12 Agosto 2009

L’innalzamento del livello delle acque e lo straripamento del Rio Grande hanno causato numerosi danni materiali, soprattutto alle popolazioni residenti. MSF ha partecipato alle operazioni di soccorso.

 

Bertrand Rossier, capo missione di Medici Senza Frontiere a Cotabato, racconta qual è la situazione

 

Bertrand ci puoi descrivere cosa è accaduto a Cotabato, zona colpita dalle inondazioni, dove l’equipe di MSF svolge le sue attività?
La regione è stata colpita per giorni e giorni da piogge intense. Tutti eravamo preoccupati perché vedevamo il livello del fiume salire giorno dopo giorno. Siamo rimasti naturalmente in contatto con le autorità sanitarie locali per confermare la nostra disponibilità a intervenire in caso di necessità. Venerdì scorso la situazione è divenuta molto critica, il livello del fiume era allarmante e abbiamo quindi cominciato a valutare la situazione. Sabato, il fiume è straripato, obbligando migliaia di civili ad abbandonare le proprie abitazioni. A nord della città, alcuni ponti sono crollati e le strade sono rimaste bloccate.

Come avete deciso di intervenire?
Abbiamo immediatamente iniziato a lavorare con una clinica mobile nelle zone più colpite e abbiamo svolto 200 consultazioni mediche. Molti dei pazienti presentavano delle ferite agli arti inferiori causate dalle numerose ore di cammino nelle zone inondate. La risposta delle autorità è stata tempestiva e gli sfollati si sono potuti riunire in delle aree apposite dove hanno potuto ricevere assistenza e cure mediche. Eravamo molto preoccupati per le popolazioni rimaste isolate a nord della città. Abbiamo quindi organizzato una missione esplorativa per renderci conto dei danni causati dalla pioggia e dalle inondazioni.

Sei tornato ieri da questa missione esplorativa, cosa avete potuto constatare?
Le popolazioni locali hanno una capacità di adattamento e di sopravvivenza impressionante. Gli abitanti sono ritornati nelle proprie case come se non si fossero mai mossi. Solo i segni sulle case ricordano l’inondazione. Non abbiamo infatti riscontrato la presenza di ulteriori danni. Al contrario, è preoccupante la situazione dei raccolti distrutti, soprattutto di riso, che in alcune località sono andati persi fino al 70%. Tutto questo aggrava ulteriormente le condizioni della popolazione già vulnerabile e profondamente segnata dal conflitto in corso.

 

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