14 Gennaio 2013

Circa 55.000 rifugiati vivono ancora in condizioni difficili nel campo di Mbera in Mauritania. Un’indagine retrospettiva sulla nutrizione e sulla mortalità condotta da MSF ha rivelato tassi critici di mortalità e malnutrizione. Karl Nawezi, responsabile delle attività di MSF in Mauritania, spiega perché la situazione ha raggiunto un livello così preoccupante nel campo, che si trova in mezzo al deserto a pochi chilometri dal confine con il Mali.

Qual è la situazione del campo di Mbera?
MSF ha condotto delle indagini retrospettive sulla malnutrizione e sulla mortalità nel campo. La prima ha rivelato che la situazione nutrizionale non è migliorata da gennaio 2012, quando sono arrivati i primi rifugiati. Quasi un bambino su 5 (17%) è malnutrito e il 4.5% è affetto da malnutrizione acuta grave e rischia di morire. I dati medici rivelano le difficili condizioni in cui vivono i rifugiati nel campo di Mbera.

La seconda mostra che i tassi di mortalità per i bambini al di sotto dei 2 anni superano di due o tre volte i livelli di emergenza. Tutto questo è inaccettabile.

Quali sono i problemi medici più urgenti che le persone affrontano nel campo?
Le persone, soprattutto i bambini, muoiono di malaria, infezioni respiratorie o diarrea. Inoltre, abbiamo anche notato che solo il 70% dei bambini al di sotto dei 5 anni era stato vaccinato contro il morbillo. Ancora una volta i bambini sotto i 5 anni sono i più vulnerabili; finiscono spesso in un circolo vizioso in cui la malnutrizione e il morbillo compromettono il loro sistema immunitario già debole, portando complicazioni mediche come la polmonite o la diarrea. Di conseguenza, c’è urgente bisogno di lanciare una campagna di vaccinazione che possa coprire più del 95% dei bambini tra i 6 mesi e i 15 anni.

Quali sono le cause della malnutrizione?
Il cibo distribuito nel campo non risponde alle abitudini culturali dei rifugiati. Solitamente mangiano latte e carne, ma questi alimenti non fanno parte delle razioni alimentari. Di conseguenza, vediamo che le madri rivendono le razioni di cereali per comprare piccole quantità di latte o carne da dare ai bambini. Alcune famiglie sono addirittura pronte a tornare in Mali per tornare a occuparsi delle proprie greggi e trovare il cibo di cui hanno bisogno. Ciò dimostra una grande vulnerabilità.

La situazione potrebbe peggiorare?
Certo, se l’assistenza fornita ai rifugiati non aumenta urgentemente. Il tipo di aiuti nutrizionali che ricevono deve cercare di ridurre la mortalità infantile. Per prevenire un alto numero di morti tra i bambini con la malnutrizione acuta, dobbiamo essere innovativi, dobbiamo ripensare gli aiuti nutrizionali. Potremmo facilmente immaginare delle attività di guadagno per le famiglie o anche la distribuzione di capre tra le comunità nomadi.

Nello stesso tempo, la situazione in Mali continua a peggiorare. La prospettiva di un intervento militare ha comprensibilmente dissuaso i maliani dal ritornare nel loro Paese. È difficile stabilire quando i rifugiati potranno ritornare a casa, ma molti soffrono già dei risultati della crisi. L’afflusso di rifugiati non accenna ad arrestarsi. Ecco perché è importante sviluppare soluzioni a lungo termine che possano migliorare la qualità della vita dei rifugiati.

Quali sono le attività di MSF?
A marzo 2012, MSF ha lanciato un programma di nutrizione e uno di assistenza sanitaria nel campo rifugiati di Mbera. Gestiamo due centri di salute e una clinica. Supportiamo anche due cliniche nazionali a Fassala e Bassikounou, nel sud-est della Mauritania. Nel 2012, abbiamo effettuato circa 45.000 visite mediche e curato circa 1.000 bambini gravemente malnutriti.

Adesso aumenteremo ancora i nostri sforzi, espandendo le équipe di promozione della salute nel campo, per individuare i bambini più vulnerabili. Stiamo anche preparando l’allestimento di un’unità chirurgica nel villaggio di Bassikounou. Questo ci permetterà di assistere le donne con complicazioni ostetriche senza doverle riferire all’ospedale di Nema, a 200 chilometri da qui.

 

 

Notizie & Pubblicazioni correlate