18 Luglio 2012

Joan Arnan, lavora da 5 mesi ad Haiti per coordinare la risposta di Medici Senza Frontiere all'epidemia di colera che, dall'ottobre 2011, affligge il Paese. In questa intervista spiega la risposta messa in atto dalle équipe di MSF e parla delle difficoltà del Ministero della Salute haitiano e dei suoi partner internazionali a far fronte all'epidemia. L'inadeguatezza del sistema di sorveglianza epidemiologica impedisce una risposta adeguata nei luoghi più strategici e l'assenza di servizi per il colera all’interno delle strutture sanitarie nazionali, in concomitanza con il ritiro di numerose ONG a causa della diminuzione dei finanziamenti internazionali crea, a livello nazionale, un ostacolo per la lotta efficace contro l'epidemia.

 

Lavora per MSF a Haiti da 5 mesi. Come è evoluta la malattia nel corso di questi ultimi mesi?

Quando sono arrivato a Haiti, a febbraio, il Paese aveva già conosciuto tre picchi epidemici: il primo tra ottobre e dicembre 2010, il secondo tra marzo e maggio 2011 e il terzo tra settembre e novembre 2011. Oltre 500.000 persone sono state colpite, cioè il 5% della popolazione, e circa 7.000 persone sono decedute. Questa epidemia è nuova per Haiti ed è ancora difficile prevedere quale andamento avrà. Comunque, appena piove, gli scarichi fognari traboccano e favoriscono l'esposizione alla malattia mentre la popolazione non ha nemmeno i mezzi per applicare le misure igieniche necessarie alla prevenzione. Nei campi, dove tuttora vivono circa mezzo milione di persone scampate al terremoto del gennaio 2010, meno di un terzo ha accesso all’acqua potabile e soltanto l'1% ha ricevuto del sapone, lo scorso aprile.

Al mio arrivo, ci aspettavamo quindi una recrudescenza dei casi, con l'arrivo della stagione delle piogge. A partire da aprile il numero dei pazienti all’interno dei nostri Centri per il Trattamento del Colera (CTC) ha cominciato ad aumentare fino a raggiungere un picco alla fine del mese di maggio. Dall'inizio dell'anno, abbiamo curato oltre 10.000 pazienti, oltre il 70% dei casi di colera registrati a Port-au-Prince al momento del picco epidemico. Oggi le nostre équipe osservano una diminuzione del numero dei casi di colera a Port-au-Prince e Léogane, ma la situazione sanitaria rimane critica e dopo due anni dall'inizio dell'epidemia, MSF si fa ancora carico di una grande parte dei pazienti nella capitale. Ciò è indicativo di una serie di problemi nella gestione dell'epidemia a livello nazionale.

Ha fatto riferimento a problemi di gestione dell'epidemia a livello nazionale al momento dell'ultimo picco epidemico. Ci può spiegare meglio?

Nella zona metropolitana di Port-au-Prince, che raggruppa quasi un terzo della popolazione del Paese, le strutture sanitarie pubbliche non hanno integrato i servizi per il trattamento del colera all’interno della propria offerta sanitaria. Ciò significa che se vi presentate in un ospedale pubblico con i sintomi del colera, sarete rinviato verso un CTC di una ONG. Nel dipartimento dell'Artibonite, dove sono stati censiti circa il 20% dei casi di colera dall'inizio dell'epidemia, alcuni CTC hanno difficoltà di forniture di materiale medico e parte del personale non riceve il salario da gennaio. Questo ha delle conseguenze dirette sulla cura dei pazienti. Ma queste situazioni contrastano con l'esperienza positiva nel dipartimento del Nord, dove le autorità sanitarie locali hanno saputo rispondere in maniera efficace all'ultimo picco epidemico e questo pone degli interrogativi sulla volontà politica delle autorità nazionali di voler mettere in funzione un sistema nazionale efficace di lotta contro il colera.

Questo è tanto più problematico perché le ONG che lavorano per la cura del colera, sia a livello sanitario che della prevenzione mediante attività connesse con l'acqua, l'igiene e la potabilizzazione, sono sempre meno numerose a causa della diminuzione dei finanziamenti internazionali. Ci sono sempre meno attori mobilitati nella lotta contro il colera mentre la popolazione è sempre vulnerabile alla malattia. Inoltre, c'è da costatare una carenza da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel sostegno al governo haitiano per mettere in opera un sistema di sorveglianza epidemiologica efficace e reattivo, che permetterebbe di adattare la risposta al colera nei luoghi più strategici dell’isola. L'importanza della coordinazione dei differenti attori per rispondere alle epidemie di colera, dipende dalla qualità e affidabilità dei dati epidemiologici, per consentire di adattare la risposta nelle località più strategiche.

Come far fronte a questa situazione nei mesi futuri?

In quanto organizzazione non governativa medico umanitaria, MSF non intende sostituirsi alle responsabilità del Ministero della Salute e dei suoi partner internazionali nella gestione dell'epidemia a livello nazionale. Possiamo invece fornire un valore aggiunto alle autorità sanitarie haitiane in periodo di picco epidemico, oltre al nostro sostegno tecnico e logistico alle strutture sanitarie haitiane per facilitare l'integrazione dei servizi per il colera: farlo permetterebbe di aumentare la capacità e decentralizzare il più possibile, in modo che i pazienti possano avere rapido accesso ai trattamenti. Il colera può uccidere in poche ore. È quindi imperativo che i centri di cura specializzati siano accessibili così che i pazienti vi siano trasportati il più rapidamente possibile appena compaiono i primi sintomi.

A quasi due anni dall'inizio dell'epidemia, attendiamo ancora azioni concrete che dimostrino finalmente il coinvolgimento delle autorità sanitarie haitiane e della comunità internazionale nella lotta contro l'epidemia. La creazione di un piano di contingenza nazionale, l'integrazione dei servizi per il colera nelle strutture di sanitarie pubbliche, la messa in opera di un sistema di sorveglianza epidemiologica efficace e l'incremento delle attività legate all'acqua, l'igiene e la potabilizzazione: queste le azioni da mettere in atto rapidamente per lottare in maniera efficace contro il colera a Haiti.

 

Dall'inizio dell'epidemia nell'ottobre 2010, il colera ha ucciso oltre 7.300 persone su circa 575.000 casi recensiti (fonti MSPP). MSF ha messo in opera, dalla conferma dei primi casi, un'operazione senza precedenti in tutto il Paese curando, solo loro, oltre il 30% del totale dei pazienti.

Oggi, MSF continua a prendersi cura delle persone colpite dalla malattia per mezzo di 5 CTC suddivisi tra Port-au-Prince e Léogane, e si adopera per un maggior coinvolgimento delle autorità sanitarie nazionali e dei loro partner internazionali nella lotta contro il colera.

 

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