21 Ottobre 2016
Nelle zone più colpite di Haiti, Grande Anse e Sud, molti villaggi rimangono isolati dal resto del paese. Le équipe di MSF che sono riuscite ad accedere alle zone colpite, anche grazie a cliniche mobili via elicottero, hanno visitato pazienti che, a distanza di due settimane, presentano ancora ferite infette, fratture e malattie conseguenti all’uragano. In questi villaggi, l’accesso alle cure mediche, già difficile, è praticamente impossibile per i feriti. 
 
Cibo, acqua e ripari sono i bisogni maggiori. Molte persone non hanno ancora cibo a sufficienza. Molte riserve d’acqua, pozzi o sorgenti sono danneggiati o distrutti. MSF sta fornendo acqua pulita - fondamentale per evitare malattie come diarrea, infezioni gastro-intestinali e colera - installando serbatoi, distribuendo tavolette di cloro e ripulendo le fonti. In molti hanno iniziato a ricostruire case di fortuna, ma la scarsa qualità del materiale disponibile non basta a proteggerli dalle piogge torrenziali.
 
Senza cibo, acqua e ripari adeguati, larga parte della popolazione vive in condizioni estreme. Questi tre fattori influenzano lo stato di salute generale, a sua volta peggiorato dal mancato accesso alle cure. MSF è preoccupata per la diffusione di malattie come malaria, dengue e polmonite.
 
Mentre diminuisce il numero di pazienti trattati da MSF al Centro di Trattamento del Colera (CTC) di Port à Piment, il rischio colera è in aumento nelle aree colpite in modo minore dall’uragano. Dall’inizio dell’emergenza, MSF ha curato 190 casi sospetti di colera e sta fornendo supporto per la potabilizzazione dell’acqua e i servizi igienici ad altri CTC nell’area.
 
Tra i principali interventi di MSF ad Haiti ci sono le cliniche mobili, la fornitura di acqua e il trattamento del colera. Le équipe di MSF hanno finora effettuato oltre 1614 visite mediche, riscontrando patologie come gastrite, diarrea, ferite infette, infezioni urinarie e fratture, e hanno ricoverato 190 casi sospetti di colera. Hanno distribuito 500.000 tavolette per la potabilizzazione dell’acqua e installato 10 serbatoi contenenti 15.000 litri di acqua potabile. Sono state spedite almeno 50 tonnellate di materiale a Jérémie, Nippes e Port à Piment, e noleggiati due elicotteri e tre asini per il trasporto. All’emergenza stanno lavorando 84 membri dello staff internazionale
 
Secondo le stime delle autorità nazionali, oltre 2.000.000 di persone sono state colpite dall’uragano Matthew, 175.000 persone sono sfollate e 1.400.000 persone hanno bisogno di aiuto. Sono morte almeno 546 persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono stati danneggiati o parzialmente distrutti 23 centri sanitari.
 

Le storie dei pazienti a Lopineau

Lopineau, un villaggio sulle montagne vicino a Jérémie, è una delle molte comunità isolate pesantemente danneggiate dall’uragano Matthew. Il villaggio, costituito da piccole case al centro di una valle rocciosa e circondato da grandi alberi di banano, è oggi ricoperto da tronchi abbattuti dalla furia dell’uragano e da detriti provocati dalla caduta degli alberi che si trovano a lato delle strade. Della chiesa che sorgeva un tempo in questo villaggio rimane solo una facciata colorata di mattoni. Durante l’uragano, molti residenti hanno raggiunto il centro sanitario in muratura e tuttora il centro viene usato per effettuare visite mediche.

Annette Beloni, 80 anni, e Givro Beloni, 15 anni (nonna e nipote)  

“Mia madre e mio figlio erano entrambi nella nostra casa quando l’uragano ci ha colpiti, mentre io ero in un altro villaggio” dice Liselle, figlia di Annette. “Il forte vento ha sollevato una parte del tetto di metallo che copre la nostra casa ed è caduto su di loro. Riuscivano a stento a muoversi e la stanza si è riempita d’acqua. Quando la tempesta è finita, mi sono affrettata a rientrare e ho trovato casa nostra distrutta e mia madre e mio figlio feriti. Entrambi avevano ferite aperte sui piedi e sulla testa. Le infermiere del centro medico erano andate a Jérémie per trovare rifugio, quindi mia madre non ha potuto far altro che bendare le sue ferite con l’aiuto di una persona del villaggio, che ha cucito anche la ferita sulla testa di mio figlio.

Mio figlio soffriva e io non potevo nemmeno dargli abbastanza da mangiare. Anche mia madre soffriva a causa del pus che aveva infettato la sua ferita alla caviglia. Non riusciva a camminare e a stento riusciva a masticare. Non c’era modo di portarla in ospedale nelle condizioni in cui versava. Appena ho sentito di una clinica nelle vicinanze li ho immediatamente portati lì.

C’era un pozzo nel villaggio ma è stato danneggiato dall’uragano e ricoperto di rami, pezzi di roccia e lamiere. Più lontano c’è una sorgente, ma la caduta degli alberi ha bloccato l’accesso. Al momento è molto difficile trovare acqua potabile.”

Le ferite di Givro e di Annette sono state medicate, Annette ha ricevuto un vaccino contro il Tetano poiché non risultava ancora vaccinata. Il team mobile di MSF torna regolarmente a Lopineau per controllare i pazienti già visitati.

Marie Lekse e sua figlia Rosminalda, 22 mesi

“Eravamo in quattro dentro casa quando l’uragano è arrivato: io, mio marito e i nostri due figli. Non so con precisione quanto tempo sia passato, ma a un certo punto un albero è caduto sulla casa. La nostra casa era costruita in pietra, ma il tetto era molto vecchio. Pezzi di metallo e di pietra cominciavano a cadere. Io e mio marito abbiamo preso i nostri figli e ci siamo di corsa rifugiati in cucina, ma anche questa parte della casa era parzialmente crollata a causa della caduta degli alberi. Siamo usciti fuori e abbiamo visto che anche i vicini avevano abbandonato la loro casa. Il loro tetto era crollato del tutto.

Non sapevamo più dove andare e la tempesta era troppo forte per camminare. Quindi siamo rimasti sotto la pioggia incessante stringendoci intorno alle mura della casa rimaste in piedi. A un certo punto un pezzo di metallo è volato e ha colpito mia figlia e la nostra vicina.

Il giorno dopo, non c’era nessuno al centro medico per curare le ferite riportate da mia figlia e non avevamo i mezzi per andare a Jérémie dove avrebbero potuto soccorrerla. Sono molto contenta che oggi lei sia stata medicata. Hanno pulito e bendato la ferita e tra tre giorni torneremo per farle fare un nuovo bendaggio.”  

È possibile sostenere l’azione di MSF per Haiti su www.msf.it/haiti

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