in tutto il nord della Siria e supporta più di 150 centri di salute e ospedali in tutto il paese, molti dei quali in aree sotto assedio.

“Non possiamo abbandonare la nostra gente” : leggi la testimonianza di Mustafa Karaman

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