14 Settembre 2017

La città di Bangassou, in Repubblica Centrafricana, è diventata una città fantasma. Dopo che a maggio il quartiere islamico è stato duramente attaccato dai cosiddetti gruppi di “auto-difesa”, la maggior parte della popolazione è fuggita a Ndu, sul lato congolese del fiume, uno snodo commerciale che al momento ospita più di 16.000 persone, oltre ai suoi 1.000 abitanti.

Circa 2.000 musulmani hanno cercato rifugio nel “Piccolo Seminario di St Louis”, appartenente alla chiesa cattolica, e vivono lì da maggio con poco supporto da parte degli attori internazionali. I combattimenti in corso nella città hanno infatti costretto la maggior parte degli attori a lasciare Bangassou, dove oggi solo MSF e la Caritas forniscono assistenza.

In quest’area MSF gestisce cliniche mobili e fornisce assistenza medica di base agli sfollati. In ogni caso i trasferimenti all’ospedale gestito da MSF, sebbene possibili, sono molto difficili e alcuni sfollati che hanno bisogno di essere ricoverati rifiutano di spostarsi perché hanno paura. Le équipe di MSF gestiscono anche cliniche mobili a Ndu, sul lato congolese del fiume, dove incontrano le stesse difficoltà se serve trasferire un paziente all’ospedale di Bangassou.

Come conseguenza della violenza e dell’alto numero di sfollati, l’ospedale da 115 posti letto a Bangassou lavora solo al 60% della sua capacità. Al contrario, il centro di salute periferico supportato da MSF, così come le cliniche mobili, hanno quasi triplicato il numero di consultazioni fornite. In ogni caso le condizioni di estrema povertà delle persone sfollate, la carenza di staff e forniture mediche nella maggior parte dei centri sanitari presenti nella regione, così come la paura che disincentiva le persone dal chiedere aiuto nelle strutture mediche in tempi utili, fa sì che i pazienti arrivino in ospedale in condizioni di gran lunga peggiori rispetto al passato. 

 

 

Situazione sempre più difficile

La situazione resta molto instabile oggi a Bangassou e nelle zone limitrofe. Dalla fine dell’estate ci sono stati pesanti combattimenti a Gambo, una città a 75 km a Ovest di Bangassou e alcuni feriti sono arrivati all’ospedale in cerca di assistenza. Nel frattempo, il centro sanitario della città di Bakouma (135 km), dove a giugno e luglio si sono verificati violenti scontri, funziona a malapena.

MSF sta fornendo farmaci e portando i feriti a Bangassou, ma l’ultimo parto registrato nel centro sanitario risale al 10 giugno, perché le donne incinte sono troppo spaventate per raggiungere il centro. Resta impossibile per le nostre équipe raggiungere Nzako (150 km a Nord di Bangassou), e le informazioni che giungono da lì sono molto preoccupanti. Infine, anche il conflitto a Zemio, a est di Bangassou, sta peggiorando. 

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