15 Agosto 2014

In un incontro organizzato oggi dall’associazione di giornalisti “Association des Correspondents Auprès des Nations Unies” (ACUNU) a Ginevra, la Dott.ssa Joanne Liu, Presidente di MSF International, ha raccontato la sua recente visita in Guinea, Sierra Leone e Liberia, condividendo quello a cui le équipe MSF stanno assistendo e cosa è necessario fare affinché l’epidemia possa essere mantenuta sotto controllo.

“L’epidemia si trova in fasi diverse nei tre paesi. Se la situazione in Guinea si è in qualche modo stabilizzata, l’epidemia in Sierra Leone e Liberia è ancora fuori controllo.

In generale, ci troviamo di fronte a uno scenario completamente nuovo rispetto a ciò a cui abbiamo assistito nel passato. È un’epidemia aperta che raggiunge zone urbane, non confinata a pochi villaggi come nelle epidemie passate. Tutto ciò va oltre l’Ebola, perché la situazione sta distruggendo i sistemi sanitari in intere aree della Liberia e della Sierra Leone. Abbiamo bisogno urgente di nuove strategie per far fronte a questa realtà.

Alcuni operatori sanitari sono stati infettati e molti altri sono fuggiti terrorizzati. In alcune zone, la gente bussa alle nostre porte con un disperato bisogno di assistenza medica. Senza un’assistenza sanitaria di base è molto probabile che assisteremo a decessi per malattie comuni come malaria e diarrea. A Monrovia, abbiamo visto donne rivolgersi alle nostre équipe in cerca di assistenza per partorire, avendo trovato le strutture sanitarie nazionali chiuse. Sei di loro, che avevano bisogno di cure ostetriche, hanno perso i loro bambini.

Nel frattempo, le nostre équipe nei Centri per il Trattamento dell’Ebola in Sierra Leone e Liberia stanno lavorando al massimo delle loro capacità.

A Kailahun, in Sierra Leone, oggi c’è un bisogno urgente di seguire circa 2.000 persone che hanno avuto contatti con pazienti malati di Ebola. Hanno tutti bisogno di controllo. Ma siamo riusciti a seguirne solamente 200. Abbiamo notizie di decessi nella comunità, ma non abbiamo la capacità di andare a verificare.

A Foya, in Liberia, ieri abbiamo avuto 137 pazienti sospetti di Ebola nel centro dove operiamo, che ha una capacità di soli 40 letti. Non solo l’equipe medica è travolta dalla mole di lavoro, ma anche il laboratorio ha un arretrato di test di casi sospetti. Nella capitale della Liberia, Monrovia, stiamo per aprire un Centro per il Trattamento dell’Ebola con 120 posti letto. Ci troviamo in un territorio del tutto nuovo nella storia dell’Ebola. Non abbiamo mai gestito o aperto centri così grandi.

Stiamo anche attuando nuove strategie, adattandole alla situazione. Per esempio, stiamo cercando di fare in modo che i pazienti nei reparti di isolamento possano rimanere in contatto con le loro famiglie per non essere completamente separati dai loro affetti. Abbiamo anche lavorato a stretto contatto con le famiglie, per fornire loro aiuto quando i corpi devono essere seppelliti, affinché possa essere fatto in maniera sicura ma con dignità.

Questo è importante. C’è un lato molto umano di questa crisi che deve essere preso in considerazione nel curare i pazienti, nell’aiutare le famiglie e nel creare fiducia all’interno delle comunità.

MSF, però, ha risorse limitate. In questi paesi è necessario un maggior aiuto per migliorare la possibilità di raggiungere le comunità, il controllo epidemiologico e la cura dei pazienti. C’è bisogno di più staff con capacità di agire sul terreno per contribuire ad attuare e ideare nuovi approcci e strategie.

Non si tratta solo di avere più epidemiologi, medici e specialisti di Ebola, ma anche persone esperte nella risposta alle emergenze e ai disastri, seppur con poca o nessuna esperienza di Ebola. Queste persone sono assolutamente necessarie per sopperire alle enormi carenze in settori quali il supporto ospedaliero generale, il supporto al controllo dell’infezione, l’azione nelle comunità e la fornitura di strumenti, come i kit per disinfettare le case.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, la comunità internazionale in generale e le organizzazioni non governative devono incrementare rapidamente la loro capacità di risposta e inviare più personale. È necessario che la gestione e il coordinamento siano migliorati, ma anche che siano messe in campo strategie per raggiungere tutte le aree colpite e migliorare l’accesso generale all’assistenza sanitaria in zone dove il sistema è collassato.

Per avere successo, tutte le strategie da attuare - siano esse relative alla gestione di funerali sicuri, incoraggiamento alle persone a non nascondersi quando sono malate, tracciamento del contagio - avranno bisogno della comprensione e dell’accettazione da parte della popolazione.

A differenza di altre epidemie di Ebola che sono durate circa otto settimane, questa volta la risposta ha bisogno di un impegno di medio periodo che duri molti mesi”.

Notizie & Pubblicazioni correlate