Donne e ragazze costrette a fuggire affrontano molti rischi sanitari e pericoli durante il loro viaggio. Semplicemente perché sono donne.

7 Marzo 2018

Mai come prima, sempre più donne e ragazze sono costrette a lasciare il proprio paese. Se ne contano circa 32 milioni in tutto il mondo.

Non sono diverse da qualsiasi altra donna: hanno bisogno di un posto sicuro dove partorire, di supporto in caso di violenze sessuali o per prendersi cura dei figli, di avere accesso a metodi contraccettivi. Ma essendo sfollate, le sfide che devono affrontare in questo senso sono sempre più difficili.

Per rispondere ai loro bisogni, abbiamo aumentato la nostra azione per incontrarle nel loro percorso, in posti come la Tanzania, il Bangladesh, la Grecia e molti altri.

Cure ostetriche: la storia di Gloria

Gloria è una rifugiata del Burundi che è riuscita a raggiungere la Tanzania mentre aspettava il suo terzo bambino. Nel campo di Nduta ha finalmente accesso a cure ostetriche di emergenza.

Tra gli sfollati sono molte le donne incinte dal momento in cui tante lasciano il proprio paese in età fertile: tra i 15 e i 45 anni. L’assenza di cure, però, pone loro e i loro figli in serio pericolo. Fuggire durante una gravidanza aumenta il rischio di aborti o parti prematuri. Nel campo di Nduta, così come in altri contesti, MSF gestisce una maternità per supportare donne e ragazze.

 

Dare alle donne la possibilità di scegliere: la storia di Fouzia

Circa il 40% delle gravidanze in tutto il mondo sono indesiderate e le donne sfollate sono tra le più a rischio. La fuga compromette, infatti, la possibilità di seguire terapie contraccettive. Avere accesso ai contraccettivi può invece essere una possibilità per proteggere la propria salute.

Senza, molte donne vanno incontro a gravidanze quando sono troppo giovani, quando è troppo presto o in circostanze molto diverse da quelle che si sarebbero immaginate.

Fouzia è il coordinatore medico di MSF ad Atene dove, a settembre 2016, abbiamo aperto un centro per fornire cure mediche agli sfollati presenti in città o in transito. Nel centro forniamo anche servizi di salute riproduttiva.

 

Alleviare la sofferenza: la storia di Ruksana

Qualsiasi sia il luogo in cui incontriamo donne sfollate, ascoltiamo spesso storie di violenza, stupri e gravidanze indesiderate.

Ruksana, ostetrica, ha lavorato a Kutupalong, in Bangladesh, per sei anni. Dallo scorso agosto, la sua clinica ha visto un forte aumento di pazienti vittime di violenza sessuale tra i rifugiati Rohingya. La violenza sessuale è un'emergenza medica che richiede un trattamento entro tempi brevi per prevenire gravidanze indesiderate o possibili infezioni come l'HIV. Oltre alle cure mediche, è importante fornire supporto psicologico alle vittime per aiutare la resilienza e il recupero. Ma a causa di stigmatizzazione, vergogna o altri bisogni, molte donne potrebbero non cercare aiuto.

 

Sebbene molte donne sfollate restino invisibili, MSF sta seguendo il loro cammino, laddove possibile, per fornire assistenza medica. Forniamo anche alle donne che incontriamo conoscenze e strumenti per fare delle scelte consapevoli nella gestione della loro salute, mentre il loro incerto viaggio continua.