14 Ottobre 2016
I bambini di Aleppo Est stanno pagando il prezzo degli attacchi indiscriminati da parte delle forze siriane e russe. Almeno 231 bambini sono rimasti feriti e 114 sono morti sotto i bombardamenti solo nelle ultime tre settimane. Inoltre, i bambini non possono ricevere le vaccinazioni essenziali e le malattie trasmesse dall’acqua, secondo i rapporti, sono in crescita. Questo il monito di oggi di MSF.
 
Secondo i dati forniti dalla Direzione della Sanità, dalla ripresa della campagna di bombardamento aereo il 23 settembre, dopo il breve cessate il fuoco, sono stati feriti in media 17 bambini al giorno. Questa cifra, però, non tiene conto delle vittime registrate nelle ultime 48 ore in cui la campagna di bombardamento si è intensificata. Tra l’inizio della guerra in Siria nel 2011 e il mese di aprile di quest’anno, la Direzione della Sanità ha registrato il decesso di 5.200 bambini ad Aleppo.
 
“La comunità internazionale è diventata immune alle immagini dei bambini morti estratti dalle macerie degli edifici distrutti dalle bombe. Succede ogni giorno. Tutti gli spazi civili sono stati colpiti; le scuole sono state danneggiate. La realtà è che i bambini muoiono ogni giorno in quella che è ormai una trappola mortale” dichiara Carlos Francisco, capo missione di MSF in Siria.
 
Gli ospedali riferiscono che, poiché i pazienti hanno difficoltà ad accedere alle strutture mediche, alcune persone con ferite facilmente curabili sviluppano complicazioni o raggiungono le strutture troppo tardi a causa dell’imprevedibilità degli attacchi e questo può essere fatale. I bambini sono particolarmente vulnerabili.
“In seguito ai bombardamenti aerei e all’assedio di Aleppo Est, un gran numero di bambini ha perso i propri genitori. Alcuni sono stati gravemente feriti e resteranno disabili per il resto della loro vita. Altri sono traumatizzati. Quelle che stiamo vedendo sono conseguenze che si porteranno dietro negli anni a venire”, racconta Pablo Marco, responsabile delle operazioni di MSF in Medio Oriente.
 
I bambini sono in pericolo di vita non soltanto a causa dei bombardamenti aerei, ma anche perché i programmi di cure pediatriche essenziali sono stati interrotti o limitati.
 
“In precedenza, ad Aleppo Est venivano eseguite campagne di vaccinazione porta a porta contro la poliomielite e vi erano vasti programmi vaccinali, ma ciò non è più possibile dal momento che i vaccini e le forniture logistiche non possono raggiungere la zona”, spiega il dottor Hassan Nerabani della Direzione della Sanità di Aleppo. “Il numero di équipe mediche che stanno lavorando ad Aleppo Est è insufficiente. Sono sovrastati dall’enorme numero di feriti di guerra e la loro priorità è salvare vite umane. Molti programmi pediatrici sono stati sospesi”.
 
A causa della scarsità di fonti d’acqua, gli ospedali riferiscono di bambini affetti da diarrea e disidratazione. Alcuni distributori d’acqua sono stati colpiti dai bombardamenti aerei e anche la benzina necessaria per farli funzionare sta terminando. “Vediamo molti bambini con l’epatite A per via della mancanza di acqua potabile. Inoltre, a causa della mancanza di cibo e latte, si stanno verificando alcuni casi di malnutrizione severa”, prosegue il dottor Nerabani.
 
Anche l’istruzione ha risentito dell’assedio. Secondo i dati raccolti dalle autorità locali, da quando la scuola è ricominciata a settembre almeno sette delle 100 scuole rimaste ad Aleppo est sono state colpite dalle bombe, una di queste due volte, e un insegnate è stato ucciso. “Le famiglie hanno paura a mandare i propri figli a scuola” dichiara Mohammed Bakir del comitato dei docenti di Aleppo Est.
 
“Tutte le parti in conflitto devono garantire il passaggio libero e sicuro al personale medico e umanitario, e la tempestiva evacuazione dei malati e feriti gravi verso le zone in cui possano accedere a trattamenti medici specializzati e sentirsi al sicuro”, conclude Pablo Marco.
 
MSF supporta otto ospedali ad Aleppo est. Gestisce sei strutture mediche nel nord della Siria e supporta più di 150 centri di salute e ospedali in tutto il paese, molti dei quali in zone assediate. 
 

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