24 Ottobre 2012

Oltre 350.000 sopravvissuti al terremoto vivono a tutt'oggi nei campi di Port-au-Prince e migliaia di persone abitano nelle baraccopoli, dove le condizioni sanitarie sono terribili e il rischio di contrarre la malattia è molto elevato. Le persone non dispongono ancora dei mezzi per implementare condizioni igieniche adeguate. Wilsème vive in un campo da quasi tre anni, ormai: "Viviamo in condizioni difficili, senza acqua pulita né sapone. Sappiamo di correre il rischio di ammalarci di colera, ma non abbiamo gli strumenti per proteggerci da questa malattia".

Dall'inizio dell'anno, oltre 12.000 pazienti sono stati curati nei cinque centri per il trattamento del colera (CTC), gestiti da Medici Senza Frontiere a Port-au-Prince e a Léogâne, città che dista una trentina di chilometri a ovest della capitale. "Il numero è in calo, rispetto ai 35.000 casi che abbiamo curato nello stesso periodo nel 2011 a Port-au-Prince", spiega Oliver Schulz, capomissione di MSF a Haiti. "Continuiamo a ricevere circa 250 nuovi casi a settimana nelle nostre strutture, ma resta ancora un numero molto alto", precisa, preoccupato.

I finanziamenti internazionali sono diminuiti, ostacolando così l'azione delle agenzie umanitarie che si occupano di fornire cure mediche, accesso all'acqua pulita e ai servizi sanitari. "Quest'anno MSF ha dovuto tenere sempre aperti tutti i suoi CTC, perché siamo ben lontani dallo sconfiggere il colera. Le misure di prevenzione e trattamento del colera sono insufficienti", continua Schulz. Due anni dopo lo scoppio dell'epidemia, la capacità di reazione del Ministero della Salute è ancora limitata. Di conseguenza, MSF ha trattato più del 70% dei casi registrati a Port-au-Prince, durante il picco più recente dello scorso maggio. Wilsème è uno di quei pazienti. È stato ricoverato d'emergenza: "Sono andato all'ospedale pubblico e lì mi hanno detto che non potevano curarmi. Sono stato mandato in uno dei centri di MSF, dove ho ricevuto le cure necessarie".

Solo dei risultati durevoli nella potabilizzazione dell’acqua renderanno possibile tenere sotto controllo il colera. "Ci vorrà del tempo. Ed è per questo che le cure per gli ammalati di colera rappresentano una sfida cruciale che le autorità haitiane devono affrontare immediatamente", spiega Schulz. Il colera è facilmente curabile, ma è fondamentale che i centri specializzati siano accessibili e che i pazienti siano ricoverati il prima possibile dopo la comparsa dei primi sintomi. Senza le cure adeguate, la malattia può far morire una persona nell’arco di poche ore. Bastano delle semplici misure per far inserire il trattamento del colera nei servizi forniti dalle strutture sanitarie di Haiti e ridurre, così, il numero di contagi e facilitare in futuro l'accesso dei pazienti alle cure.

MSF continua, quindi, a sostenere le autorità sanitarie haitiane nei periodi di picco e a fornire sostegno tecnico e logistico alle strutture sanitarie, con l'obiettivo di agevolare l'integrazione ed il trattamento del colera.

 

Dall'inizio dell'epidemia di colera nell'ottobre 2010, la malattia ha causato oltre 7.500 morti su i circa 600.000 casi accertati (più o meno il 6% della popolazione).

Appena ricevuta conferma dei primi casi, MSF ha avviato un'operazione senza precedenti nel paese. Tra ottobre 2010 e novembre 2011, l’organizzazione ha aperto più di 75 CTC in tutta Haiti. In quel periodo, sono stati impiegati 4.000 haitiani e 400 operatori internazionali per curare oltre 160.000 persone. 

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