Non abbiamo mai visto nulla di simile. Le nostre équipe vedono fiumi di persone che arrivano in condizioni terribili, molto traumatizzate e senza aver avuto accesso a cure mediche.

Pavlo KolovosCapo missione MSF in Bangladesh
11 Settembre 2017

Sale il numero di rifugiati Rohingya che scappano in Bangladesh e hanno urgente bisogno di assistenza, mentre si aggrava la già disastrosa situazione umanitaria lungo il confine con il Myanmar. Stiamo ampliando il nostro intervento, ma serve un aumento dell’assistenza su larga scala.

Oltre 290.000 persone sono entrate in Bangladesh per scappare dalla violenza nello Stato di Rakhine, in Myanmar. Questa cifra - che si somma alle 75.000 persone arrivate da quando la violenza è iniziata, a ottobre 2016 - rappresenta uno dei più grandi afflussi di Rohingya in Bangladesh. La maggior parte dei nuovi arrivati risiede in baraccopoli già esistenti, in campi delle Nazioni Unite, in tre nuove baraccopoli che sono emerse di recente o nella comunità ospitante. Molti rifugiati sono però bloccati in terre di nessuno al confine con il Myanmar. Anche prima del più recente afflusso, molti rifugiati Rohingya in Bangladesh vivevano in condizioni di insicurezza, sovraffollamento e mancanza di igiene, con poca protezione dalle intemperie.

Mai visto nulla di simile

“In tanti anni, non abbiamo mai visto nulla di simile”, dichiara Pavlo Kolovos, capo missione di MSF in Bangladesh. “Le nostre équipe vedono fiumi di persone che arrivano in condizioni terribili, molto traumatizzate e senza aver avuto accesso a cure mediche. Molti dei nuovi arrivati hanno bisogni medici seri, come ferite dovute alla violenza gravemente infette e complicazioni ostetriche in stadio avanzato. Senza un aumento del supporto umanitario, i potenziali rischi per la salute sono altissimi”.

Un padre di 49 anni ha raccontato a MSF: Sono scappato di casa con tutta la famiglia, ma mio figlio è stato colpito mentre fuggiva. L’ho portato in ospedale qui in Bangladesh, ma ho lasciato gli altri membri della mia famiglia nascosti nella foresta in Myanmar, senza un riparo. Sono giorni che non li sento. Non so cosa fare, sono disperato”.

Abbiamo aperto un secondo reparto di degenza in una delle due cliniche esistenti nell’area di Kutupalong per far fronte all’aumento dei pazienti, grazie anche all’arrivo di nuovi infermieri, ostetrici e medici. Stiamo inoltre supportando i trasferimenti in altri ospedali, fornendo ambulanze attive 24 ore su 24. Mentre due équipe mobili sono all’opera per valutare i bisogni medici e trattare i feriti, Stiamo per metterne in campo altre tre entro la prossima settimana.

In più, abbiamo installato temporaneamente alcuni punti per l’approvvigionamento di acqua potabile nell’insediamento di Kutupalong, dove ha anche distribuito beni essenziali, materiali per la costruzione di latrine e 7.500 saponette antibatteriche.

“Siamo allarmati perché in Myanmar centinaia di migliaia di persone ancora non hanno accesso alle cure sanitarie e non ci sono attori che attualmente siano in grado o siano autorizzati ad agire sul campo”, prosegue Kolovos. “Poiché i tassi di vaccinazione nello Stato di Rakhine, nel nord del Myanmar, sono molto bassi, una delle priorità dovrebbe essere l’aumento delle campagne vaccinali contro il morbillo e altre malattie per i nuovi arrivati. Servono maggiori sforzi per affrontare gli alti livelli di malnutrizione tra i Rohingya arrivati in Bangladesh prima di questo afflusso, così come tra quelli che si trovano nello Stato di Rakhine”.

Nonostante siano in corso alcune distribuzioni di cibo, molti rifugiati hanno ricevuto solamente delle razioni di biscotti secchi e preoccupa l’accesso all’acqua pulita. “Quando sono arrivata, mi hanno dato 7 sacchetti di biscotti per nutrire i miei figli. È tutto ciò che hanno mangiato”, racconta un padre di quattro bambini, arrivato tre giorni fa. “Al momento io e la mia famiglia viviamo in una scuola, ma ci hanno detto che dobbiamo lasciarla. Non so dove andremo”.

Il nostro intervento in Bangladesh e Myanmar

MSF lavora in Bangladesh dal 1985. Vicino all’insediamento di Kutupalong nel distretto di Cox’s Bazar, MSF gestisce due cliniche che offrono cure sanitarie di base e di emergenza, così come servizi di degenza e ambulatoriali ai rifugiati Rohingya e alla comunità locale. Nel 2016, le équipe di MSF hanno eseguito 89.954 visite ambulatoriali, 2.491 ricoveri e 4.559 consultazioni di salute mentale. Le équipe hanno inoltre trattato 103 vittime di violenza sessuale, più del doppio della cifra registrata nel 2015. Inoltre, sono state eseguite 15.194 consultazioni prenatali. MSF lavora inoltre nella baraccopoli di Kamrangirchar, nella capitale Dhaka, fornendo cure di salute mentale, di salute riproduttiva, servizi di pianificazione familiare e consultazioni prenatali, e gestendo un programma di salute sul posto di lavoro per gli operai.

MSF lavora in Myanmar da 25 anni, collaborando con il Ministero della Salute e dello Sport (MoHS) per fornire cure ai pazienti affetti da HIV e tubercolosi (TB), cure sanitarie di base, e vaccinazioni. Nello Stato di Rakhine, MSF solitamente opera attraverso delle cliniche mobili che forniscono consultazioni mediche di base in alcuni villaggi e nei campi sfollati, e organizza trasferimenti di emergenza presso gli ospedali del MoHS. MSF inoltre supporta la fornitura di trattamenti per l’HIV negli ospedali del MoHS nel nord di Rakhine. Nel Rakhine centrale, MSF tratta pazienti affetti da tubercolosi in collaborazione con il programma nazionale per la TB.

Fino a metà agosto, MSF ha fornito servizi sanitari nelle municipalità di Pauktaw, Sittwe, Ponnagyun, Maungdaw e Buthidaung. Ma le attività mediche di MSF nello Stato di Rakhine sono state sospese a partire dalla metà del mese a causa della mancanza di autorizzazioni per gli spostamenti. Questa situazione lascia migliaia di pazienti nello Stato di Rakhine con un limitato se non assente accesso alle cure mediche, inclusi i malati cronici e i casi di emergenza. MSF continua le proprie attività nella municipalità di Maungdaw.

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