14 Aprile 2017

I combattimenti a Mosul continuano e le conseguenze mediche e umanitarie per la popolazione sono devastanti. Nel nostro ospedale traumatologico a Mosul sud, abbiamo ricevuto in poco più di un mese e mezzo oltre 1.400 pazienti, per la maggior parte feriti di guerra, di cui la metà sono donne e bambini sotto i 15 anni. Negli ultimi tempi la situazione è più calma, ma continuano ad arrivare 20-30 persone ogni giorno. 

“Sono abituato a lavorare in contesti di guerra, ma il conflitto urbano che in questo momento sta distruggendo Mosul ovest resterà per sempre nelle mie emozioni” ha detto Loris De Filippi, presidente di MSF da poco rientrato da Mosul dove era coordinatore dell’emergenza. “Delle volte arrivavano nel nostro ospedale moltissime persone, anche 30-40 feriti, nello stesso momento. Delle volte arrivavano i cadaveri degli attacchi suicida o dei bombardamenti. È stato molto complesso ma siamo riusciti a portare le nostre strutture sanitarie il più vicino possibile al conflitto.”

Il pronto soccorso di MSF a Mosul funziona 24 ore al giorno per fornire cure mediche salvavita d’emergenza. Il flusso dei pazienti è costante e ognuno di loro porta storie terribili. Intere famiglie uccise. Un padre e suo figlio intrappolati per giorni sotto le macerie della loro casa dopo un attacco aereo. Un bambino colpito da un cecchino e curato in casa per giorni prima di poter raggiungere, ormai paralizzato, l’ospedale. Un neonato ferito da una pallottola. Un ragazzo di 21 anni malnutrito colpito alla testa dal calcio di un fucile. Un uomo morto per le ferite mentre cercava di proteggere il suo bambino dalle esplosioni. Per ognuno di questi casi ce ne sono centinaia altrettanto gravi.

“I pazienti che trattiamo sono quelli ‘fortunati’, che riescono a raggiungere le strutture sanitarie” ricorda De Filippi di MSF. “Una mattina è arrivato un bambino vittima di un’esplosione, in coma. L’abbiamo rianimato per trenta minuti, ma non ci siamo riusciti e l’emozione è stata forte per tutta l’équipe. Il tempo di riprenderci e 30 feriti sono arrivati uno dopo l’altro nel nostro pronto soccorso.”

Le persone vengono colpite durante gli scontri quando le linee del fronte raggiungono i loro quartieri o mentre cercano di fuggire. Nelle aree controllate dallo Stato Islamico a volte passano giorni prima che i feriti possano raggiungere le strutture sanitarie di Mosul sud. Tante sono anche le persone ferite da mine e residui bellici rimasti sul campo. I bambini giocano con gli ordigni, che esplodono nelle loro mani.

“È una guerra urbana ad alta intensità scagliata contro una popolazione in trappola. Il nostro ospedale è circondato da case distrutte. Tutti sono a rischio” conclude De Filippi. “A parte le ferite, lo stato in cui arrivano i pazienti è allarmante. Molti di loro vivono sotto assedio da mesi, non mangiano da giorni, sono spaventati e frastornati. Arrivano a piedi, coperti di fango, dopo aver attraversato di notte le linee del fronte. E ora vediamo anche bambini malnutriti che hanno bisogno di cure specifiche.”

Dall’inizio del conflitto a Mosul, MSF ha rafforzato la propria presenza nel governatorato di Ninewa per fornire servizi di emergenza, chirurgia, stabilizzazione dei pazienti, cure materno-infantili e, da marzo, trattamenti nutrizionali per bambini malnutriti. Le équipe di MSF lavorano in ospedali e strutture sanitarie specializzate a Mosul est e Mosul ovest, e in villaggi alla periferia della città. Inoltre MSF fornisce cure mediche e psicologiche nei campi che radunano le persone fuggite dalla città.

I progetti di MSF in Iraq

Le équipe di MSF a Mosul e dintorni hanno curato oltre 2.000 pazienti negli ultimi due mesi. A Mosul sud MSF gestisce un ospedale traumatologico da campo con pronto soccorso, due sale operatorie, un reparto di terapia intensiva e un reparto degenza. A Mosul est MSF lavora in un ospedale dove gestisce il pronto soccorso, la sala operatoria, il reparto degenza e la maternità, dove nascono 35-40 bambini a settimana. Sempre a Mosul est MSF ha aperto una struttura dedicata alla maternità con 15 posti letto e un pronto soccorso nell’ospedale di Al Taheel.

A Qayyarah, 60 km a sud da Mosul, MSF ha avviato un ospedale da 32 posti letto per cure chirurgiche e d’emergenza, che tratta in media 1152 pazienti al mese, tra cui molti provenienti da Mosul ovest perché gli ospedali da campo sono stracolmi. A marzo hanno iniziato ad arrivare anche bambini severamente malnutriti, per i quali è stato aperto un centro di nutrizione terapeutica intensiva che accoglierà anche sfollati provenienti dai campi di Hammam al-Alil e Qayyarah.

Negli ultimi mesi le équipe di MSF hanno raggiunto anche le persone in fuga da Mosul. Cliniche mobili forniscono cure mediche di base, psicologiche o per malattie croniche nei campi di Hasansham, Khazer and Chamakor a ovest di Erbil, o in campi meno recenti come quello di Debaga. A gennaio e febbraio, MSF nei campi ha fornito oltre 4.800 consultazioni.

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