15 Settembre 2010

“La decisione di costruire il Saint-Louis, un ospedale allestito all’interno di tende gonfiabili, è scaturita il 13 gennaio, il giorno dopo il terremoto. È stato uno sforzo logistico enorme, abbiamo lavorato 24 ore su 24 per raggiungere il luogo e costruire la struttura. E abbiamo effettuato la prima operazione chirurgica il 25 gennaio”.

Mi è subito venuto in mente un altro ospedale da campo di MSF che ho visto durante una missione nella Striscia di Gaza. Quello era composto da due tende ma il Saint-Louis è addirittura più impressionante! È un vero e proprio ospedale con 14 tende gonfiabili che ospitano 236 letti, tre sale operatorie, due unità di preparazione chirurgica, due unità di chirurgia generale e ortopedica, un reparto di terapia intensiva, un reparto per le ustioni più gravi e un pronto soccorso. È fornito delle più moderne attrezzature. Inoltre ha un laboratorio e un sistema di smaltimento dei rifiuti e uno per la sterilizzazione.

Curare i casi più urgenti
Il team del Saint-Louis è composto da 16 operatori internazionali e oltre 500 haitiani oltre a logisti, infermieri, dottori, chirurghi, anestesisti, barellieri, igienisti e amministratori. Ogni settimana, l’ospedale ammette una media di 100 pazienti e il personale effettua circa 300 visite, sia chirurgiche che mediche. Gestiamo i casi più urgenti che hanno bisogno di un immediato ricovero. Gli altri pazienti vengono curati negli ambulatori o trasferiti in altre strutture o cliniche di MSF.

Anche se adesso visitiamo meno vittime del terremoto, la mole del nostro lavoro non è diminuita e non possiamo ridurre il numero di letti come avevamo previsto. I pazienti del

post-terremoto che stiamo curando oggi sono quelli che non hanno avuto accesso alle cure mediche durante l’emergenza. Possono aver subito la rottura di un osso che non è stato messo a posto correttamente, per cui non hanno bisogno di interventi chirurgici di emergenza o controllo. Ma non ce ne sono molti.

Visitiamo prevalentemente persone che hanno avuto incidenti stradali o domestici, che sono state vittime di violenza (ferite d’arma da fuoco o da taglio, violenza sessuale), e pazienti con malattie croniche che hanno bisogno di essere stabilizzati. In un certo senso, le esigenze mediche di questi pazienti sono ancora legate all’impatto del terremoto. Le strade sono in pessime condizioni, disseminate da cumuli di macerie e i marciapiedi non sono percorribili. Tutti fattori che contribuiscono ad aumentare gli incidenti per le strade. Anche le condizioni di vita dei senzatetto – coloro che vivono nelle tende – possono causare incidenti domestici. Il risultato finale è che l’80% circa dei nostri pazienti nel reparto grandi ustionati sono bambini mentre il numero delle vittime di violenza non è aumentato.

La pressione è forte
Durante i tre mesi della mia missione, l’ospedale lavorava a pieno regime, dalle operazioni alle terapie, alle medicazioni, ai trapianti di pelle per le vittime di ustioni e al supporto mentale per chi ne aveva bisogno. L’unico momento in cui i nostri interventi sono diminuiti è stato quando è iniziata la stagione delle piogge, una stagione breve ma con una piovosità elevatissima. Abbiamo dovuto elevare le tende dell’ospedale. Gli interventi di chirurgia sono stati posticipati di una settimana e i pazienti non urgenti sono stati rimandati ad altre strutture di MSF. Abbiamo dovuto anche scavare canali di drenaggio, cumuli di ghiaia e preparare il sito, facendo i conti con i problemi di sicurezza e con la mole di lavoro in ospedale.

MSF ha risposto velocemente e in maniera efficace al terremoto grazie, soprattutto, allo staff haitiano e in particolare a coloro con i quali MSF collaborava già prima del terremoto. Erano già a lavoro nelle prime ore dopo la catastrofe. Io li ammiro soprattutto perché molti di loro hanno perso un componente della famiglia, un amico caro o le proprie case. Il giorno del terremoto, le equipe che già lavoravano a Haiti hanno soccorso i feriti nelle strade e effettuato operazioni chirurgiche nel cortile interno dell’ufficio di MSF, nell’ospedale La Trinité a Delmas 19 e, in seguito, nei container. Lo staff haitiano è ancora oggi molto coinvolto e impegnato. E molti di loro vivono ancora nelle tende.

La ricostruzione è troppo lenta 
Ad alcuni mesi dal terremoto, gran parte della popolazione colpita vive ancora nei campi in ricoveri di fortuna. Molti di questi siti si trovano a Port-au-Prince. Alcune famiglie sono tornate a vivere di fronte a ciò che resta delle loro case. Ci sono aiuti umanitari e cibo e nei campi è stato distribuito tutto l’occorrente, ma continuano a esserci difficoltà di organizzazione tra i vari attori impegnati negli aiuti.

Non ho visto segni tangibili di ricostruzione per tutto il tempo in cui sono stata a Port-au-Prince. C’è molta disoccupazione e lo scontento popolare sta aumentando. Le dimostrazioni sono sempre più frequenti e le tensioni aumentano. Ora che c’è la stagione delle piogge i senzatetto vivono nel fango. Le loro condizioni di vita si sono ulteriormente aggravate, anche se le vittime del terremoto nei campi hanno istituito dei comitati per risolvere alcuni problemi, come la gestione dei rifiuti. Per ora, le piogge non hanno creato problemi sanitari, ma l’affollamento e le condizioni malsane potrebbero causare problemi nel lungo periodo. Potrebbero diffondersi malattie come la diarrea e le infezioni respiratorie.

Un approccio atipico

L’ospedale Saint-Louis è stato allestito su un campo di calcio che abbiamo affittato da una scuola. È una struttura temporanea e siamo alla ricerca di un terreno dove poter costruire un ospedale vero, ma ci vorranno almeno tre anni. Fino ad allora, i reparti ospedalieri del Saint-Louis dovranno essere trasferiti presso altre strutture temporanee, come container o strutture modulari. MSF continuerà a lavorare a Haiti per diversi anni. Speriamo di essere sulla “health map” del paese e di poter collaborare con il Ministero della Sanità. Per MSF, si tratta di un’operazione un po’ atipica perché è a lungo termine. Ci auguriamo di poter supportare il processo di ricostruzione del sistema medico e sanitario, ma non intendiamo prendere il posto delle autorità nazionali.

Per ora, le strutture sanitarie haitiane non sono ancora in grado di gestire la situazione e il Ministero della Salute – anch’esso bisognoso di essere ricostruito – non può agire da solo. MSF continua a offrire assistenza medica ad ampio raggio, di alta qualità e, nella mia opinione personale, mirata perché si modella sull’entità del bisogno.

 

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