19 Aprile 2017

Nel nord est della Nigeria, violenza e instabilità continuano a forzare le persone ad abbandonare le proprie case e nuove ondate di sfollati stanno affluendo nelle località remote del Borno State. Allo stesso tempo, rifugiati nigeriani che avevano trovato sicurezza in Camerun vengono costretti al rimpatrio. Noi di MSF stiamo offrendo assistenza medico-umanitaria alle persone sfollate e alle comunità ospitanti nella regione.

 

Da gennaio più di 11.300 persone sono arrivate a Pulka, vicino al confine con il Camerun, facendo salire a 42.000 le persone in città. Un aumento pari a un terzo della popolazione, che sta mettendo ulteriore pressione sulle risorse destinate agli sfollati, già ridotte al minimo.

 

A Banki, un’altra località remota vicino al confine con il Camerun, MSF ha visto nigeriani che avevano trovato sicurezza in Camerun venire rimpatriati in Nigeria dai militari camerunensi, in diverse occasioni nel 2016 e nel 2017. “Abbiamo vissuto a Kolofata, in Camerun, per più di un anno e un giorno hanno semplicemente deciso di rispedire delle persone in Nigeria senza nessuna spiegazione. Non abbiamo chiesto di essere riportati nel nostro paese: ci hanno costretto”, racconta un rifugiato nigeriano a Banki. A Pulka alcuni pazienti hanno riferito a MSF che avevano lasciato il Camerun per paura di essere respinti con la forza.

 

Nell’isolata località di Rann, arrivano persone ogni giorno e la popolazione è aumentata di almeno 10.000 persone negli ultimi tre mesi. A Dikwa, nel Borno nord-orientale, sono stati registrati più di 2.000 nuovi sfollati nelle sole ultime due settimane di marzo.

 

“Praticamente ogni giorno ci sono grandi spostamenti di popolazione, causati dagli attacchi di Boko Haram, dalle operazioni militari e dal fatto che le persone vanno in cerca di cibo e servizi di base,” spiega Himedan Mohamed, capomissione  MSF in Nigeria.

 

Le persone che arrivano nelle città più grandi, Pulka, Rann o Dikwa, provengono in gran parte da aree inaccessibili alle organizzazioni umanitarie. Sono vulnerabili, spesso in precarie condizioni di salute e dipendono quasi interamente dagli aiuti. Non possono sostentarsi perché le limitazioni ai movimenti imposte dai militari rendono praticamente impossibili le attività agricole.

 

“Queste persone devono far fronte a necessità crescenti di ripari, cibo e acqua. Se questi bisogni non vengono gestiti e le persone continuano ad arrivare, la situazione peggiorerà ulteriormente in breve tempo” afferma Gabriel Sánchez, direttore delle operazioni di MSF in Nigeria.

 

Con l’eccezione di alcuni villaggi, la maggior parte delle aree rurali orientali del Borno State resta fuori dalla portata delle organizzazioni umanitarie a causa delle condizioni di sicurezza. Le agenzie di aiuti lavorano nella capitale Maiduguri e solo alcune di loro riescono a lavorare in modo continuativo nel Borno orientale, dove l’assistenza è maggiormente necessaria.

 

“Le persone non hanno nulla” dice Silas Adamou, capo progetto di MSF a Rann. “A Rann vivono con soli cinque litri di acqua al giorno e sono costrette a prenderne altra dalle pozzanghere.”

 

In Nigeria nord-orientale MSF fornisce cure mediche alle persone sfollate a causa della violenza, così come alle comunità ospitanti, da metà 2014. Attualmente MSF gestisce 12 strutture sanitarie in 8 località nel Borno (Maiduguri, Dikwa, Monguno, Damboa, Gwoza, Pulka, Ngala e Benisheikh) e fornisce regolarmente cure in altre quattro. Altrove nel paese, in località come Zamfara, Port Harcourt e Jahun, MSF continua a gestire progetti per la salute del bambino e per la salute sessuale e riproduttiva, e risponde a emergenze mediche come epidemie di meningite e morbillo. Nel secondo semestre del 2016, le équipe di MSF nel Borno hanno effettuato 175.877 consultazioni, vaccinato 146.650 bambini contro il morbillo, assistito 3.218 parti e distribuito cibo a 32.365 persone.

Notizie & Pubblicazioni correlate