22 Marzo 2007

 

 

 

Roma/Ginevra, 22 marzo 2007- In occasione della giornata mondiale della tubercolosi che si celebra il 24 marzo, l’associazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere lancia l’allarme: anche in condizioni ottimali le cure oggi disponibili sarebbero efficaci in appena la metà dei pazienti colpiti dalle sempre più diffuse forme di tubercolosi resistente ai farmaci.

La tubercolosi rimane una delle malattie mortali più diffuse (9 milioni di nuovi contagi l’anno e 2 milioni di morti) e più trascurate dalla ricerca medica. Gi sforzi per trovare farmaci e test diagnostici più efficaci sono quasi nulli e il personale medico è privo di strumenti efficaci per assistere i malati. L’unico test diagnostico abbastanza semplice da essere usato su larga scala risale alla fine dell’800, mentre la terapia più diffusa risale a metà del secolo scorso. Il quadro è particolarmente drammatico quando si ha a che fare con pazienti colpiti contemporaneamente da TB e HIV/AIDS.

“Quando abbiamo un paziente con una forma di tubercolosi resistente ai principali farmaci usati generalmente, siamo costretti a tornare indietro e a somministrare farmaci di vecchia generazione che hanno costi elevatissimi oltre i 15mila dollari, che impongono una terapia di durata molto più lunga e che per di più sono tossici e provocano gravi effetti collaterali”, dice Jessica Adam che assiste i pazienti del programma di lotta alla TBC di MSF in Uzbekistan.

Oggi MSF cura più di 20mila persone affette da TBC in oltre 40 Paesi.

Uno sforzo particolare è dedicato ai pazienti colpiti da tubercolosi resistente ai farmaci. Dal 1999 MSF ha seguito centinaia di pazienti colpiti da questa forma sempre più diffusa in diversi Paesi. Nonostante gli enormi sforzi, i risultati sono deludenti: solo il 55% dei pazienti con TBC resistente è riuscito a completare i 18/24 mesi di trattamento in ospedale. Gli altri sono morti, non hanno tratto benefici dal trattamento oppure hanno abbandonato la cura a causa dei pesanti effetti collaterali, dell’isolamento forzato o di altre gravi difficoltà legate alla terapia.

Anche la diagnosi della TBC multi-resistente ai farmaci è molto difficile: la maggior parte dei Paesi poveri non ha accesso ai sofisticati strumenti necessari. Ma anche nei pochi contesti in cui le attrezzature sono disponibili ci vogliono fino a 8 settimane per ottenere un risultato. Nei casi di pazienti già ammalati di Aids questa attesa può significare la differenza tra la vita e la morte.

“Nei contesti dove assistiamo tanti malati di HIV/Aids il rischio di una diffusione a macchia d’olio della tubercolosi resistente ai farmaci è terrificante – dice Liesbet Ohler, medico di MSF nella baraccopoli di Mattare, vicino a Nairobi in Kenya -. Trattare la TBC e l’Aids insieme è incredibilmente frustrante perché i diversi farmaci utilizzati hanno interazioni pericolose che scatenano effetti collaterali pesantissimi, senza parlare dell’enorme quantità di pillole che i pazienti sono costretti a prendere”.

L’anno scorso in Sudafrica è esplosa un’epidemia di una nuova forma di tubercolosi ancora più resistente ai farmaci (extensively drug-resistant-XDR) che ha sollevato preoccupazioni a livello internazionale circa l’estensione di questa crisi e l’urgenza di trovare soluzioni. Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti. È necessario che l’Organizzazione Mondiale della Sanità guidi uno sforzo concreto per sviluppare nuove strategie contro questa malattia.

Nonostante l’evidente urgenza, gli sforzi in corso per sviluppare nuove terapie e nuovi test diagnostici sono del tutto insufficienti. Un’analisi condotta da MSF dimostra che nessuno degli studi attualmente in corso produrrà risultati significativi in tempi ragionevoli. Alla base di tutto c’è anche un incredibile gap tra i soldi che sarebbero necessari per realizzare sforzi concreti (almeno 900 milioni di dollari) e i fondi effettivamente investiti (206 milioni di dollari).

Dal Rapporto sulle crisi dimenticate curato da MSF Italia e dall’Osservatorio di Pavia è emerso che le edizioni di punta dei Tg italiani hanno dedicato alla Tubercolosi appena 3 notizie in tutto il 2006. L’allarme aviaria (una pandemia per fortuna per ora solo temuta con appena 80 morti in tutto) ha invece conquistato ben 416 servizi. Non stupisce, dunque, che per l’aviaria si siano attivati immediatamente ingenti finanziamenti per la ricerca di un vaccino e di una cura, mentre i 2 miliardi di pazienti affetti da TBC dimenticati dai media e dalla ricerca continuano ad aspettare una cura efficace.

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