13 Ottobre 2017

Esprimiamo preoccupazione e sdegno per le condizioni di decine di migranti in attesa di accedere alla procedura di asilo a Bolzano ai quali non viene garantita un’accoglienza dignitosa, come previsto dalle normative nazionali ed europee. Tra loro, minori non accompagnati, donne sole, famiglie con bambini, persone malate, costretti a vivere nei parchi o sotto i ponti, senza riparo, servizi igienici e con accesso limitato alle cure mediche.

A Bolzano una normativa provinciale, la cosiddetta “circolare Critelli”, dispone che l’accoglienza sia negata a tutte le persone, inclusi i casi vulnerabili, che provengono da altri stati europei o regioni italiane dove avrebbero potuto chiedere asilo. Sono quindi esclusi tutti coloro che non rientrano nelle quote di richiedenti asilo assegnate ai territori locali al momento degli sbarchi. Oggi il Trentino Alto Adige accoglie solo il 2% del totale di persone accolte a livello nazionale.

“A Bolzano le persone escluse dall’accoglienza sono assistite solo dai gruppi di volontari locali, SOS Bozen e Antenne migranti, che le informano sui loro diritti orientandole ai servizi territoriali, e distribuiscono beni di prima necessità, alcuni dei quali, come sacchi a pelo e kit igienico-sanitari, donati da MSF” spiega Giuseppe De Mola, referente per il programma migrazione di MSF. “Per il resto vivono in condizioni indegne, allontanate con la forza dai loro ripari di fortuna, gli effetti personali sequestrati, le aree in cui hanno sostato per la notte recintate per impedirne la permanenza.”

In questo contesto di esclusione, tra il 7 e l’8 ottobre ha perso la vita il piccolo Adan, bambino di nazionalità irachena affetto da distrofia muscolare, per le complicazioni seguite a una caduta dalla sua sedia a rotelle. La sua famiglia, composta dai genitori e da altri tre bambini di 6, 10 e 12 anni, si era vista negare l’accoglienza per una precedente permanenza in Svezia, e dal primo ottobre viveva in sistemazioni precarie, nel parco della stazione, nell’atrio della chiesa Evangelica o in camere d’albergo pagate per qualche notte dai volontari.

“Il caso di Adan dimostra le possibili conseguenze del mancato accesso dei richiedenti asilo ai diritti fondamentali, negati da una circolare della Provincia che andrebbe immediatamente revocata”, continua De Mola di MSF. “L’accanimento delle autorità locali verso persone tutelate da leggi nazionali e internazionali, ma costrette a vivere in strada e a subire sgomberi continui, è inaccettabile. E la situazione non potrà che peggiorare con l’arrivo dell’inverno”.

Ma il caso di Bolzano non è isolato in Italia, come già documentato nel rapporto “Fuori Campo” nel 2016. Richiedenti asilo lasciati senza accoglienza sono attualmente presenti in diverse località alle frontiere settentrionali dell’Italia e in prossimità dei grandi centri di prima accoglienza nel Sud.

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