16 Maggio 2018

Un’esperienza positiva di integrazione sociale e accesso alle cure per garantire a rifugiati e migranti, che vivono in condizioni di marginalità nelle palazzine dell’Ex Moi a Torino, un accesso adeguato al servizio sanitario nazionale. È il progetto pilota che abbiamo avviato in collaborazione con la Asl Città di Torino e che abbiamo presentato oggi con la partecipazione dell’assessora alle politiche sociali, della ASL Città di Torino, del Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti e altre organizzazioni attive all’Ex Moi. 

Il progetto comprende uno sportello di orientamento socio-sanitario all’interno dell’Ex Moi, attivo da fine 2016, attraverso il quale i volontari MSF spiegano alle persone come registrarsi al servizio sanitario nazionale (SSN), farsi assegnare un medico o ricevere una vaccinazione, accompagnandole se necessario. E da marzo 2018 vede la presenza di due mediatori culturali, scelti e formati tra gli stessi abitanti dell’Ex Moi, presso lo sportello della Asl Città di Torino in Corso Corsica, per facilitare la relazione tra il personale della ASL e gli utenti stranieri.

“Sono più di mille i rifugiati e migranti che oggi vivono nelle palazzine dell’Ex Moi. Per legge hanno tutti diritto all’assistenza sanitaria, ma in pochi riescono a esercitare il loro diritto alla cura perché la maggior parte non sa come accedervi soprattutto a causa di barriere linguistiche e culturali” spiega Valentina Reale, capo progetto di MSF a Torino. “Grazie ai nostri volontari e mediatori culturali, aiutiamo queste persone, che vivono in condizioni di estrema vulnerabilità, ad accedere al servizio sanitario nazionale, favorendo la loro inclusione e una migliore relazione con le realtà territoriali.”

L’iniziativa è uno dei rari esempi in Italia in cui una ASL è attiva per favorire l’accesso alle cure di migranti e rifugiati che vivono in un insediamento informale. Dalla fine del 2016, i volontari di MSF hanno assistito circa 260 persone residenti all’Ex Moi, tra cui 30 donne e 9 minori. Più del 70 per cento non era ancora registrato al SSN e solo il 17 per cento aveva un medico di base, prima del contatto con MSF.

In 222 casi i volontari hanno accompagnato le persone lungo tutto l’iter per l’iscrizione al SSN, che comprende l’iscrizione all’anagrafe comunale, all’ufficio dell’impiego e infine alla stessa Asl. Al di là dello sportello, i volontari sono presenti anche nei principali luoghi di aggregazione dell’Ex Moi e fanno attività di porta a porta tra gli alloggi per dare informazioni amministrative o su temi sanitari specifici, come la salute della donna e del bambino.

Dall’inizio delle attività presso lo sportello della Asl, i mediatori culturali hanno assistito 62 persone, tra cui 12 donne.

Nelle ultime settimane siamo inoltre impegnati a supportare la Asl in attività di informazione e prevenzione di patologie infettive, per monitorare l’insorgenza di eventuali casi e garantire che vengano trattati in modo adeguato e tempestivo.

“Io stesso sono un rifugiato che da tanti anni vive all’Ex Moi” racconta Lamin S., mediatore culturale di MSF. “So cosa succede alle persone che vivono in queste palazzine quando devono chiedere dei documenti o hanno bisogno del medico: non è facile. Quando bussiamo alle loro porte ci aprono e ci ascoltano perché sanno che siamo lì per aiutarli. Per me è molto bello fare qualcosa per loro, per noi stessi.”

L’iniziativa di Torino è nata nell’ambito delle attività di monitoraggio condotte da negli ultimi due anni sugli insediamenti informali in cui migranti, rifugiati e richiedenti asilo sono costretti a vivere, in condizioni di marginalità e vulnerabilità, sull’intero territorio nazionale.

L’Ex Moi è infatti uno dei circa 50 insediamenti informali descritti nel rapporto “Fuori Campo: Insediamenti informali, marginalità sociale, ostacoli all’accesso alle cure e ai beni essenziali per migranti e rifugiati”, presentato oggi anche a Torino.

“Sono almeno 10.000 i rifugiati e migranti che vivono in insediamenti informali in Italia, in condizioni durissime e con accesso limitato ai beni essenziali e alle cure mediche” dichiara Giuseppe De Mola, responsabile progetti migrazione per MSF Italia e curatore del rapporto Fuori Campo.È il risultato di un sistema di accoglienza inadeguato e di politiche di accompagnamento all’inclusione sociale inesistenti, che da anni continuano a produrre marginalità sociale e tensioni tra i migranti e le comunità locali.”

Gli altri progetti

Abbiamo avviato progetti di orientamento socio-sanitario o assistenza medica in diversi insediamenti informali in Italia. Abbiamo distribuito beni di prima necessità, sacchi a pelo e kit igienici alle frontiere settentrionali, Ventimiglia, Como, Bolzano, Gorizia. Un’équipe mobile fornisce assistenza medica e psicologica negli insediamenti informali a Roma.

A Palermo abbiamo avviato attività di orientamento ai servizi sanitari rivolte a migranti stranieri ma anche a italiani con l’impiego di volontari appositamente selezionati e formati a livello locale. 

 

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