6 Ottobre 2016

Da più di tre mesi dalla chiusura del confine tra Giordania e Siria, a migliaia di siriani continua ad essere negato l’accesso alle cure mediche essenziali in Giordania in due zone cruciali, dichiara MSF.

Oltre 75.000 siriani – tre quarti dei quali sono donne e bambini – sono bloccati in un’area desertica chiamata “Berm” al confine nord-orientale della Giordania. Durante il breve periodo in cui MSF è riuscita a operare in questa zona, a maggio e giugno, la propria équipe medica ha riscontrato gravi bisogni medici, soprattutto tra i bambini affetti da malnutrizione e diarrea. Ora MSF ha avuto notizia della diffusione di una malattia, ma senza accesso all’area non è possibile identificare quale sia né curare le persone.

“Notizie non verificate parlano della diffusione di una malattia respiratoria, che si manifesta con tosse persistente e ha causato diversi decessi” ha detto Natalie Thurtle, responsabile medico di MSF. “In un contesto senza vaccinazioni, c’è il rischio che questa malattia possa essere pertosse. Questi casi possono essere identificati e curati soltanto visitando di persona i pazienti”.

L’esplosione di un’autobomba vicino al Berm il 21 giugno ha spinto la Giordania a chiudere completamente i suoi confini con la Siria, costringendo MSF a interrompere le operazioni nel Berm dopo soli 23 giorni. La chiusura del confine ha esacerbato una situazione umanitaria già catastrofica per i siriani bloccati nel Berm, che sono a corto di acqua e cibo e vivono in condizioni igieniche precarie. Sebbene abbiano ricevuto alcune distribuzioni limitate di acqua e, una sola volta, assistenza alimentare, da giugno non hanno beneficiato di alcuna cura medica.

“I siriani bloccati nel Berm stanno vivendo in condizioni disperate in un deserto privo di qualsiasi vegetazione, dove le temperature si alzano fino a 50 gradi in estate e dove gli inverni sono molto rigidi e freddi” ha detto Luis Eguiluz, capo missione MSF in Giordania. “Come prima cosa hanno bisogno di ricevere un aiuto umanitario ampio e prolungato, che comprenda l’accesso senza limitazioni a cure mediche essenziali e di qualità”.

Alla luce dell’attuale disperata situazione nel Berm, MSF chiede al governo giordano di rimuovere le restrizioni sugli aiuti umanitari e permettere all’équipe medica di MSF di accedere al Berm, così da poter valutare direttamente i bisogni medici dei siriani bloccati lì. MSF sottolinea che non sosterrà alcuna proposta che preveda di respingere o riportare i siriani in Siria, o che non consenta la possibilità di fornire  cure mediche di qualità in modo imparziale. MSF rinnova la sua richiesta di trovare una soluzione a lungo termine alla situazione umanitaria dei siriani intrappolati al Berm.

Sull’altra estremità del confine siro-giordano, a più di 250 chilometri a est del Berm, ai feriti di guerra siriani è ancora negato l’accesso dalla Siria meridionale al programma di chirurgia d’urgenza di MSF nella città giordana di Ramtha. Tra il settembre del 2013 e la chiusura delle frontiere a giugno, più di 2.400 feriti siriani sono passati dal pronto soccorso dell’ospedale di Ramtha, ma adesso le sale operatorie e i reparti sono quasi vuoti.

“Oggi il nostro ospedale è quasi vuoto, con solo nove pazienti, mentre sappiamo che i feriti siriani sono a soli cinque chilometri ma non possiamo curarli a causa di questa barriera” ha detto Michael Talotti, coordinatore del progetto MSF. “Ti senti veramente impotente, sapendo che i feriti aumentano continuamente mentre il pronto soccorso e le sale operatorie restano vuote”.

Dal 21 giugno MSF ha documentato 56 casi di feriti di guerra siriani con bisogno urgente di essere evacuati a cui è stato negato il permesso di entrare in Giordania. Undici di questi feriti erano bambini di età compresa tra i 3 e i 14 anni.

MSF rinnova il suo appello al governo giordano per permettere l’immediata ripresa delle evacuazioni mediche dei feriti di guerra siriani attraverso i confini nord-occidentali della Giordania, così da offrire loro l’opportunità di ricevere cure mediche salvavita di cui non dispongono in Siria.

Leggi la testimonianza di Carla, ostetrica MSF

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