31 Gennaio 2018

Dalla metà di dicembre scorso, gli intensi combattimenti nel nord della Siria, sia con attacchi aerei che con bombardamenti di terra, hanno costretto tantissime persone a spostarsi. Le violenze sono in aumento e sono concentrate nelle aree del nordest di Hama, Aleppo Sud e dei governatorati di Idlib. Tutto questo sta mettendo a dura prova una popolazione che ha già alle spalle quasi sette anni di guerra.

Decine di migliaia di famiglie sono scappate a nord attraverso il confine turco, dove stanno vivendo questo gelido inverno in tende sovraffollate o rifugi improvvisati. Abu Mustafa, 37 anni e padre di sei figli, è arrivato a Samada, un paese al confine con la Turchia in mezzo al nulla. Lui e altre venti famiglie hanno raccolto i soldi per affittare un piccolo pezzo di terreno per quasi 1.000 dollari al mese. “Non avevamo altra scelta. Ci serviva un posto dove dormire”, ha raccontato.

Sopravvivere al freddo

Le famiglie hanno costruito rifugi improvvisati usando barre di ferro come piloni, coprendoli con coperte e buste di plastica. Non ci sono pavimenti, non c’è nessuna protezione dal terreno sporco, spesso bagnato o ghiacciato. “Il freddo passa da tutte le parti”, aggiunge Abu.

Molte di queste famiglie hanno lasciato casa con poco o niente. Altri hanno portato i loro averi ammassati su camion o trattori, recuperando attrezzature agricole, elettrodomestici o altri oggetti di valore che avrebbero potuto poi vendere per sopravvivere. Stando alle testimonianze, alcuni villaggi sono praticamente rimasti abbandonati.

Intanto i campi rifugiati ufficiali sono cresciuti oltre le loro capacità, costringendo la maggior parte degli sfollati interni a trovare un rifugio nei 160 insediamenti improvvisati, disseminati su un’ampia area. Vivono in tende improvvisate, con tre o quattro famiglie in ognuna, e la maggioranza delle famiglie contano in media sei membri.

In questi campi non ufficiali c’è accesso limitato a protezione, igiene, nutrizione, acqua e cure mediche di base. Il tempo freddo e umido e i campi sovraffollati rischiano di peggiorare ancor di più le condizioni e in più molti attori umanitari stanno ridimensionando le loro operazioni in Siria.

Il dottor Mohammed Yaakoup, che lavora in una delle nostre cliniche mobili, ha visitato recentemente il campo di Al-Rahman, vicino al confine turco. Sono quarantaquattro le nuove famiglie sfollate arrivate recentemente al campo, dove vivevano già altri 70 nuclei familiari. La crescita incontrollata di persone sta seriamente mettendo in difficoltà le capacità del campo.

“La situazione medica è veramente difficile. Infezioni delle vie respiratorie sono molto comuni. Alcune delle famiglie hanno viaggiato per una settimana prima di arrivare qui, accampati ai lati della strada”, dichiara il dottor Yaakoup. “Molti pazienti con malattie croniche non hanno preso medicine per un mese. Abbiamo diversi casi di malati di diabete con pressione del sangue alta. I bambini non sono stati vaccinati per anni”, aggiunge. Il dottor Yaakoup garantisce circa 45 visite al giorno mentre un’ostetrica che fa parte della stessa equipe ne fa circa 15.

Le nostre équipe hanno anche distribuito beni per l’igiene e per l’inverno, con coperte e materassini gonfiabili. A oggi sono stati distribuiti kit a più di 1.000 famiglie. Stiamo fornendo ulteriore supporto, incluse le donazioni di forniture mediche per aumentare la capacità di alcune strutture sanitarie chiave e dei referenti per le emergenze nell’area. Stiamo anche supportando il servizio di ambulanze attraverso la fornitura di carburante e manutenzione.

Nelle prossime settimane, amplieremo il raggio d’azione del programma di vaccinazione, e ci coordineremo con le altre organizzazioni per continuare a fornire in modo efficiente la distribuzione di kit di soccorso a chi li necessita con urgenza.

“Uno degli accampamenti che abbiamo visitato è stato attaccato qualche giorno dopo. Le persone hanno dovuto spostarsi ancora”, dichiara Zuhair Kanjou, capo progetto di MSF per il nord della Siria. “I rifugi dove vivono non sono fatti per le persone. Si allagano con la pioggia e sono pieni di fango. La situazione è deprimente”, conclude.

Il nostro intervento in Siria

MSF interviene direttamente con cinque strutture sanitarie e tre cliniche mobili nel nord della Siria, ha partnership con altre cinque strutture e fornisce supporto a distanza a circa 50 strutture sanitarie nelle aree dove le équipe non possono essere direttamente presenti. Le attività di MSF in Siria non avvengono nelle aree controllate dall’ISIS, a causa della mancanza di garanzie di sicurezza e imparzialità. Inoltre MSF non può lavorare nelle aree controllate dal governo poiché la richiesta per il permesso non ha ricevuto una risposta positiva. Per garantire l’indipendenza dalle pressioni politiche, MSF non riceve finanziamenti dal governo per il suo lavoro in Siria. 

 

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