14 Luglio 2017

In risposta al violento conflitto scoppiato nella regione del Gran Kasai, in Repubblica Democratica del Congo (DRC), dove è in corso una delle più gravi crisi umanitarie del momento con un impatto devastante sulla popolazione civile, abbiamo fornito assistenza sanitaria d’emergenza e di base a 4.200 pazienti, nell’area di Kananga (provincia del Kasai centrale) e a Tshikapa (provincia del Kasai).

Dal 10 maggio a inizio luglio, abbiamo curato 198 pazienti nel nostro reparto di emergenza a Kananga (città di 750.000 persone), di cui un terzo era vittima della violenza. Per 107 pazienti è stato necessario il ricovero nell’ala di traumatologia da noi gestita nella struttura. La metà di loro aveva ferite da arma da fuoco e un altro 15% traumi da violenza, come ferite da coltello o machete.

Abbiamo riabilitato completamente l’ala di traumatologia dell’ospedale e aumentato la sua capacità da 25 a 49 posti letto costruendo una nuova estensione. Il servizio è ora totalmente gestito dall’équipe di MSF, composta da personale internazionale e locale, come struttura indipendente all’interno dell’ospedale pubblico. Tutti i servizi sanitari forniti da MSF sono gratuiti.

“Gli accordi tra MSF e il Ministero della Salute stabiliscono che l’ospedale e le cliniche mobili sono gestiti unicamente da MSF. Le prestazioni sanitarie si basano esclusivamente sui bisogni medici, valutati dal personale sanitario. Nessuna arma, che appartenga ai singoli individui o alle forze armate, è tollerata all’interno dell’edificio. Nessun paziente può essere arrestato mentre si trova nella struttura ospedaliera o durante un rinvio. MSF garantisce ai pazienti assoluta confidenzialità come previsto dall’etica medica”, dichiara Barbara Turchet, vice capomissione di MSF.    

Dalla seconda settimana di giugno, abbiamo lavorato anche nella zona urbana di Tshikapa, supportando tre centri sanitari e un ospedale in diverse aree della città. Stiamo fornendo assistenza medico-umanitaria ai gruppi più vulnerabili, come i bambini sotto i cinque anni di età, le donne incinte e in allattamento, i feriti e le persone che si trovano in situazioni di emergenza medica e chirurgica. Tra l’8 giugno e il 2 luglio, abbiamo trattato 266 bambini malnutriti grazie a un centro di alimentazione terapeutica ospedaliero e due centri ambulatoriali. Le équipe mediche hanno effettuato 787 consultazioni a bambini al di sotto dei cinque anni di età, assistito 120 nascite, trattato 45 persone con ferite di guerra – tra cui 4 bambini con ferite da arma da fuoco e 10 con ferite da machete – e abbiamo ricevuto 5 casi di violenza sessuale.

Inoltre, gestiamo una clinica mobile a Kananga e tre lungo gli assi intorno alla città, verso Tshikapa e Demba, che finora hanno fornito 2.757 consultazioni mediche alle persone che sono fuggite dalle proprie case e vivono nella foresta. La settimana scorsa, le équipe di MSF hanno anche avviato attività mediche nella periferia della città di Tshikapa. 

“Siamo consapevoli che la risposta di MSF è insufficiente rispetto alle necessità stimate e stiamo cercando dei modi per aumentare la nostra risposta medica e umanitaria,” ha detto Nicholas Papachrysostomou, coordinatore dell’emergenza per MSF a Tshikapa.

Negli ultimi tre mesi MSF ha lavorato anche in Angola, nella provincia di Dundo, nei due campi rifugiati di Mussengue e Cacanda che ospitano più di 27.000 persone provenienti dal Kasai. Le équipe di MSF hanno allestito due cliniche, dove hanno già effettuato più di 12.000 consultazioni mediche, e stanno anche supportando l’ospedale pediatrico (che si concentra sulla malnutrizione infantile sia nella comunità ospitante che tra i rifugiati, e su pazienti adulti gravi). MSF ha recentemente completato una campagna di vaccinazione per oltre 5.000 bambini (morbillo, febbre gialla, polio e pentavalente), ha fornito acqua e ha avviato la costruzione di latrine, anche se l’acqua potabile e i servizi igienici rimangono una sfida.

MSF lavora in Repubblica Democratica del Congo da 35 anni, fornendo assistenza sanitaria alle vittime di conflitti e violenza, ai rifugiati e alle persone colpite da epidemie. È attualmente presente in 11 province in tutto il paese. L’organizzazione ha lavorato nella provincia del Gran Kasai in diverse occasioni, per esempio per rispondere alle epidemie di Ebola a Kampungu nel 2007 e nel 2008; per fornire assistenza ai lavoratori migranti espulsi dall’Angola nel 2007, e per effettuare campagne di vaccinazione d’emergenza.    

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