3 Marzo 2016

Nel campo di Idomeni, al confine con la Macedonia, sono bloccate più di 11.000 persone e solo a circa 100 persone al giorno è permesso di passare. MSF sta attualmente spendendo 50.000 euro al giorno per fornire ripari, sacchi a pelo, tende e assistenza di base.

Il 29 febbraio una protesta è degenerata rapidamente quando la polizia macedone ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni sui rifugiati: i nostri team hanno trattato 22 casi, inclusi nove bambini, affetti da problemi respiratori. C'erano anche sette persone ferite dal filo spinato, inclusi tre bambini.

Le persone sono ansiose e stressate perché hanno visto l'attuazione di restrizioni inaspettate contro gli afghani e vogliono attraversare il confine prima che sia troppo tardi per loro. 

Questa tensione al confine è il risultato di strategie irresponsabili messe in atto da pochi stati europei e balcanici per arginare il flusso di persone che cerca protezione in Europa, ad ogni costo, senza alcuna considerazione per le loro esigenze umanitarie e di protezione.

Gli effetti prevedibili di queste restrizioni, di cui siamo testimoni adesso a Idomeni, sono un maggiore caos e ulteriore sofferenza per gli uomini, donne e bambini che hanno già vissuto la guerra e  affrontato viaggi molto pericolosi in cerca di sicurezza.

La testimonianza della nostra infermiera Daniela

"Sono davvero senza parole, indignata e molto triste! Siamo in Europa e le persone sono costrette a fare un viaggio così faticoso, lungo, costoso e pericoloso. Non che quando succede in altre parti del mondo sia meno rilevante, ma in Europa sembra tutto più terribilmente inaccettabile". Leggi il blog>> 

Il dramma delle famiglie nel campo di Idomeni

Oggi, in un campo di transito che ha la capacità di ospitare 1500 persone, ce ne sono più di 11.000 stipate in trappola senza informazioni, in un mix di ansia e delusione. Tra quelli bloccati al gelo del campo di Idomeni, molte sono famiglie. Leggi la news>>

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